Orazio Rotunno
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Juventus Stadium, vergogna senza età: l’innocenza perduta dei bambini

Ma c'entra poco la Juventus, lo stadio e la fede di appartenenza: questa è l'Italia, la becera mentalità di un Paese sempre più deriso ed umiliato da se stesso

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Scontri fra tifosi in Bologna Hellas Verona

Esperimento fallito, un disastro totale: non poteva andare peggio l’iniziativa dei 13 mila bambini in sostituzione degli ultras, rei di cori discriminatori verso Napoli ed i suoi cittadini. Era l’ennesima occasione per rifarci, agli occhi di noi stessi e di chi ci guarda, è stata invece la messa in scena di uno spettacolo desolante e quanto mai realistico della società italiana, in particolar modo quella calcistica. Insulti all’arbitro, cori offensivi ad ogni rinvio del portiere avversario: questa non è la Juve, nemmeno i suoi tifosi: questa è l’Italia, uno stivale sempre più sporco e macchiato dagli orrori di una società alla deriva.

DISASTER MOVIE, I REGISTI SIAMO NOI – Le tifoserie rivali coglieranno la palla al balzo per innalzarsi agli occhi di chi ha anche tra i bambini gente capace di insultare ed offendere in uno stadio, come quegli ultras di cui prendevano ieri il posto. Ma l’appartenenza e la fede non conto, perché anche senza la necessaria riprova, siamo certi di affermare che l’orrore al quale abbiamo assistito ieri si sarebbe potuto verificare in ogni angolo d’Italia, in ogni settore, in ogni stadio e di qualsiasi squadra, a prescindere dalla categoria. E’la legge del più forte, la corsa all’emulazione, del bullismo per apparire grandi: più semplicemente, è l’espressione emblematica dell’ignoranza di questo Paese fanatico e malato di pallone. Dove l’avversario è un nemico, l’arbitro un corrotto, il tifoso opposto da abbattere. Dove sostenere la propria squadra è l’ultimo degli obiettivi, prima viene l’affermazione della propria razza come superiore, di se stessi quali veri padroni della società, di una libertà come possibilità di esprimersi all’interno di una confusione dei ruoli che nella loro mente ha un fine ben preciso: decidere, influenzare, comandare. In Italia si cresce con questa becera mentalità, sin da piccoli: tredici mila bambini ieri lo hanno dimostrato con pesanti insulti agli arbitri e cori offensivi da ultras ad ogni rinvio del portiere avversario. Ma è falso stupore, quello che oggi pervade i cronisti e spettatori dell’evento: a quella età, tramite telegiornali e video diffusi sui nuovi social, ci hanno abituato a molto peggio. L’escamotage della Juventus non ha funzionato, perché era chiara l’intenzione di “usare” i teneri ed “innocenti” bimbi per colmare il pesante vuoto lasciato dai tifosi più “maturi”.

Come in tutte le cose, c’è un problema alla radice, che esula dal mondo del calcio: parte da chi ci governa e non fa nulla per farlo. In Inghilterra hanno in pochi anni abbattuto un nemico ben più grande: oggi sono l’esempio migliore di come vivere il calcio prima, durante e dopo un match. Ma nel Paese dei segreti di stato che ammazzano migliaia di persone per tumore, del no a prescindere alle sperimentazioni sulle staminali per salvare i bambini da una morte certa, aspettarsi qualcosa per cambiare la mentalità di un tifoso e la vita dentro uno stadio è una folle utopia. 

Orazio Rotunno

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