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Arte&Cultura

Munch in mostra a Genova per i suoi 150 anni

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"La Madonna"
Edvard Munch

Una fotografia rappresentante l’artista

“Dal mio corpo in putrefazione cresceranno dei fiori e io sarò dentro di loro: questa è l’eternità”. Così Edvard Munch, importante precursore dell’arte espressionista, esprimeva il suo io.

CHI ERA MUNCH – Nato a LØten alla fine dell’ottocento, visse un’intera esistenza caratterizzata dal dolore e dall’angoscia: la morte prematura della madre e la scomparsa della sorella durante l’adolescenza influenzeranno la sua sensibilità, tanto da condizionare tutta la sua carriera artistica. Questo disagio esistenziale dà vita ad un uso di colori violenti e irreali, linee sinuose e continue, immagini deformate e logorate dal tormento interiore. Dopo la permanenza parigina, dove approfondì lo studio e la conoscenza dell’arte post-impressionista di Gauguin, Van Gogh e Degas, si trasferì a Berlino dove cominciò a farsi conoscere come artista. I problemi legati alla sua salute mentale e all’abuso di alcool lo portarono a farsi ricoverare a Copenaghen, in un centro specializzato in cure di malattie nervose.

GENOVA OMAGGIA MUNCH – Il capoluogo ligure, a 150 dalla sua nascita, decide di dedicare una retrospettiva al famoso autore dell’Urlo. Infatti, nel Palazzo Ducale di Genova, è possibile ripercorrere la vita artistica e personale di Edvard Munch. La Mostra comprende circa 80 opere, tra dipinti e incisioni, divisa in otto sessioni: dalle opere giovanili, passando per il suo periodo simbolista, fino ad arrivare alle ultime sale completamente dedicate all’universo femminile. Inoltre è possibile visitare una “mostra nella mostra”: Warhol after Munch. Sei serigrafie nelle quali si può ammirare l’influenza che il maestro esercitò sul Re della pop-art. Allestita da Marc Restellini, direttore della Pinacothèque de Paris, la mostra è stata inaugurata lo scorso sei Novembre e sarà possibile visitarla fino al 27 Aprile 2014. Solo 13 euro per poter ammirare la realtà profondamente rivestita da un senso angoscioso della morte: opere come “Le Madonne”, “VampiroII” e “The girl on the bridge” per vedere il mondo con gli occhi dell’artista.

Non è presente nella mostra l’opera più famosa e discussa dell’artista, L’Urlo, forse questo è un bene! Quale occasione migliore per poter conoscere la vera anima dell’artista lontano dagli stereotipi?

Antonio Lostia

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