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Stevie Wonder, il grande ritorno: due album nel 2014

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Stevie Wonder
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Dopo ben otto anni di tregua, Stevie Wonder è pronto a rompere il silenzio e nel 2014 uscirà con ben due album nuovi di pacca, e forse si vocifera che ce ne sarà un terzo. Non vedente a causa di una retinopatia dovuta a difficoltà durante il parto prematuro e peggiorata da un’eccessiva quantità di ossigeno nell’incubatrice Steveland Twiki Hardaway Judkins (il cognome fu legalmente cambiato in Morris su richiesta della madre, prese il nome di Steveland Morris quando la madre si separò dal marito e, portando con sé i figli, assunse questo cognome) ormai 63enne ha confermato dopo vari mesi di incertezza sulla veridicità della voci che sta registrando le tracce che andranno nei due album, “When the World Began” (che però non sarebbe di inediti in quanto composto da versioni orchestrali di suoi pezzi noti) e “Ten Billion Hearts” in collaborazione con il produttore David Foster. “Ascolto molto rap e sono ispirato da esso. Voglio usarlo in modo diverso per diffondere il messaggio”, ha spiegato l’artista soul.

Vincitore di ben 25 Grammy Awards, a partire dal 1973 con il primo singolo Superstition che vinse il Grammy Award alla miglior canzone R&B ed il Grammy Award per “Best R&B Vocal Performance, Male”, con il secondo brano You are the Sunshine of My Life anch’esso premiato con il Grammy Award per “Best R&B Vocal Performance, Male” e l’album Innervisions che ha ricevuto il Grammy Award all’album dell’anno. Il periodo più florido della carriera di Stevie Wonder si concentra in quello che viene chiamato “periodo classico”, tra il 1970 e il 1976, costituito da cinque album (Music of My Mind, Talking Book, Innervisions, Fulfillingness First Finale e Songs in the Key of Life) in cui espone la sua visione dell’amore e della vita nei confronti dell’uomo, dell’umanità e di Dio. Negli anni ottanta si apre invece il cosiddetto “periodo commerciale”, volto più a conquistare posti alti nelle classifiche mondiali che a creare concept album come negli anni settanta, con un sound più pop che R&B o funk (l’ultimo album funky sarà Hotter Than July nel 1980). Nel 1989 è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame. Il suo grande ritorno sulla scena internazionale coincide con la pubblicazione dell’album A Time to Love nel 2005, che riscatta Stevie Wonder dai pochi successi degli anni novanta, arrivando quinto nella classifica statunitense e ventiquattresimo in quella inglese.

Il cantautore, archiviato il divorzio dell’anno scorso, ha aggiunto che gli album sono ispirati “ai miei figli, alla mia famiglia, al cambiamento, alla crescita, al dolore”. Stevie Wonder conta di tenere fede alla promessa fatta alla madre Lula Mae Hardaway, deceduta nel 2006, di registrare un album gospel in sua memoria. “Abbiamo intenzione di fare del gospel tradizionale ma sto pensando di fare una canzone gospel in arabo”. La leggenda del soul, il prossimo 21 dicembre, porterà sul palco del Nokia Theatre di Los Angeles il suo celebre album pubblicato nel ’76 per la Motown, facendosi accompagnare da alcuni dei musicisti che allora collaborarono alla realizzazione del doppio LP.

Luca Parenti

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