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Calcio svizzero? No, ottimo calcio svizzero! | Il futuro parte da qui

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Xherdan Shaqiri, top player di livello assoluto
Granit Xhaka con la maglia della Svizzera

Granit Xhaka con la maglia della Svizzera

 Al giorno d’oggi, nel mondo difficile che stringe a sé con forza i suoi protagonisti, è facile pensare ai luoghi comuni che – un po’ per gioco e un po’ per sacrosanta verità – vengono affibbiati alla Svizzera. Lo Stato guidato da Maurer è un complesso multietnico europeo, in cui le lingue dominanti sono il tedesco(65,6%), il francese(22,8%) e l’italiano(8,4%). Solo lo 0,6% della popolazione parla il Romancio, lingua ufficiale della Confederazione. Ma i motivi per cui la Svizzera è rinomata sono riscontrabili nell’enorme e qualitativamente superiore produzione di cioccolato, per il paradiso fiscale di alcuni personaggi (ahinoi …) noti della nostra politica e per i paesaggi coperti di verde e variegati da distese da fiumi affascinanti come il Ticino e il Reno. Dal punto di vista sportivo – e nel dettaglio in quello calcistico – in Svizzera non ne hanno mai saputo di più di paesi come il San Marino o la Georgia. La generazione attuale, però, sa di rivincita e di piacevole constatazione: la Nazione è sulla strada giusta per dire la sua nel mondo calcistico.

 Il modulo che meglio si adatta alla caratura di talenti di cui ci accingiamo a parlarvi, è il 3-4-1-2. Il suddetto è una trasformazione offensiva del ben più coperto 3-5-2, ma è anche lo schema tattico che ha portato ai successi di una delle squadre più forti di tutti i tempi: la Juventus di Marcello Lippi. Anche il Brasile campione del mondo 2002 ha utilizzato il 3-4-1-2 e stessa cosa ha fatto Capello quand’era alla guida della Roma che si laureò campione d’Italia nel 2000/2001.

 UNA DIFESA NOTA E COMPATTA – Tra i pali è doveroso concedere fiducia ad un portiere interessante: Burki Roman del Grassophers. Il club biancoceleste lo ha già promosso titolare assoluto nonostante gli appena ventidue anni e le prime, impercettibili incertezze. Ad oggi, Roman è il solido mattone su cui poggiare una difesa con interpreti del calibro di Ricardo Rodriguèz, François Affoltèr e Fabiàn Schar. Il primo è un terzino offensivo che col tempo ha raggiunto il difficile status di difensore centrale. Rodriguèz è considerato il talento difensivo più puro del paese e le sue qualità non stupiscono più nessuno, visto che, pur di difenderlo dagli appetiti golosi di tutto il mondo, il Wolfsburg fa lo spadaccino. Su di lui le pressioni di Juventus, Milan e Paris Saint German. In estate il club dei bianco verdi ha fatto sapere che Ricardo partirà solo per una cifra superiore ai 15 milioni di euro e che è ritenuto indispensabile dall’allenatore del club. Ovvio, visto che a 17 anni fu il perno titolare della storica selezione svizzera che divenne campione del mondo. Affoltèr è invece un centrale puro e vecchio stile. Ha ventidue anni ed è in forza allo Young Boys, ma molti credono che questa sarà la stagione della sua definitiva consacrazione nel grande calcio e che nel giro di pochi mesi partirà per destinazione più stimolanti, con la Premier League in cima alla lista delle preferenze.  Possiede un fisico longilineo e imponente, che tuttavia gli consente di anticipare costantemente anche gli attaccanti più piccoli e sguscianti. L’Udinese lo monitora da due anni e i Pozzo sognano di ripetere l’operazione Inler, magari spostandosi solo qualche metro più indietro. Talento in sordina è invece Fabiàn Schar, in forza al Basilea. Anche lui nasce centrale di difesa come Affolter, ma può essere schierato terzino con maggiore facilità rispetto al collega dello YB. Schar è un difensore con un vizio amato dai suoi allenatori: ama spingersi in avanti e cercare la via del gol. Proprio per questo motivo non ci si stupisce guardando le sue statistiche in corso: 20  presenze, 4 reti e 1 assist, tutto in un paio di mesi di stagione ufficiale. La Juve lo ha cercato con insistenza e alla Vecchia Signora si è affiancata una guerra di mercato capitolina tra Lazio e Roma. Tutte in fila per assicurarsi questo ventunenne dalla statura non indifferente e dal piede finissimo.

 PEPITE D’ORO NEL MEZZO – Se la difesa è abile ed elastica nelle posizioni e nelle abilità, il centrocampo può essere da meno? Certo che no, specie se sulle fasce troviamo esemplari come Xherdan Shaqiri e Valentin Stocker, rispettivamente 21 e 23 anni. Shaqiri è un predestinato puro, che già dai tempi del Basilea regalava scintille e numeri al di sopra della media del campionato in cui militava. Nasce tatticamente terzino, ma col passare degli anni ha imparato a bilanciare difensivismo e propensione all’attacco passando a centrocampo e a proporsi sempre più intensamente davanti alla porta. Brevilineo, compatto e intelligente tatticamente, il Bayern Monaco crede molto in lui e anche se non lo schiera con continuità, lo considera un investimento sicuro per il futuro post Frank Ribery. Per scatto e modo di calciare la palla viene paragonato a Cristiano Ronaldo. Stocker a Basilea ci è rimasto, ma sua detta non rimpiange assolutamente nulla. In una delle formazioni svizzere più prestigiose si esprime al meglio, mostrando di avere gamba, corsa e capacità di puntare l’uomo. Su di lui qualche sondaggio da parte di mezz’Europa, ma per il momento rimane a casa sua. Al centro spazio ad un duo interessante e complementare: quello formato da Granit Xhaka e Oliver Buff. Xhaka è il miglior talento degli ultimi dieci anni(insieme a Shaqiri, s’intende) che il calcio svizzero è riuscito a sfornare. Dopo aver passato anni a Basilea ha deciso di continuare la sua carriera a Monchengladbach, nel Borussia. Lì non si è trovato subito bene a causa di alcuni dissidi con lo staff tecnico, ma adesso sembra aver ritrovato la calma e la maturità che da sempre gli appartengono. Xhaka è un centrale di centrocampo innovativo e differente da ogni suo compagno di reparto. Oltre a possedere una capacità naturale nel dominare il gioco, ha anche una fisicità che disarma e una tecnica da trequartista puro. Il popolare scout Gianluca Nani l’ha paragonato nientedimeno che a Falcao, asso brasiliano degli anni ’80. Il suo senso tattico colpisce, ma anche la sua grinta e l’eleganza con cui tratta il pallone. Sembra quasi che sia un guerriero quando è in procinto di togliere la palla all’avversario che si trova di fronte, ma che poi si trasformi in un violinista raffinato ha il compito di impostare il gioco. Poco – ma indubbiamente tutto buono – da dire su Buff. In forza al Zurigo, a ventuno anni è considerato il nuovo asso del calcio svizzero. Chi gioca insieme a lui lo definisce come «un giovane veterano» e lo ammira per la sua capacità di saltare l’uomo anche in situazioni all’apparenza spinose, per la sua caparbietà palla al piede e per il suo tiro chirurgico dalla distanza.

Il trequartista del modulo è Kasami, nome da giapponese, tattica italiana e piede da brasiliano. Al Fulham sta facendo molto bene, lasciando soddisfatti tutti i suoi compagni e anche suo allenatore. Raiola, che per inciso è il suo procuratore, è di certo in cerca di una squadra più blasonata per consentire al ragazzo svizzero-albanese di esprimere al meglio tutto il suo potenziale.

 ATTACCO COMPLETO E SOSTITUTI EFFICACI – Attacco rapido e dai volti nuovi quello composto da Haris Seferovic, scoperta di Corvino, ora al Real Sociedad dei miracoli, e Admir Mehmedi, punta tutto pepe della Dynamo Kiev e adesso in prestito al Friburgo, in Germania. Quest’ultimo è un classe ’91 dotato di un discreto dribbling e di un fisico slanciato. Dispone di una tecnica interessante e di una duttilità non indifferente che gli consente di ricoprire al meglio tutti i ruoli dell’attacco. Anche Seferovic è un autentica miniera d’oro; a Firenze era considerato né più, né meno che tappezzeria, ma al Sociedad ha voluto e saputo mettere in mostra tutte le sue indiscusse qualità. Tecnicamente è inferiore a Mehmedi, ma vedendolo giocare si giurerebbe abbia seguito un corso accelerato di football americano presso gli uffici della NFL. Fisicamente è infatti devastante anche per i difensori più grossi e più anziani e dunque riesce a padroneggiare con estrema semplicità un duello tutto muscoli con un difensore della sua età. Un’altra sua qualità è quella di saper attaccare gli spazi liberi e di fare reparto da solo.

 In porta le alternative rispondono al nome di Mvogo e Badalli, portieri discreti, ma non certo eccezionali. Difesa coperta con i giovanissimi Mbaba e Janko(quest’ultimo in forza niente poco di meno che allo United di Moyes), promesse con l’obbligo di essere mantenute, e Djimsiti e Jackle, rispettivamente dello Zurigo e dell’Aarau. Centrocampo di qualità assoluta con Khelifi, talentino sbarazzino del Losanna, Josip Drmic, un’ala veramente notevole del Norimberga e Frey dello Young Boys.  Lì davanti dicono la loro – e in modo prepotente – anche Vuleta(Basilea) e l’ottimo Ben Khalifa (Wolfsburg/Grassophers).

 Cioccolato, soldi e fisco. Ma anche paesaggi, fiumi e aria pulita. Questi sono i motivi che fanno conoscere la Svizzera ai paesi del mondo. E se tra qualche anno, tra le parole chiavi, sorgesse anche «calcio»? Noi non ci stupiremmo, e voi?

Matteo Iacobucci

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