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Euro 2012, la strada verso Kiev: Croazia, l’ultima recita di Bilic e della sua nidiata

Euro 2012, la strada verso Kiev: Croazia, l’ultima recita di Bilic e della sua nidiata
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ZAGABRIA, 29 MAGGIO – Sono lontani i tempi del 1998, di un terzo posto Mondiale che fece epoca per qualità di gioco e sorprendente attitudine a giocare ai massimi livelli nonostante un’indipendenza raggiunta solo pochissimi anni prima. Eppure, questa Croazia piace, e continua a riscuotere consensi. Certo, è fresco il ricordo del mancato approdo a Sudafrica 2010, secondo Mondiale consecutivo saltato, ma resta negli occhi anche la squadra del 2008, capace di stravincere il girone della Germania con nove punti su nove e di uscire ai quarti solo perché, quell’anno, la Turchia aveva una fortuna a dir poco sfacciata. Da allora è cambiato poco: la generazione di piccoli fenomeni è divenuta matura o quasi, ed è all’ultima recita col suo condottiero, quello Slaven Bilic arrivato al commiato dopo sei anni da Ct. Lo aspettano i petrodollari della Lokomotiv Mosca, ma prima c’è da onorare l’impegno europeo, il terzo consecutivo: la squadra può fare bella figura, ma dovrà da subito tirare fuori gli artigli, data la presenza contemporanea, nel girone di squadre come Italia e Spagna. Pletikosa, Simunic, Srna e Olic, un vecchione per reparto, guidano l’ambiziosa nidiata di giovani di Bilic, il gruppo dei vari Rakitic, Badelj, Modric, Perisic, Kalinic: tutta gente giovane, affamata e talentuosa, che può mettere in difficoltà chiunque.

La Croazia esulta dopo un gol nel Mondiale del 1998 dove arrivò terza

LA STORIA DELLA NAZIONALE: TALENTO IN ABBONDANZA E BRONZO MONDIALE: STORIA BREVE MA GIA’ DI SUCCESSO – Era il 1940, ed i sentori di guerra dispersi per tutta l’Europa diedero alla Croazia il primo periodo d’indipendenza. I dirigenti del calcio locale non persero tempo, lanciando subito una selezione nazionale in grado, fin da subito, di reggere il tiro ad una nazionale fortissima come quella ungherese, vicecampione del mondo solo due anni prima. Il tirato 1-0 finale in favore dei magiari anticipa di cinquant’anni e poco più la storia nobile di una nazionale di calcio che non esiste o non esisterebbe, ma che mette in mostra, nel corso del tempo, un’infinita ciurma di talenti. Li mette al servizio della Nazionale Jugoslava, espressione di uno stato federato in cui però nessuno si riconosce pienamente. La grande federazione balcanica si scioglie ad un passo dal terzo millennio, dando alla luce tanti piccoli microcosmi calcistici e altrettante curiose nazionali esordienti. La più forte di tutte, anche dell’erede etimologica di mamma Jugoslavia, corrispondente al territorio di Serbia e Montenegro, è senza dubbio quella croata. Lo si capisce fin da subito: il nuovo esordio avviene per le qualificazioni ad Euro 96, subito portate a compimento. In Inghilterra, la squadra del Ct Blazevic può contare su uomini di livello mondiale: Prosinecky, Jarni, Boban, Boksic e Suker, solo per limitarci ai più famosi. Il campo conferma l’impressione data dalla qualità della rosa: la Croazia è davvero la figlia più forte dell’ex federazione jugoslava, e solo l’inesperienza ad altissimi livelli causa l’uscita ai quarti contro la Germania futura campione. La rivincita, però, è dietro l’angolo. E sarà dolcissima. La squadra con la maglia a scacchi si qualifica a France 98 dopo lo spareggio con l’Ucraina, finendo da outsider in un girone morbido, con la fortissima Argentina e i vasi di coccio Giappone e Giamaica, squadre esordienti ai Mondiali. Il prevedibile passaggio del turno non rimane senza seguito: agli ottavi, la Romania viene superata grazie ad un rigore del centravanti Suker, che lancia la squadra verso la grande rivincita con la Germania. Privo di Boksic, ma con uno Stanic in più nel motore, il ct Blazevic riesce dove aveva fallito solo due anni prima. Con gli interessi, però, perché i croati annientano letteralmente una squadra tedesca troppo brutta per essere vera. Il 30 finale, firmato da Jarni, Vlaovic e Suker, porta i croati ad un’incredibile semifinale, da giocarsi contro i padroni di casa francesi. Il risultato finale appare scontato, ma la squadra di Blazevic dimostra una volta di più di non aver paura di nulla: Suker sigla l’1-0, e solo una doppietta del difensore Lilian Thuram, in serata di grazia, riuscirà a capovolgere un risultato che avrebbe avuto dell’incredibile. Il capolavoro dei ragazzi in maglia a scacchi si conclude nella pirotecnica finalina per il terzo posto contro l’Olanda, conclusasi con un rocambolesco 2-1, con reti del solito Suker (capocannoniere con sei reti al termine della manifestazione) e di Prosinecki. Il terzo posto finale, però, resterà senza seguito immediato: i grandi campioni croati sono tutti in là con gli anni, e hanno praticamente chiuso la loro carriera ad alto livello con l’incredibile campagna di Francia. La Nazionale croata pagherà a caro prezzo un ricambio generazionale più laborioso del previsto: Dario Simic, giovanissimo in Francia, farà da trade d’union tra Croazia vincente di Blazevic e quella un po’ meno competitiva che fallirà la qualificazione ad Euro 2000 e saluta già dopo il primo turno il Mondiale nippocoreano del 2002 e il successivo Europeo. I nuovi alfieri si chiamano Rapajc, Vugrinec, Tudor, Prso. Giocatori niente male, ma nulla a che vedere con quelli di prima. O di dopo. La fortuna della Croazia è quella di essere riuscita a mettere in piedi, in un tempo relativamente breve, una nuova buona generazioni di pedatori: l’effetto si sente a partire dall’arrivo di Bilic, appena dopo la mancata qualificazione a Germania 2006. Il nuovo Ct, difensore dello squadrone di Blazevic, inserisce uno dopo l’altro talenti di grande livello, come Rakitic, Modric, Corluka e Klasnic, presentandosi con una ciurma niente male all’Europeo del 2008. L’inizio è sfolgorante: nel girone eliminatorio, la Croazia abbatte, una dopo l’altra, le resistenze di Austria, Germania e Polonia, chiudendo con tre vittorie su tre il girone iniziale e proponendosi, alla vigilia dei quarti, come favorita per la vittoria finale. Sulla strada di Bilic, però, c’è quel pazzo fattucchiere di Terim, bravo ed anche fortunato con la sua Turchia. La gara si trascina fino ai supplementari, e al centodiciannovesimo Klasnic fa 1-0. Manca un nulla ad una storica semifinale, ma quel nulla basta a Senturk per mettere dentro l’insperato pallone dell’uno a uno. Distrutti nel morale, i ragazzi di Bilic non indovineranno nemmeno un tiro dal dischetto, facendo scendere i titoli di coda su un Europeo comunque fantastico. La mancata qualificazione a Sudafrica 2010, sfuggita a favore di Inghilterra ed Ucraina, è uno smacco che viene subito ripulito dalla terza qualificazione europea consecutiva, colta allo spareggio proprio contro la Turchia, crudele giustiziera dei vatreni in Austria e Svizzera.

Scene di esultanza fra i giocatori della nazionale

DIVERSI NOMI ECCELLENTI MA UN COLLETTIVO CHE SPAVENTA DA SEMPRE: L’ULTIMA ROSA DI BILIC – La Croazia è da sempre un collettivo ostico da affrontare per l’amalgama formatosi nel corso degli anni. La nostra Nazionale, infatti, ha sempre avuto qualche difficoltà a superare l’ostica formazione biancorossa e anche nel prossimo europeo la squadra di Bilic si candiderà con ogni probabilità come “avversario scomodo” di Spagna, Italia e Irlanda. In porta c’è ancora Stipe Pletikosa ora al Rostov ma con una lunga esperienza internazionale maturata durante tutta la sua carriera. Il reparto difensivo davanti a lui a parte Vedran Corluca del Leverkusen non presenta nomi di grido e si candida come anello debole della squadra. La retroguardia a disposizione di Bilic non è formata da registi difensivi in grado di garantire anche con il carisma la tranquillità necessaria e, pertanto, tutta la squadra potrebbe risentirne. L’unico in grado di ricoprire tale ruolo è Josip Simunic, 164 presenze nell’Herta Berlino e giocatore di più esperienza con la maglia della Nazionale. A centrocampo, invece, le cose cambiano: in mezzo al campo giocheranno Niko Kranjcar e, sulla trequarti, Luca Modric. Il primo si è finalmente staccato di dosso l’etichetta del “figlio dell’allenatore” che si portava dietro da anni affermandosi a livello internazionale anche in Premier League inglese, mentre il secondo porterà un consistente bagaglio qualitativo e potrà essere l’arma in più soprattutto nelle sortite offensive, il suo vero punto di forza. Gli altri centrocampisti sono il capitano Dario Srna ora allo Shaktar e Ivan Rakitic del Siviglia: questi due giocatori garantiranno compattezza a un reparto orfano di Jerko Leko e di altri elementi non più in rosa per ricambio generazionale. In attacco Bilic si deve affidare alla qualità e alle doti realizzative di Eduardo e di Ivica Olic, appena sconfitto dal Chelsea nella finale di Champions League. I due hanno segnato complessivamente 37 gol con la maglia della Croazia e sono chiamati ad aumentare il loro bottino personale per far sognare una nazione posta all’interno di un girone che definire di ferro sarebbe soltanto un eufemismo.
PUNTO DEBOLE: La mancanza di un leader difensivo e la forza dei diretti avversari: il girone C è uno dei più difficili e la Croazia potrebbe uscirne con le ossa rotte.
PUNTO FORTE: La compattezza del gruppo e la presenza di alcuni giocatori d’alto livello potrebbero costituire il pilastro di questa squadra alla ricerca di una difficile qualificazione.

A cura di Nicolò Bonazzi e Alfonso Fasano 

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