Manlio Mattaccini
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Ciclismo: Voilà l’edizione numero 101 del Tour de France

Svelato a Parigi il percorso della prossima Gran Boucle. Si parte in Inghilterra il 7 luglio. Tante salite e poca cronometro: Nibali è avvisato

Ciclismo: Voilà l’edizione numero 101 del Tour de France
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Dopo il Giro, ecco il Tour. La più famosa corsa ciclistica a tappe del mondo ha avuto la sua presentazione ufficiale nella splendida cornice del Palazzo dei Congressi di Parigi. Da qui alla partenza, prevista per il 5 luglio 2014, nove lunghi mesi. Allenamenti, sudore, pianificazione del previsto e dell’imprevisto. Una lunga gravidanza che metterà alla prova sin da subito i tanti pretendenti che vogliono detronizzare Froome, il keniota bianco, monarca assoluto (anche troppo) dell’ultima edizione.

Vincenzo Nibali. Dopo il rosa, vestirà di giallo del tour?

Vincenzo Nibali. Dopo il rosa, vestirà di giallo del tour?

PARTENZA DALL’INGHILTERRA – Si parte in territorio d’oltremanica, come nel 2007. All’epoca tutto iniziò da Londra, stavolta sarà sede d’arrivo della terza frazione. Bei ricordi per Alberto Contador, che in quell’edizione ottenne il suo primo grande successo in una corsa a tappe. Subito tre tappe abbastanza agevoli, dove Mark Cavendish, nella sua terra natìà può puntare a tappe e maglia gialla. Anche se la seconda tappa, con arrivo a York, è piuttosto vallonata e adatta magari a colpi di mano. Al ritorno in Francia, la tappa forse più affascinante dell’intera edizione. La Ypres-Arenberg rischia di essere croce e delizia per molti corridori. Sulle strade della Roubaix, entra in scena il mitico pavè: 15 chilometri divisi in nove settori che rischiano di far cadere, non solo in senso metaforico, le aspirazioni degli uomini di classifica. Due tappe agevoli, prima di arrivare nei Vosgi: primo banco di prova di questo Tour.

SALITE A VOLONTE’ – Gli arrivi a Gerdardmer La Mauselaine e a La Planche des Belles Filles (tanto cara a Froome) faranno capire chi può mettere anzitempo da parte i sogni di gloria. Salite dure, ma relativamente corte : la squadra e il ritmo imposto dai propri compagni di squadra faranno la differenza. Un paio di volate nel mezzo e si affrontano le Alpi. Quest’anno prima dei Pirenei. Tappe sicuramente impegnative, ma se l’arrivo a Chamrousse non sembra particolarmente significativo, ben più emozioni potrà dare l’arrivo di Risoul, con Lautaret e Izoard da scalare prima. Il trittico pirenaico sarà inevitabilmente, e senza appello, il giudice insidacabile di quest’edizione. La tappa più lunga, la più breve e l’ultimo arrivo in salita ad Hautacam. In ognuno di questi tre giorni, per varietà di percorsi e di tattiche, con le energie che pian piano spariscono, chi vuole prendersi la maglia gialla troverà pane per i propri denti.

E LE CRONO? – Gli organizzatori, per invogliare gli scalatori, e per aumentare lo spettacolo, ci hanno messo del loro. A Froome e Wiggins non piacerà questo elemento. Quest’anno nè cronoprologo, nè crono a squadre, nè rettilinei lunghi decine di chilometri per mulinare a forza. L’unica prova contro il tempo sarà alla penultima tappa, da Bergerac a Periguex. Lunga 54 chilometri, tanti, ma non completamente pianeggiante, e soprattutto poco favorevole agli specialisti. Chi ha perso minuti preziosi in montagna, può scordarsi di salvare la corsa in extremis. Un assist invitante per i vari Nibali, “Purito” Rodriguez e Quintana, solo per citarne alcuni.

LA LOTTA PER IL GIALLO – Difficile fare pronostici su chi potrà spuntarla ai Campi Elisi. Un Tour cosi competitivo, più aperto e più imprevedibile, può far gola a molti. La scelta con il Giro, storicamente più difficile sotto il profilo altimetrico, ma meno “goloso” per quello economico, è quantomai ardua. Nibali ha già comunicato di voler provare a spodestare Froome. E Wiggins, dopo un negativo 2013, vorrà tentare il riscatto. Sembra essere il percorso giusto per l’eterno piazzato Rodriguez, che a 35 anni ha l’occasione di una carriera. La Colombia, tra Quintana, Betancur e Uran ha l’imbarazzo della scelta. Molto dipenderà dalla pianificazione con i propri team. Thibaut Pinot, classe ’90, grande promessa del ciclismo francese, sarà più maturo. Peter Sagan, il nuovo “cannibale”, deve ancora capire se può puntare, oltre alle singole vittorie di tappa, anche a fare classifica per vincerlo, un giorno, il Tour. E infine Rui Costa, il campione del Mondo di Firenze. A luglio di tappe ne ha vinte due, ma non puntava alla classifica. In carriera ha vinto due Giri di Svizzera, non proprio una corsa a tappe per velocisti. Se puntasse alla generale, sarebbe un avversario in più per tutti.

Manlio Mattaccini

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