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Cinema

Scarlett Johansson: premiata a Roma la sua voce da Cinema

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Scarlett Johansson, 29 anni ieri, nasce a New York da padre danese e madre ebrea. Inizia giovanissima a fare provini e presto, nel 1998, approda al primo titolo importante, “L’uomo che sussurrava ai cavalli” di e con Robert Redford. Seguono i fratelli Coen, l’incontro con Sofia Coppola, quello con Woody Allen, la musica, la Marvel, gli spot e molto altro ancora. La scorsa settimana, poi, il Marc’Aurelio d’oro per la migliore interpretazione femminile al Festial Internazionale del Film di Roma per Her” di Spike Jonze.

IL FILM Nella pellicola l’attrice non è mai visibile poiché il suo personaggio è una macchina, una voce sintetica, un sogno futuristico. È giusto premiare una simile prova attoriale? È tale a tutti gli effetti? Ancora qualche premessa, qualche interrogativo: l’atto della recitazione non è forse la restituzione di dinamiche relazionali? Non è forse la ricostruzione di un percorso di crescita conoscitiva di un determinato personaggio? Non dovrebbe essere una sfida? Una ricerca? La sua Samantha effettivamente non ha corpo, è solo voce: una voce che è pura fonte di emozione. Almeno quanto i personaggi di “The Canyons” erano pura corporalità perciò in qualche modo assenti. Samantha esiste per lo scrittore Theodore (Joaquin Phoenix) che ne fa una compagna della propria quotidianità. Esiste per noi che la sentiamo ragionare e ne seguiamo lo sviluppo conoscitivo del mondo che la circonda e l’ha creata. Proprio come farebbe chiunque, lei pone interrogativi ed esprime pareri, esterna paure ed esprime desideri. Esprime. Comunica. Parla.

IL CINEMA Parlo quindi sono. E se non parlo, è il mio corpo a parlare per me. E nel Cinema? Non è forse vero che un personaggio filmico esiste nel momento in cui viene scritto per immagini? E c’è di più: non è forse vero che un personaggio partecipa alle dinamiche narrative e/o drammatiche nel momento in cui altri personaggi ne parlano? Non esiste Harvey, il coniglio dell’omonima pièce/pellicola con James Stewart, solo perché invisibile o immaginario? Non esiste HAL 9000, voce-guida nell’odissea kubrickiana, solo perché artificiale? Solo perché funzionale alla finzione? Funzione nella finzione? Funzione per la finzione? Finzione che si fa mondo quindi realtà. Ricordo. Non esiste Samantha, sistema operativo atto a soddisfare i bisogni relazionali dell’uomo futuribile attraverso la performance vocale dell’ispiratissima Scarlett? Se non esiste lei non esiste lui, crediamo, dal momento che condividono la stessa forma di comunicazione. Cosa importa se la natura delle fonti è diversa? L’abbiamo voluto noi questo passo.. ci siamo allontanati dall’Altro e rifugiati nel Sé. Tutto ciò, tuttavia, non impedisce che si esista in qualche forma. Persino nel fallimento comunicativo. Sempre si resta concreti perché presenti, vivi nella ricerca di Sé e dell’Altro. Di sé nell’altro. E l’altro, per l’Attore, è il Personaggio: l’altra forma, l’altra fonte da sé.

Alessandro Amato

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