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Il pagellone del Giro d’Italia: promossi e bocciati della scalata alla maglia rosa

Il pagellone del Giro d’Italia: promossi e bocciati della scalata alla maglia rosa
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MILANO, 28 MAGGIO – Non importa quanto sia stato emozionante, quanto tu l’abbia seguito o quanto tu l’abbia snobbato, non importano la urla di felicità nè gli sbadigli di sonnolenza: quando la corsa rosa si spegne con essa svanisce un pezzo di quello spirito infantile che ancora ci resta appiccicato addosso come un post-it che ci ricorda, sempre, da dove veniamo.  Il ciclismo è una passione ancestrale, trafigge le anime, le mette di fronte alla sofferenza, al fascino del vero impegno, alla straordinaria emozione di arrivare in cima alla montagna per potersi poi lanciare in discesa, per potersi gettare in una nuova avventura. Per questi motivi il pubblico del ciclismo è profondamente emotivo e percepisce come un attacco alla propria passione vedere corridori senza mordente e senza fuoco negli occhi. Questo Giro d’Italia ha visto sì corridori stravolti dalla fatica, ma non è riuscito ad attrarre tifosi ed appassionati perchè guidato da super-favoriti troppo spesso fermi, più attenti alle tattiche che a strappare il proprio cuore e gettarlo sulla strada. Le nostre pagelle rispecchieranno proprio questa sensazione emotiva per ribadire nuovamente ed ad alta voce che se non ci fosse la passione di noi tifosi questo sport non esisterebbe.

KEISEN OLIVER (683)/ KEIZER MARTIJN (656)/ MINGUEZ MIGUEL (475)/ RABOTTINI  MATTEO (437)/ BOARO DANIELE (424)/ AMADOR ANDREY (422)/ DE MARCHI ALESSANDRO (392): quelli tra parentesi non sono i numeri di pettorina di questi corridori, bensì i loro chilometri vissuti in testa, fuori dal gruppo a prendere caldo, freddo, pioggia o vento, sempre lì davanti, perennemente in fuga. Questi sono i ragazzi che, quando la diretta partiva, ti costringevano a dire stupito: “ma come, sono ancora lì?ma se erano ieri in fuga!”. Sono i corridori più coraggiosi e contemporaneamente i più stanchi di tutti. Sono quelli che consapevoli che 9 volte su 10 verranno riacciuffati dal gruppo a qualche manciata di chilometri dal traguardo di una vita, se ne fregano e ci provano lo stesso trasportati dal sogno di smettere, un giorno o l’altro, di essere solamente “quei poveretti in fuga”. VOTO 10.

THOMAS DE GENDT: Non un campione, nemmeno mai un fenomeno, ma questo onesto 26enne belga che fino ad oggi si era distinto per un paio di tappe alla Parigi-Nizza e un sesto posto sull’ Alpe d’Huez al Tour del 2011 ha espresso appieno il significato di quella che per noi è la passione del ciclismo. Non è in questa classifica nè per essere un discreto scalatore nè perchè un buon cronoman, ma poichè ha insegnato a tutti gli uomini di classifica che per cercare di vincere ci vuole coraggio, un coraggio che il belga ha dimostrato di poter vendere. Con un’azione straordinaria si è preso la tappa più bella e difficile, attaccando sul Mortirolo e sognando per una mezzoretta la maglia rosa. La sua vittoria finale sarebbe stato uno spot eccezionale per questo ciclismo invischiato in radioline e tatticismi: in sella ad una bici testa, cuore e gambe devono contare e conteranno sempre più delle ammiraglie al seguito. VOTO 9

RYDER HESJEDAL: C’è poco da dire, il Canadese ha vinto con pieno merito quest’edizione del Giro d’Italia dimostrandosi il migliore del lotto in salita e solidissimo contro il tempo e risultando in fin dai conti l’unico ad aver fatto qualcosa di positivo -se si esclude scattare a -2 dall’arrivo- nel silenzioso andar compatti del gruppo dei migliori. Certo non si può nemmeno negare che un pensiero è abbastanza ricorrente e condiviso: il Giro d’Italia ha avuto decisamente padronio di ben altro livello. VOTO 8/9

VELOCISTI E VOLATE: Non ci giriamo attorno, in questo Giro si fatica a capire da dove siano arrivate le emozioni più travolgenti: sarà il fascino delle sfide al campione del mondo, saranno le gambe appesantite degli scalatori, ma Cavendish e compagni hanno decisamente lasciato un segno importante in queste 3 settimane di corsa rosa. Segnamoci poi questo nome: Andrea Guardini, se riuscirà a smettere di staccarsi ad ogni cavalcavia, rimetterà spesso la sua ruota davanti a quella del campione dell’isola di Man. VOTO 8+

URAN E HENAO: 25 anni ciascuno, 7° e 9° in generale, 1° e 2° nella speciale classifica under 25 con 8 minuti sul 3°. Questi 2 giovani colombiani della Sky hanno tutte le carte in regola per combattere nei prossimi anni per qualsiasi traguardo, a patto che la strada salga e salga in maniera quasi insopportabile per tutti gli altri. VOTO 8

JOAQUIM RODRIGUEZ: Degli uomini che tutti si aspettavano alla vigilia di questo giro Purito è l’unico che meriti la sufficienza. Le due tappe vinte impreziosiscono il suo Giro, ma appare chiaro il suo limite: quando il gioco si fa duro Joaquim sente drammaticamente le forze svanire: se avesse attaccato il canadese in salita un po’ prima dei solit 2 chilometri dal traguardo, forse il giro non l’avrebbe perso a a cronometro. E non è poi così assurdo pensare che fosse meglio perderlo sul Mortirolo con onore questo Giro piuttosto a Milano contro il tempo. VOTO 7+

DOMENICO POZZOVIVO: Una bellissima vittoria a Lago Laceno con una delle azioni più spettacolari di questo giro. Sempre con migliori senza mai trovare però la gamba giusta per poter competere sulle 3 settimane. Lo sgretolamento delle speranze nate dopo la vittoria non può però invalidare un ottimo Giro d’Italia concluso con il 9° posto nella generale. VOTO 7

ROMAN KREUZIGER: Sembra strano trovare per primo fra i grandi sconfitti del Giro proprio il ceco dell’Astana che, dopo aver dichiarato pubblicamente di mirare al 3° posto, ha chiuso 15° a 19 minuti da Hesjedal, ma il giovane corridore cresciuto nella Liquigas merita secondo noi tutto il rispetto che si deve al crollo, alla crisi più totale che porta uno dei migliori corridori in circolazione a fermarsi e prendere 12′ sul passo Giau. Non si può condannare un ragazzo che due giorni dopo scatta appena la strada comincia a salire e va a conquistarsi Pampeago, schiaffeggiando moralmente quella fatica che ha distrutto i suoi sogni di gloria. VOTO 5

MICHELE SCARPONI: Un paio di scatti, un recupero in discesa dopo i crampi sul passo Giau e poco altro. Delusione totale: mancano gambe, coraggio e anche analisi tattica. VOTO 4

IVAN BASSO E LIQUIGAS: Col senno di poi, un suicidio tattico perpetrato per 3 settimane. Un Giro condotto perennemente nelle vesti di Leader della corsa e un quinto posto finale a quasi 4 minuti. Hanno sostanzialmente trainato il gruppo in pianura e montagna lungo tutta la penisola per poi spegnersi dalla fatica sulle montagne. Un lavoro infinito per i vari Capecchi, Agnoli e Caruso -meritevoli, come d’altronde sempre i compagni del varesino, di un 10 pieno- e una gamba che non c’è mai stata per il capitano Ivan e il luogotenente Sylvester Szmyd. Un giro così negativo era difficile da immaginare anche nel peggiore dei loro incubi. VOTO 3

DAMIANO CUNEGO E LAMPRE: Incomprensibili. Questa è la parola giusta per descrivere il Giro del veronese e della sua squadra: partito dalla Danimarca con la missione di sostenere il capitano Michele Scarponi sembrava in accordo con l’ammiraglia per danneggiare nella maniera più terribile possibile il proprio capitano. Il vincitore del Giro 2011 è stato lasciato sempre solo – ottimo Ulissi finchè la salita non diventava troppo difficile per le sue forze- ed in balia degli eventi, incapace di gestire anche solo un momento della corsa. Cunego lanciato per ben 3 volte in avanscoperta alla ricerca della gloria personale ha rappresentato uno spettacolo indecoroso: il capitano avrebbe avuto un gran bisogno di un compagno di squadra che lo sostenesse e lo aiutasse a lavorare ai fianchi gli avversari, per primo l’inossidabile canadese. Risultato: 0 vittorie ed un 4° e 6° posto in generale, che tradotto si può approssimare tranquillamente al nulla più assoluto. Il giorno in rosa del giovane talentuoso Malori è una goccia in un oceano di delusioni. VOTO 2

SPETTACOLO: Il fatto che si debbano esaltare volate e fughe da lontano rivela quella che è la triste verità di questo Giro d’Italia: noioso e, per largo tratto, soporifero anche nelle tappe di media difficoltà. Il pubblico chiede spettacolo e gli organizzatori farebbero bene a trovare rimedio: nell’epoca della televisione dalle mille possibilità, cambiare canale è veramente un attimo. VOTO 1

A cura di ANGELO CHILLA

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