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Esteri

Iran-Usa: accordo storico tra Rohani e Obama. Mai accaduto dal 1979

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Ginevra 24/11/2013

Trascorsi poco più di 5 mesi dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, Hassan Rohani ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale di un netto miglioramento dei rapporti con i paesi occidentali.

ACCORDO STORICO – Dopo un tentativo, non andato a buon fine, da parte del Presidente Obama nel perdurare del suo primo mandato, di tendere la mano alla allora esordiente primavera araba, oggi ha accolto molto positivamente il cambio di passo della politica iraniana. Ci troviamo ad osservare un evento storico, per la prima volta dal 1979 Iran e USA si siedono ad un tavolo per discutere e ancora più sorprendente il fatto che assieme abbiamo stipulato un accordo, a significare che, a seguito di un non facile processo di avvicinamento iniziato palesemente dal settembre scorso, stanno tracciando un percorso di intesa avallato da Europa, Russia e Cina.

IRAN-USA-UE A STRETTO CONTATTO – Come è potuta accadere in un così breve lasso di tempo una tale evoluzione dei rapporti? In realtà sono venute a maturazione una numerosa serie di condizioni e problematiche che gravano sull’Iran unitamente ad una capacità di collezionare successi diplomatici da parte dell’entourage presidenziale ed in particolare del ministro degli Esteri Zarif che ha operato a stretto contatto con il segretario di stato USA John Kerry e con Catherine Ashton in rappresentanza dell’Unione Europea.

DISOCCUPAZIONE IN IRAN – Le pesanti sanzioni imposte dalle risoluzioni ONU e le limitazioni commerciali di scambio unitamente ad una quasi integrale chiusura verso il mondo esterno, hanno portato l’Iran a vivere una condizione di fortissimo dissesto interno economico e sociale che ha colpito drammaticamente sia il ceto basso che la borghesia e i ceti medio alti, provocando il più alto tasso di disoccupazione mai registrato e un malcontento diffuso che non di rado è sfociato in movimenti di piazza non di rado sedati con violenza e arresti.

DIMEZZATA LA PRODUZIONE DI GREGGIO – Ad esser la più bassa di sempre è altresì risultata la produzione di greggio dimezzata rispetto al livello medio, oltre alla operatività interna ed esterna del sistema bancario frenato dalle limitazioni poste dall’esterno. Tutto ciò ha portato ad una inflazione a doppio zero ed una conseguente svalutazione della valuta locale che ha indotto il governo a prevedere un triplo tasso di interesse interno, minimo per i beni di prima necessità e massimo per quelli “superflui”. Anche la Guida Khamenei ha dovuto riconsiderare il mantra storico di “morte agli USA” avallando pubblicamente la politica distensiva ma ferma del neoeletto Rohani, che nonostante ciò si trova a lottare con una fortissima ala conservatrice costituita dall’Irgc (Iran’s Revolutionary Guard Corps) e dai fedeli dell’ex-presidente.

USA e Iran: accordo storico tra Obama e Rohani

USA e Iran: accordo storico tra Obama e Rohani

ROHANI NON VISTO DI BUON OCCHIO NEL MEDIORIENTE – Nello scacchiere mediorientale ci sono paesi amici e fortemente interconnessi con gli USA e l’Europa, ma con una forte componente sociale e “politica” islamica, come Arabia Saudita e Kuwait, realtà che non vedono di buon occhio l’attivismo di Rohani, temendo che riesca a portare l’Occidente verso un negoziato ed il conseguente sblocco delle sanzioni che lo affliggono da cui una ripresa della produzione di greggio a livelli elevati che li danneggerebbe. Tenendo altresì in considerazione l’aspirazione iraniana di produzione di energia elettrica attraverso le centrali nucleari di fatto una cospicua fetta del fabbisogno interno di idrocarburi sarebbe destinato all’esportazione, e c’è da ricordare che il greggio iraniano è di primissima qualità ovvero richiede processi di lavorazione meno raffinati rispetto a quello saudita.

PUTIN “INDEBOLISCE” OBAMA – Il ruolo diplomatico giocato dall’Iran con la Russia (e con la Cina) è stato sorprendentemente efficace per indurre Stati Uniti e Francia a sedersi al tavolo delle trattative mostrando maggiore apertura alle necessità iraniane. Il ruolo giocato prima con il supporto di cybersecurity (vedi virus Flame), poi con la fornitura dei missili SA300 e la costruzione di una seconda centrale nucleare a Bushehr ha fatto del presidente Putin una star dei negoziati indebolendo la figura di Obama.

Iran-Israele: tutt'altro che amici

Iran-Israele: tutt’altro che amici

ISRAELE ARCINEMICO IRANIANO – L’assunto di potenza regionale egemone che è stato a lungo ricercato dall’Iran, soprattutto attraverso la minaccia diretta verso l’arcinemico Israele, che ha raggiunto l’apice durante il mandato presidenziale di Armadi-Nejad supportato dalla Guida Khamenei, attraverso questo storico trattato ha assunto un aspetto ben più complesso. Benyamin Netanyahu ha dichiarato che “l’accordo rappresenta un errore tragico e che il mondo è oggi più pericoloso”, prontamente il presidente Rohani ha ribadito che l’Iran non si doterà mai di armi atomiche e ha invitato Israele ad unirsi al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, elencando l’arsenale che detiene  per poi rinunciarvi. Le armi atomiche devono esser in possesso di tutti o di nessuno, diversamente l’Israele rimarrebbe l’unica vera minaccia alla stabilità mediorientale.

L’immediata possibilità di recuperare oltre 7 miliardi di dollari attraverso la temporanea riduzione delle sanzioni da cui la possibilità di rivitalizzare l’economia interna ripristinando lo stato sociale e il ribaltamento della posizione di Israele da vittima a potenziale carnefice sono state grandi conquiste che Teheran ha incassato, forse anche più del riconoscimento allo sviluppo dell’energia nucleare per scopi civili e dell’auto arricchimento di materiale combustibile entro limiti fissati.

Marco Recchia

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