Enrico Steidler
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Siligardi inchiodato dalla prova tv: la bestemmia costa un turno di stop

Colpirne uno per educarne zero

Siligardi inchiodato dalla prova tv: la bestemmia costa un turno di stop
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L’irrilevanza di chiamarsi Luca avrebbe forse detto Oscar Wilde. Già, perché Luca Siligardi, giocatore del Livorno colto in flagranza di bestemmia grazie alla prova tv, non è che l’ultimo di una serie molto lunga e costellata di ben più illustri colleghi, guarda caso tutti impuniti. Certo, distinguere una “z” da una “d” (e quindi uno sfogo border line dall’imprecazione più gettonata su tutti i campi di calcio del Belpaese dalle giovanili in su) guardando delle immagini televisive senza audio è un’impresa quasi miracolosa, roba da convertire anche i più scettici, ma forse l’occhio non c’entra nulla e il caso è semplicissimo: se uno, infatti, può sempre cavarsela tirando in ballo il buon vecchio zio, con la zadonna come la mettiamo?

IN NOME DI ZIO – Il sospetto che quella scappata a Siligardi non fosse la Special One delle bestemmie ma un’altra molto meno equivocabile si rafforza leggendo il comunicato arbitrale: “Le immagini televisive documentano che, nelle circostanze indicate, il calciatore Siligardi, dopo aver effettuato un tiro verso la porta avversaria mancando per poco il ‘bersaglio’, recriminando con se stesso proferiva, nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio, un’espressione blasfema. Ne consegue ex artt. 35 e 19 CGS l’ammissibilità della prova televisiva e la sanzionabilità di tale comportamento“. Se le cose stanno così, l’irrilevanza di chiamarsi Luca si somma all’imprudenza di non prendersela con lo zio, e la mannaia del giudice Tosel non può che abbattersi inesorabilmente.

Gianluigi Buffon, altro chè Siligardi

Gianluigi Buffon, altro chè Siligardi

OH MIO DIAZ, SALVAMI TU – Domanda: perché il Corriere Tuttostort (“il meglio del peggio della satira sportiva” su Facebook) pubblica una foto di Buffon in cui si legge: “Cosa sta per esclamare San Gigi?” A) Dio è morto; B) Zio orco; C) Rinvio corto, D) Rio torto ecc., ecc.? Sarà mica che il portiere della nazionale è uno che dice certe cose, e che ne abbiamo infinite prove televisive malauguratamente tutte inammissibili e insanzionabili? E perché anche il ct della Nazionale Cesare Prandelli subisce un simile trattamento? Pure lui è sulla lista di coloro che recriminano con se stessi e la fanno franca? Diciamo la verità, la lista in questione è lunghissima e piena zeppa di nomi importanti: l’idea, in un Paese come il nostro, di estirpare un malcostume diffusissimo come le bestemmie sui campi da gioco con una legge ad hoc è una di quelle cause perse in partenza di cui Giuda è il santo patrono, e i risultati, infatti, lo dimostrano. Dopo un brevissima fiammata iniziale (Domenico Di Carlo, Lanzafame, Scurto e Sicignano le prime vittime), la norma contro le espressioni blasfeme, introdotta il 28 febbraio 2010, si è subito arenata al primo Diaz: Marcolini del Chievo fu assolto per non aver commesso il fatto grazie al mitico generale, e da lì in poi la cosa è andata progressivamente affievolendosi come nella più nobile tradizione italiota sussultando appena qua (Rolando Bianchi) e là (Siligardi), ma senza mai colpire lì dove fa male.

In famiglia ho uno zio che fa un po’ il porcellino” ironizzò Buffon dopo che una sua “colorita” espressione aveva fatto il giro del mondo: la legge anti-bestemmia sarebbe stata introdotta di lì a poco, ma San Gigi, da navigato professionista qual era, ed è, aveva già capito il trucco e indicato la linea. Basta lasciare in pace la zadonna e il gioco è fatto, se poi non ti chiami Siligardi meglio ancora. Già, tutto giusto.

Enrico Steidler

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