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Italia, i 23 convocati in Brasile: bisogna guardare avanti

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Brasile, Mondiali con Rossi e Balotelli
Prandelli. ct della Nazionale

Prandelli, ct della Nazionale subentrato a Marcello Lippi

Da ieri si è ufficialmente chiusa la stagione 2013 della Nazionale di Cesare Prandelli: finiti i gironi di qualificazione, oggi gli spareggi definiranno il quadro generare che si comporrà in quel di dicembre, con i sorteggi per Brasile 2014. L’anno che porterà ai Mondiali sarà quello dei 60 milioni di allenatori, dei Baggio o Del Piero, dei Rivera o Mazzola, dei Totti o Cassano. Ma l’Italia di Ct Prandelli ha insegnato a guardare avanti, sul piano del gioco e di un progetto che ha saputo prescindere dalla “nostalgia canaglia“, sacrificando in nome del futuro il talento e l’esperienza. Basta “usato sicuro“, forse, serve un Paese nuovo: più giovane e meritocratico, cominciando dal calcio.

“MA QUALE BAGGIO O DEL PIERO, SOLDATINO DI LIVIO”! – Recitava così una celebre scena del film “Così è la vita” del trio Aldo, Giovanni & Giacomo. E noi prendiamo spunto da questa battuta goliardica per ribadire il concetto, valido anche per la politica, industria e ambiti molto più seri del dorato mondo pallonaro. Bandiamo l’attack dai negozi, stacchiamo il sedere flaccido e “sporco” (in tutti i sensi) dei corrotti al potere sull’orlo dell’estrema unzione e guardiamo avanti, alle nuove leve: per non ritrovarci fra qualche anno senza alcun progetto, idea e gente preparata. Tornato al futile e superficiale, stesso discorso vale per la Nazionale: invocare a Totti, Del Piero, Di Natale e Toni è non solo offensivo per chi la qualificazione l’ha guadagnata (dire sudata sarebbe eccessivo) sul campo in questi due anni, ma anche umiliante per noi italiani, bisognosi del vecchio per combattere il nuovo che avanza. Tra questi, forse l’unico in grado di dare qualcosa a questa Nazionale, anche dal punto di vista fisico, sarebbe Francesco Totti: ma il capitano ha abbandonato l’Italia ormai 7 anni fa, una maglia che ogni bambino sogna non appena inizia a calciare il primo pallone. Una maglia che non deve venirti incontro, ma devi tu correre verso di essa. E allora bye bye “pupone“, grazie di tutto ma mi tengo Giuseppe Rossi, che con Mario Balotelli può costituire la coppia d’attacco potenzialmente più forte del mondo. Mi porto Insigne, El Shaarawy (confidando in un suo recupero), Cerci e forse anche Cassano. Il barese è nella terra di mezzo, per chi a 31 anni è ancora nell’età giusta per essere decisivo ed importante, come dimostrato da protagonista ad Euro 2012, e nei suoi primi mesi a Parma. E’ dopo Totti il maggior talento del nostro calcio, e la sua esclusione a prescindere, gettato nel mazzo dei “vecchi” con i sopracitati sarebbe fuori luogo. Stessa età di Gilardino, che con Osvaldo si contende il ruolo di vice-Balotelli: ma davvero è più utile a questa Nazionale il “bomber” genoano rispetto al Pibe de Bari?

Grazie, dunque, a Totti e tutta la casa-riposo: non “ammazziamo” nuovamente la gioventù che cresce, non mettiamo nel cassetto l’idea di un progetto lungimirante e le carriere di chi da noi a 24 anni è considerato giovane ed in altri Paesi già vecchio. Non perdiamo l’ennesima occasione per maturare, diamo a questi ragazzi il tempo e modo di sbagliare e perché no, diventare loro i nuovi “Del Piero“. Perché come nel mondo del lavoro “è richiesta esperienza“, se questa esperienza non si dà modo di farla, come potremo allevare nuovi campioni? E nuovi lavoratori?

Orazio Rotunno

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1 Comment

1 Comment

  1. Giacomo

    20 Novembre 2013 at 17:38

    Il problema è che non si possono paragonare giocatori come quelli giovani di oggi con la generazione dei del piero totti vieri inzaghi. Forse rossi e balotelli possono avvicinarsi ma gli altri. .

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