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Balotelli, Why always me? Due anni dopo, una domanda e tante risposte

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Balotelli del Milan con la celebre maglietta "Why Always Me?" indossata ai tempi del City
L'agente di Ibrahimovic, Mino Raiola

L’agente di Balotelli, Mino Raiola

Caro Mario, se la tua domanda due anni fa suscitava ilarità, raccogliendo anche solidarietà fra qualche buono d’animo che vedeva in te solo una “povera vittima“, oggi non può che suonare come una richiesta  retorica dalla risposta scontata. Anzi, dalle molteplici risposte ritrovabili in anni di assurde simulazioni, uscite fuori luogo, megalomanie bizzarre ed atteggiamenti presuntuosi, spocchiosi ed arroganti. Quando si raggiunge il successo, ci si dimentica quasi sempre da dove si arriva, delle proprie origini: di quanto sia sognato da tutti e raggiunto da pochi. Si fa presto a non trattare più “gli altri” quale “gente come te“, anzi di più: perché senza il contorno, fatto di passione e tifosi, nessuno si sentirebbe in diritto di innalzarsi a Dio sceso in terra. 

MARIO, ECCO PERCHE’ SEMPRE TE – A pensar male si fa peccato, ma certe volte si azzecca...”, parafrasando qualcuno più importante di noi. E ad immaginare la solita diabolica orchestra di Mino Raiola dietro le ultime “balotellate” non andremmo molto lontano, forse. E se le ultime uscite infelici dentro e fuori dal campo, le scarse prestazioni, un malumore crescente, fossero un prepararsi il terreno per un nuovo addio? Se Mario avesse capito che sarebbe meglio lasciare una barca sull’orlo dell’abisso, che per un bel po’ rischia di non portare in dote nuovi trofei? Siamo i soliti malpensanti, è semplicemente un periodo no e non è detto che non vi sia due senza tre. Che quanto appena ipotizzato sia già accaduto, con le stesse modalità, con Inter e City non vuol dire nulla: Balotelli è maturato, il suo agente è cambiato ed il Milan è la squadra per cui fa il tifo, dunque i sentimenti oltre gli interessi e capricci personali. Ma dimenticandoci per un attimo di essere entrati nel periodo pre-natalizio, spegnendo le luci di albero e presepe ed accendendo quelle del nostro cervello, ci troviamo dinnanzi a ben altre riflessioni. Due rigori di fila sbagliati, anche piuttosto malamente l’ultimo, per uno che ne aveva messi dentro 21 di fila, non vanno ridotti ad una mera coincidenza: così come i tre soli gol su azione in 15 partite stagionali, roba da uno qualunque. E certi che non sia il caso suo, perché tutto si dica meno che Balotelli sia sopravvalutato e non sia potenzialmente tra i più forti al mondo, allora perché? Dubitiamo viva una vita complicata sul piano privato, o che sia scontento dell’acconciatura della sua Fanny, è forse più probabile che Balotelli cominci ad essere vittima di se stesso, di un personaggio creatosi negli anni a suon di simulazioni ridicole, reazioni rabbiose in campo, eccessi fuori dal prato verde e comportamenti che sempre più lo fanno “odiare” non solo dai non milanisti. Ed in tutto questo, l’ipotesi iniziale prende sempre più corpo: ma esiste una società in Europa pronta ad investire su di lui? L’ultimo tweet alle 6 di mattina, con conseguente ritardo all’allenamento, non sono casuali: non per mano di chi non fa mai nulla per niente.

Non sappiamo ad oggi quale sia il referente, ma un consiglio alla dirigenza rossonera sorge spontaneo: tra lui ed El Shaarawy, nonostante la crisi d’identità del faraone, non vi sarebbero dubbi su chi vendere.

Orazio Rotunno

SPORTS AGENCY SC24

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