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Il tattico: il ritorno del Papero, croce e delizia dei tifosi milanisti

Il tattico: il ritorno del Papero, croce e delizia dei tifosi milanisti
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 MILANO, 25 MAGGIO – Carriera finita, talento bruciato, campione perso per strada. No, noi non ci stiamo. E nessun appassionato di calcio dovrebbe accettare a cuor leggero la parabola discendente di un ragazzo di appena 22 anni, dotato di talento immenso e di classe sopraffina, con  5 anni di calcio professionistico alle spalle ed un futuro immenso davanti a se’, un futuro da potenziale pallone d’oro. Perchè la caratteristiche di questo attaccante rapido e potente allo stesso tempo sono     in grado di far impallidire qualunque tecnico e terrorizzare qualsivoglia difesa avversaria. Il Milan degli addii necessita del recupero del suo Papero per poter pensare di impensierire la Juventus campione d’Italia nel prossimo campionato e per poter affrontare la Champions con il piglio della grande squadra.

FORMA OLIMPICA – Le sue reali condizioni fisiche sono forse realmente note soltanto ai medici del Milan e ai numerosi specialisti che da mesi ne seguono i tentativi di recupero. Il forse è determinato dal fatto che nei mormorii degli addetti ai lavori e nelle grida impetuose dei tifosi sta balenando l’idea che nessuno abbia davvero capito cosa affligge questo ragazzo così giovane e così sfortunato. Le voci si moltiplicano, e non si riesce a comprendere la causa scatenante di una fragilità muscolare ormai diventata tratto distintivo del rossonero, caratteristica che lo connota addirittura più dei suoi gol. Gli amanti del calcio si augurano di non dover vedere più il giovane brasiliano falcidiato dagli infortuni: libero lui di esprimere il suo talento e noi di giudicarlo finalmente per le imprese calcistiche e non per il bicipite femorale destro o l’adduttore sinistro. La pre-convocazione olimpica del commissario tecnico della nazionale brasiliana Mano Menezes sembra un segnale positivo per l’inizio della nuova stagione del ragazzo.

UNA STAGIONE DA DIMENTICARE – Tralasciando, almeno per il momento, le vicissitudini fisiche, proviamo a concentrarci sugli aspetti tecnico-tattici della stagione appena conclusa con l’obiettivo di delineare un quadro di ciò che potremmo aspettarci dal prossimo campionato. Un Pato sano è senza dubbio il primo acquisto della campagna estiva della società rossonera poiché l’ultima stagione non si può davvero considerare degna di un calciatore di primo piano: il Papero ha disputato in campionato 6 partite su 38 realizzando un’unica rete nel 4-0 casalingo contro il Chievo il 27 Novembre. Un’annata così negativa lascia comunque spunti di riflessione interessanti: il brasiliano è un attaccante particolare poiché capace di trasformare dal nulla un’azione innocua in uno spunto offensivo interessante grazie ad un’incredibile rapidità a livello di corsa, di pensiero e di tiro che gli permette di sfuggire negli spazi alle marcature avversarie e trovare conseguentemente la rete con estrema facilità. Una facilità di realizzazione tale da permettergli di mettere a referto ben 51 goal nelle 113 presenze con la maglia rossonera.

UNA CONVIVENZA DIFFICILE – Pato è – come detto – un attaccante che per caratteristiche funziona a corrente alternata,  capace di estraniarsi dal gioco per colpire improvvisamente le impreparate difese avversarie. La sua forza fisica mescolata alla tecnica individuale lo rendono un giocatore veramente unico nel suo genere. Ma nel Milan non è certamente l’unico fuoriclasse: l’attacco rossonero è retto per gran parte del peso offensivo dal suo bomber principe, Zlatan Ibrahimovic. Ventotto goal segnati in 32 partite giocate sono più che un biglietto da visita per l’attaccante svedese, capocannoniere del campionato e uomo decisivo per le sorti della serie A da ormai mezzo decennio. Pato ha sempre faticato ad entrare in sintonia con lo svedese che, a sua volta, non ha mai dato segni di grande apprezzamento per il brasiliano.

“L’ATTACCO E’ MIO” – Il problema principale fra i due campioni del Milan pare essere prettamente tattico. Ibrahimovic è infatti un catalizzatore di gioco, un attaccante completo che decide in prima persona come debba muoversi l’intera squadra: se lo svedese decide di andare in profondità tutto il reparto offensivo deve agire di conseguenza creando le condizioni per aprire varchi al suo ariete, se invece sceglie di scendere a centrocampo per recuperare il pallone, i centrocampisti e le mezzepunte hanno il compito di gettarsi in profondità per raccogliere i suoi suggerimenti. Un campione totalizzante che, se lasciato solo, rende però il gioco delle proprie squadre dipendente dai suoi due movimenti principali e quindi facilmente leggibile dalle difese avversarie. Per questo motivo Ibra ama compagni di reparto che gli propongano soluzioni alternative: in questo è maestro Antonio Cassano, capace di aprire spazi e vedere profondità che gli altri non immaginano neppure. Basti a provare questa considerazione il fatto che il barese era presente in 5 delle sei partite in cui il Milan ha vinto con Ibra in campo quando l’attaccante di Malmoe non è andato a segno.

PROSPETTIVE FUTURE – Se il Milan sceglierà di continuare a puntare su Ibrahimovic e Pato – non cedendo alle lusinghe di Ancelotti che vuole il brasiliano a Parigi al PSG – dovrà certamente cominciare a pensare a nuove prospettive tattiche che permettano la convivenza dei due campioni. Per raggiungere questo traguardo è necessario che l’allenatore mostri le proprie capacità: è infatti compito di Mister Allegri comprendere le esigenze della propria rosa per riuscire ad ottenere il miglior rendimento possibile da essa. Nessuno può pensare che i campioni, linfa vitale del meraviglioso gioco del calcio, diventino per le società problemi da risolvere. I campioni sono e saranno sempre la soluzione ai problemi degli allenatori. Pato ha bisogno di regolarità, di goal e serenità. In definitiva il Papero necessita di importanti iniezioni di fiducia, e se non dovesse trovare le giuste condizioni per esprimersi al meglio in quel di Milano potrebbe cercare nuove motivazioni all’estero. E perdere un talento del genere rappresenterebbe una sconfitta per tutto il calcio italiano.


A cura di Angelo Chilla 

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