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Il Portogallo è stanco di vivere all’ombra della Spagna | Il futuro parte da qui #7

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Una regola non scritta nel mondo del calcio recita che le parentele non hanno mai funzionato, almeno quando si parla di parentele derivanti da una rivalità bella e buona. Siamo italiani e nostra cugina si chiama Francia, per la quale nessun appassionato di calcio del Belpaese ha mai provato eccessiva simpatia, anzi. Stesso discorso riguarda il Brasile e l’Argentina, due paesi distanti – ma non troppo – per modo di intendere calcio. Discorso analogo anche per Germania e Inghilterra, due nazioni che politicamente si son sempre date battaglia, e che sul campo non si sono risparmiati colpi bassi. Una rivalità importante, ma solo per ragioni geografiche, visto che nel mondo del futebòl non ha mai trovato ampio spazio, è quella tra Portogallo e Spagna. Gli amanti del tìqui taca spagnolo sbeffeggiano la sterilità dell’ormai quasi totalmente inoffensiva formazione portoghese. Ma il vento sta per cambiare …

 DIFENSIVI, MA È SOLO UNA TRAPPOLA – La formazione del Portogallo è un 4-5-1, in linea con l’affluenza dei talenti del paese verde rosso. Il modulo nasce come difensivista e di contenimento, ma il calcio moderno e rivoluzionario degli anni ’90 ha messo in luce un’altra realtà: i due esterni del centrocampo a cinque devono comportarsi come esterni alti di un centrocampo a quattro ed è per questo che spesso, invece di terzini spostati qualche metro più avanti come la tradizione prevede, gli allenatori preferiscono schierare ali d’attacco una decina di metri più indietro. Il modulo è stato reso grande dalla Francia campione del mondo 1998, dal Liverpool di Benìtez vincitore della Champions 2004/2005 e dal coriaceo Lione, vincente di cinque Ligue One consecutive tra il 2001/2002 e il 2005/2006.

 Tra i pali non sarebbe corretto non citare Bruno Varela, che il Benfica ha girato alla sua formazione B. Il ragazzo è un classe ’94, ma ha un fisico praticamente eccezionale: 191 centimetri di altezza per 84 chili di peso, composizione fisica che lo rende una mina vagante nelle uscite. Linea difensiva del Portogallo a quattro con interpreti freschi e duttili: Raphael Guerreiro, Tiago Ilori, Tobias Figueiredo e Paulo Oliveira. Guerreiro ha appena ventuno anni, ma un corsa da terzino sinistro consumato e una propensione all’attacco marcata. Il Lorient l’ha prelevato dal Portogallo e la scorsa stagione l’ha schierato da titolarissimo nel campionato francese. Il bottino dal punto di vista realizzativo è stato piuttosto esiguo (1 gol e 2 assist), ma Guerreiro ha colpito per la sua maturità tattica. Ilori ha invece vent’anni e ad un fisico imponente abbina una spiccata capacità nel puntare l’uomo, il che lo rende perfetto per essere un validissimo terzino destro con licenza di offendere. Abile nelle sovrapposizioni, lo Sporting Lisbona lo ha promosso in prima squadra proprio quest’anno, mentre nella passata stagione gli ha fatto maturare le prime undici presenze nella Primeira Liga (la serie B del Portogallo) riuscendo ad ottenere dal nativo di Londra anche un gol. Al centro della difesa troviamo la coppia giovane e di quantità formata da Figueiredo, diciannovenne appartenente sempre allo Sporting CP e giudicato il nuovo golden boy della generazione porghese, e Paulo Oliveira, ventunenne in forza al Vitòria de Guimares. Il primo è davvero molto pubblicizzato dai media sportiva portoghesi e nonostante sia solo un classe ’94 ha già le idee ben chiare: diventare come il suo idolo,(e uno degli idoli del Portogallo) Carvalho. Grazie alle qualità tecniche non indifferenti può fare anche il mediano, riuscendo ad interpretare alla perfezione la gara sia in fase di contenimento che in quella di impostazione. Il secondo è invece meno conosciuto, ma ugualmente efficace tanto in fase difensiva, quanto in quella offensiva(2 gol e 3 assist in 44 gettoni di presenza nel campionato 2012/2013).

Portogallo: Bruma, centrocampista del Galatasaray, e il suo allenatore, Roberto Mancini

Portogallo: Bruma, centrocampista del Galatasaray, e il suo allenatore, Roberto Mancini

IL PORTOGALLO DECOLLA SULLE ALI, MA COLPISCE AL CENTRO – Centrocampo tutto estro e fantasia: sulle ali spazio a Luis Pizzi e Bruma. Pizzi ha già ventitré anni e da tempo ormai ci si aspetta la sua definitiva esplosione, che però tarda continuamente ad arrivare. Il ragazzo gioca nell’Espanyol e abbina proprietà interessanti come il dribbling ubriacante e la capacità palla al piede, ad una tenacia non indifferente nel proseguimento delle azioni offensive. Nella passata stagione ha messo a segno 8 reti e fornito 7 assist in 36 gare della Liga spagnola e si è proposto come alternativa allo stradominio di Ronaldo e Nani sugli esterni della formazione maggiore portoghese. Bruma è oro colato derivante dalla cantèra dello Sporting, ma in estate è passato ai turchi del Galatasaray, formazione giudicata come «ottima» dall’entourage del giovanissimo esterno diciottenne. Lo stuolo di ammiratori di Bruma è quanto di meglio si possa avere nel calcio: Juventus, Milan, Inter, City, United e Chelsea sono sulle sue tracce già da un anno. Elasticità fisica, corsa prepotente e travolgente e tecnica al di sopra della media hanno fatto innamorare l’Europa di questo giovane calciatore che si appresta a raccogliere la pesante eredità di uno dei suoi modelli calcistici: Cristiano Ronaldo. Nel campionato mondiale U20 ha dato sfoggio delle sue indiscusse abilità riuscendo a segnare 5 reti e a fornire 2 assist in appena 4 gare e anche la scorsa stagione è stato decisivo(46 presenze complessive), segnando 13 gol e avvalorando il tutto con 9 assist.

Portogallo: Marcos Lopes, centrocampista del Manchester City

Portogallo: Marcos Lopes, centrocampista del Manchester City

Sulla linea mediana vi è un terzetto tutto da scoprire: Bruno Fernandes, Andrè Gomes e Marcos Lopes. Fernandes è in forza all’Udinese e appare come l’ennesimo tesoro nascosto tirato fuori della famiglia Pozzo, abilissima a tramutare semisconosciuti in autentici diamanti per le casse societarie. Il ragazzo sembra avere una personalità molto buona e ciò gli consente di imporsi in tutti i duelli, a partire dai tackle utili per le ripartenze della sua squadra. A tutto ciò abbina anche una non sottovalutabile dote di regia, che lo rende pericoloso in fatto di lanci lunghi e assist filtranti per le prime punte di movimento. L’anno scorso si è alternato tra Primavera e Serie B (era in prestito al Novara) e in 29 partite ha messo a segno ben 7 reti, impreziosendo il tutto con 2 assist. Gomès è un calciatore più estroso di Fernandes, meno compatto, ma comunque straordinario nell’impostazione. Gioca nel Benfica – vera e propria fucina di talenti – e fu acquistato anni fa a cinquemila euro, con stipendio di tremila al mese. La sua è una vera e propria favola moderna, perché in poco più di un anno ha ripagato le aspettative che gli addetti ai lavori e i giornalisti portoghesi riponevano su di lui, riuscendo a convincere tutti con prestazioni super e ad ottenere finalmente il primo contratto da professionista. La sua clausola di rescissione ammonta a 30 milioni di euro e se chiariamo che si parla di un classe ’93, allora vien da sorridere e magari di guardarlo ammirati, consci che in Italia, a meno di cambiamenti radicali immediati, non verrà mai. Interessante anche Marcos Lopes, in forza al Manchester City. Il numero 64 dei cugini dello United ha una proprietà di palleggio decisamente interessante, ma deve migliorare la corsa senza palla e gli inserimenti nelle azioni offensive della squadra dell’Eithad Stadium. Nasce tatticamente trequartista, ma può arretrate di qualche metro e fungere da frangiflutti davanti alla difesa, per poi ripartire e partecipare con costanza alla manovra offensiva. Ottimo anche in fase realizzativa, ha ben iniziato la nuova stagione, nella quale ha messo in fila 12 presenze segnando già 8 volte. La carta di identità è talmente nuova che brilla di luce propria e la si potrebbe usare per specchiarsi: il talentino in questione ha infatti solo 17 anni.

 UNA PUNTA MODERNA E UNA PANCHINA LUNGA – Attacco con un’unica punta: il suo nome è Ricardo Pereira, ha 19 anni ed è la nuova scommessa dei dragoni del Porto. Viso da bad boy, da piccolino giocava come ala destra, ma negli ultimi anni si è accentrato sempre di più diventando una vera e propria prima punta moderna, capace di infilarsi negli spazi più stretti di marcatura e di incidere sulla gara, seppur non proprio nelle vesti di un eccezionale goleador. Nei campionati U20, infatti, si è distinto più come uomo assist per gli esterni di centrocampo, assicurandone 2 in 4 gare e facendosi notare da parecchi osservatori europei. Si dice che lo United abbia già effettuato un sondaggio, ma anche che il Porto abbia deciso di blindarlo a partire dalla sessione invernale di mercato. La sua pecca? Deve migliorare in fase di realizzazione, che a volte appare un po’ messa da parte dal giovane attaccante portoghese.

 Se i titolari sono interessanti, non possiamo tralasciare nessuno nemmeno della panchina: L’alternativa a Varela è Fabio Santos, portiere interessante dell’Acadèmica de Coimbra. Difesa giovane, ma senza dubbio dal futuro assicurato, quella composta da Ricardo Tavares, altro futuro gioiellino del Porto; Fabio Cardoso, prospetto diciannovenne del Benfica; Bruno Silva, difensore classe ’94 del Porto e Joao Nunes, interessante diciassettenne appartenente sempre agli Encarnados.

Centrocampo pieno di chance con Carlos Chaby, ragazzo dello Sporting CP dal fisico minuto, ma dai piedi fatati; Tiago Rodrigues ventunenne del Porto in procinto di esplodere; Cedric Soares, ventiduenne del Lisbona; Ivan Cavaleiro del Benfica, un esterno tutto muscoli e quantità che a diciannove anni sta riscuotendo sempre più consensi, e Bruno Andrade, diciannovenne fantasioso del QPR.

Gran finale in attacco con le candidature di Junior Edinho e Nelson Oliveira. Quest’ultimo è di proprietà del Benfica, che però lo ha girato al Rennes, nella Ligue One, per fargli maturare esperienza, mentre Edinho ha diciannove anni e gioca nel Blackburn Rovers. Pare che il club inglese, infatti, voglia puntare su di lui e farne uno dei fulcri dell’attacco per il prossimo decennio.

 E ora ditemi, spagnoli, vi viene ancora da ridere?

Matteo Iacobucci

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