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E’ scoppiata la Zemanmania! Tutti alla caccia del tecnico più discusso d’Italia

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PESCARA, 25 MAGGIO – Nessuno fra le centinaia di calciatori da lui allenati potrà mai dimenticare i gradoni dello stadio e quelle corse a perdifiato verso il cielo, i volti rigati dal sudore, negli occhi la speranza che tutto finisca presto e la certezza che quel boemo taciturno e misterioso non era un sadico, ma che quei gradoni sarebbero stati l’inizio di una nuova impresa. Nessun tifoso che abbia avuto la possibilità di tifare una delle tante compagini allenate da questo stratega vagabondo potrà negare l’orgoglio di sostenere la propria squadra del cuore e vederla regina dello spettacolo e del suo simbolo più coinvolgente -il goal- e la poco serena rassegnazione di sapere che la propria rete si gonfierà inevitabilmente decine e decine di volte. Zdenek Zeman è certamente uno dei personaggi più carismatici che abbiano mai varcato la soglia dell’olimpo del calcio italiano perchè nessuno ha mai fatto discutere, gioire, arrabbiare, imbestialire o riflettere gli appassionati di questo meraviglioso sport come lui. Zdenek Zeman ha un immenso pregio: nessuno può vantare indifferenza nei suoi confronti ed un uomo in grado di toccare nel profondo le corde emotive della gente è un fiore raro da conservare con cura.

L’ARABA FENICE – La verità è che il calcio italiano non riesce a fare a meno del tecnico di Praga per troppo tempo. Troppo stretto il legame, troppo forte l’appeal che suscita negli estimatori e il disgusto dei detrattori. Il 2006 era stato l’inizio di un periodo difficile per Zeman: l’esonero alla seconda esperienza leccese l’aveva spinto ad allontanarsi dal calcio giocato ed il ritorno al campo -a Belgrado- sulla panchina della Stella Rossa aveva rappresentato un fallimento ancora più cocente. Un’esperienza durata il tempio di un addio: 3 giornate, un punto e 0 goal segnati per un esonero bruciante. Il ritorno in Italia è stato quanto di più emozionante si potesse immaginare: il Foggia che 20 anni prima era stato dei Miracoli“, il presidente Casillo, il ds Pavone ed una città che non attendeva niente di più che sperare di tornare nuovamente a giocare nella massima serie, scrollandosi di dosso una serie C che non sente propria.Le premesse erano tipicamente Zemaniane: miglior attacco e peggior difesa, ma niente promozione e play-off persi per un soffio. All’alba della stagione 2011/2012 la svolta, l’arrivo a Pescara e il colpo di fulmine. La città si stringe giorno dopo giorno sempre più attorno ad una squadra giovane e motivata dall’esperienza travolgente del tecnico più decisivo d’Italia.

FINALMENTE SERIE A – Macina punti e goal il Pescara di Zeman e non si ferma davanti a sconfitte ed incidenti di percorso perchè il cammino è segnato ed improvvisamente una città da 20 anni relegata alle serie minori si ritrova puntati addosso i riflettori dei media nazionali bisognosi di dipingere la storia di questa squadra come quella di una bella favola a lieto fine. Ma la cavalcata del Pescara è tutto meno che una favola: i gradoni dello stadio, il sudore di ragazzi di 20 anni che scoprono per la prima volta cosa voglia dire soffrire in mezzo ad un campo di calcio, il talento immenso di Verratti, Insigne, Immobile, Capuano, Caprari e l’esperienza dei veterani, Cascione e Sansovini su tutti, sono gli ingredienti di una vittoria molto più simile alla scalata dello Zoncolan che alla “favola bella che ieri m’illuse, ch’oggi t’illude” di D’annunziana memoria. Zeman sa di esserne il responsabile e può solamente gioire e ripetersi che -ancora una volta- ha ragione lui.

IL BIVIO – Terminata la stagione, Zdenek è di fronte ad una scelta fondamentale per la sua vita e per una carriera che a 65 anni sente tutt’altro che agli sgoccioli: restare a Pescara o accettare la corte di una delle tante squadre di vertice che negli ultimi mesi lo hanno approcciato più o meno direttamente? Scelta complicatissima perché mette a confronto ragione e cuore: la ragione che lo porta a sentirsi attrarre dalle sirene provenienti in particolare da Roma, sponda Lazio, e dal presidente Lotito e il cuore che lo trascina e lo trattiene prepotentemente nella città che gli ha ridato la gioia di vincere e la serenità giusta per lavorare nel modo migliore possibile. Zeman sa di non avere ancora tanti assi nella manica ed un fallimento nel suo ritorno in A potrebbe significare l’addio definitivo alla ribalta nazionale, ribalta che, forse non l’ammetterà mai, non lo lascia indifferente: la pressione, l’agonismo e il brivido della scommessa contro il calcio moderno tutto tatticismo e solidità sono motivazioni forti anche per un uomo navigato come il boemo.

IL CANTO DELLE SIRENE – Nonostante ieri abbia ribadito in conferenza stampa la sua intenzione di restare a Pescara non si possono dimenticare le continue voci ed indiscrezioni che ruotano attorno al suo futuro: dopo l’ultima di campionato in casa contro la Nocerina comincerà certamente il valzer di incontri e telefonate. Zeman ha messo subito in chiaro cosa sia necessario affinchè sia possibile continuare la sua storia a Pescara: non vuole giocatori affermati o ricchi di esperienza, ma una squadra costruita su misura per le sue esigenze tattiche e che abbia le possibilità tecniche di puntare, per lo meno, alla salvezza. Fondamentali potrebbe risultare la permanenza per un altro anno in Abruzzo dei campioncini esplosi in serie B: Verratti, Insigne e Immobile sono seguiti da tutta la serie A, ma hanno già palesato la volontà di rimanere a Pescara per giocarsi le proprie possibilità appieno e non finire relegati su qualche panchina illustre. Ma potrebbe non bastare. Lazio, Genoa, Fiorentina e Napoli hanno iniziato le grandi manovre per la prossima stagione e il tecnico del Pescara sembra essere al centro di una mania collettiva, tutti lo cercano e tutti lo vogliono. La Lazio ha la necessità di sostituire il solido Reja e ha pensato di invertire completamente la rotta, puntando sulla sua qualità e sulla sua esperienza, il Napoli sente la necessità di preparare la fine del ciclo Mazzarri e Genoa e Fiorentina sono alle prese con ricostruzioni difficili e tifosi imbestialiti. Tutte vedono in Zeman il fascino della sorpresa e del bel gioco, l’uomo giusto per risvegliare la passione in piazze da sempre molto difficili. Le ragioni del cuore potrebbero presto cedere il passo al profumo di alta classifica e alla sensazione che questo potrebbe davvero essere l’ultimo treno utile per dimostrare all’Italia intera che il boemo ha sempre ragione.

Angelo Chilla

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