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Rea? No, Reo. Ossia, la libertà di stampa sportiva ai giorni nostri

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Rea minaccia giornalista

Fare il giornalista sportivo è un mestiere tanto sulla carta bello quanto nel reale complesso: da una parte hai l’opportunità di seguire eventi per i quali molti pagherebbero oro senza il dazio del biglietto, spesso ti occupi di una tua passione e a volte sei pagato. La costante è però una: ti scontri con una platea, se in Italia scrivi di calcio, di 60 milioni e spiccioli di allenatori, aspiranti giornalisti, tifosi che vorrebbero insegnarti il mestiere. Fin qui tutto ok: ma quando a volerti “spiegare come si fa” è un calciatore, magari quello della squadra che segui per lavoro, allora ecco che la “famosa” linea di confine è bella che oltrepassata.

Facciamo un passo indietro: 4 novembre, ore 12 circa. Su “La Provincia di Varese”, testata online, appare un articolo dal titolo “  Le minacce del “signor” Rea «Ti vengo a prendere al giornale» (clicca qui per leggere:http://www.laprovinciadivarese.it/stories/Sport/le-minacce-del-signor-rea-ti-vengo-a-prendere-al-giornale_1030718_11/). Nel pezzo, il collega Andrea Confalonieri racconta di uno scambio di sms minaccioso avente come mittente due giorni fa Angelo Rea, 31enne stopper del Varese (serie B): il motivo? La voglia del difensore di farsi “giustizia” da solo per un 4 in pagella. Scrive Confalonieri: “La sua sete di vendetta, i suoi toni intimidatori (è peggio per te, ti levo la voglia, vengo a prenderti) e le critiche – giuste o sbagliate – da lavare non sul campo ma fuori e chissà dove con toni allusivi, maneschi e ripugnanti”. Ebbene sì: Rea, onesto difensore di cadetteria, non ha accettato il verdetto del collega, e addirittura è passato ai metodi da bullo di quartiere: “Rispondi o ti vengo a prendere al giornale”, come quando da piccoli ci davamo appuntamento al buio “e non portare gli amici tuoi” aggiungevamo pure.

Per completezza, riporto la “contestata” pagella. “REA 4. Se un tifoso urla “Rea svegliati” senza offese né insulti, il signor Rea non deve nemmeno sognarsi o trovare il tempo di litigare durante la partita e replicargli “Stai zitto”. Il tifoso fa il tifoso, e in più paga, lui faccia il calciatore (in più è pagato, e proprio da quello stesso tifoso). Se poi sei concentrato sul tuo lavoro, non senti niente e nessuno. Ps: “il giorno che smette di uscire dall’area palla al piede, fa un favore al Varese. E a sè stesso”. Pagella dura, ok, ma maturata al termine di un risicato 2-2 interno contro il fanalino di coda Juve Stabia, ridotto in 10 e capace anche di sbagliare un rigore, con una difesa lombarda ballerina. E per questo, signor Rea, lei passa ai mezzi da bullo, oltrepassando i suoi privilegi di professionista e il diritto di stampa di cui ogni addetto ai lavori gode? Per questo lei dimentica di rappresentare un’azienda, una società sportiva e migliaia di tifosi? Per un 4?

Mi è capitato nella mia breve carriera da giornalista di vedere calciatori che non ti salutano per un brutto voto o per un articolo dove parli male della squadra (che va male, certo non perché ti alzi con il piede sbagliato), dirigenti che ti accusano di essere troppo duro, tifosi che insinuano che tu vada contro qualcuno o qualcosa a prescindere: ma finchè si resta alla parola, all’accusa verbale, all’occhiataccia, ok. Ma che nessuno cerchi di levare a un giornalista la voglia di scrivere: perché il “signor Rea” di turno- come tanti suoi colleghi- dovrebbe ringraziare in minima parte anche la stampa se il suo mondo dorato ”esiste” ed è sempre vivo, vivido per i suoi tifosi. D’altronde, diceva Nereo Rocco, “in campo come nella vita”: riconoscere un errore è umano, non ammettere quelli altrui è da 4 in pagella.

P.S. Quando avrà un 8 in pagella, il “signor Rea” di turno chiamerà in redazione per ringraziare il collega di turno?

Luca Guerra

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