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Bari, le colpe di Alberti: se ci si accontenta…

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Francesco Fedato con la maglia del Bari
Roberto Alberti, allenatore del Bari

Roberto Alberti, allenatore del Bari

PAREGGIO GIUSTO, INGIUSTO –  Sono tante le opinioni che accompagnano questo ritorno, non così gioioso, ai punti del Bari, capace di agganciare il Trapani a dieci dalla fine grazie ad una girata di Fedato. Il discorso è molto semplice: se i biancorossi avessero ottenuto l’intera posta in palio, con le maxi opportunità capitate sui piedi di Galano, Beltrame, Sciaudone e soprattutto Alonso, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma è anche vero che, se non vinci da quattro partite e rientri in campo contro un Trapani ordinato ma non sicuramente eccelso tecnicamente, senza mai creare pericoli per l’intero primo tempo, allora c’è qualcosa che non va. Anzi, non solo qualcosa.Perché è assolutamente contestabile l’atteggiamento di una squadra inconcludente per ben 45′, dai semplici passaggi elementari sino ad azioni degne di nota di fatto assenti ingiustificate. La ripresa ha assunto altro sapore, specie dopo il gol di Mancosu che ha suonato la sveglia a mister Alberti, bravo a correggere gli orrori proposti in avvio. Parliamo di orrori, sì. Perché se la squadra fatica a produrre una minima opportunità, vuol dire che mancano le radici, le fondamenta. Oggi il galletto era quasi distratto per un tempo, come quando si rientra al primo giorno di scuola e la testa è ancora alle vacanze. Peccato che dinanzi c’era un Trapani assolutamente modesto, ma già abituato ai ritmi scolastici, tanto da affrontare l’interrogazione difendendosi e sfruttando la quadratura che le prime dieci partite avevano plasmato la squadra di Boscaglia.

Cristian Galano in azione con la maglia del Bari

Cristian Galano in azione con la maglia del Bari

FORMAZIONE DUBBIA: PORQUE? – Ma torniamo alle scelte di Alberti. Proporre Fossati al fianco di De Falco non è sembrata l’idea migliore, specie quando la trottola Sciaudone agiva con Galano e Defendi ai lati e Beltrame falso centravanti. Un attacco leggero, troppo, contro una difesa arcigna capitanata dall’esperienza di Terlizzi, che ci ha messo poco ad annullare l’attaccante scuola Juventus. Ai lati, analogamente, era semplice contenere un Defendi spaesato in una posizione che ha ampiamente dimostrato di non possedere nelle sue corde come dote principale. Dall’altra parte, seppur sterilmente, ci ha provato Galano, spesso rimpallato e murato dalla retroguardia siciliana. La ripresa ha offerto un altro passo, perché l’attacco, forte o scarso che sia, ha trovato comunque una dimensione con gli ingressi di Joao Silva e Fedato che hanno quantomeno garantito la profondità necessaria per attaccare gli spazi e palleggiare più concretamente. Premesso che il centravanti ha lavorato bene di sponda, ma non ha strafatto, e che il talentino veneto, gol a parte, ha spesso esagerato in dribbling di troppo che hanno irritato non poco il San Nicola: eppure tatticamente qualcosa è cambiata e il pareggio è giustamente venuto a galla, rischiando poi con l’ingresso di un inadeguato Alonso di vincere addirittura il match. Perché non fare prima tutto questo e regalare un tempo senza possibilità di sparare troppe cartucce negli ultimi venti metri?

GERARCHIE: WHAT? Ma ad Alberti bisogna contestare ancora altro. Ottobre è al termine: quanto bisogna aspettare per capire la formazione tipo da mandare in campo? I moduli sono soggetti a continue variazioni, i giocatori ruotano in maniera troppo eccessiva. Qual è la base di questa squadra? Su chi punta Alberti? E soprattutto, perché non affrontare la gara con il piglio e i cambi della ripresa sin dall’inizio?

Noi lasciamo lì i nostri interrogativi, mentre la panchina dei due tecnici pare ancora molto salda nonostante la miseria di un punto nelle ultime cinque partite che ha prodotto il terzultimo posto in coabitazione con la Reggina. E se ci si può accontentare di così poco…  

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