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Crisi economica: tra Unione Europea e leadership inadeguata

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Enrico Letta: a lui tocca combattere la crisi economica

Enrico Letta: a lui tocca combattere la crisi economica

La legge di Stabilità è l’ultimo esempio di quel vezzo tutto italiano del cerchiobottismo, cui Letta ha attinto a piene mani avendo mentori come lo zio Gianni e Giulio Andreotti.

Ma non è più tempo del compromesso storico, nè di arco costituzionale. Non è più il tempo delle svalutazioni della lira. Il nostro cane da guardia ora è l’ Unione Europea ed in Parlamento non ci sono nè MoroBerlinguer ma Alfano e Fassina, che non sono proprio la stessa cosa.

COPERTA CORTA – Che il documento economico del Governo, avesse la coperta troppo corta, lo si è appurato poche ore dopo, quando la CGIA di Mestre ha quantificato la sbandierata riduzione del cuneo fiscale in 14 euro al mese pro capite per i lavoratori. Cifre poi confermate dal Ministero dell’Economia. Insomma come ha sottolineato il presidente di Confindustriaquel poco che si è fatto non servirà a nessuno. Insomma è vero che la tassazione (indiretta) è diminuita per la prima volta da almeno un decennio. Ma questa riduzione è talmente insignificante che non rilancerà assolutamente nulla. Ormai non sono più praticabili tali operazioni di marketing nell’ era della comunicazione globale e in tempo reale.

SITUAZIONE INSOSTENIBILE – Come i messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per una crisi economica che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un  +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando la crisi economica  degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione. La situazione è insostenibile, ma per il momento si è soltanto ricorso ad una mediatica  riduzione dell’ IMU “coperta” dall’ aumento  dell’IVA al 22%, che deprime ulteriormente i consumi.

ANOMALIA COSTITUZIONALE – L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia.

SOLO UE E MERCATI – Cercano solo di  garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica, che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale.

CULTURA POLKITICA INADEGUATA – Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa.

ACCORDI AUTOLESIONISTICI – Letta parla di autolesionismo, respingendo le critiche ma se vogliamo parlare di autentico autolesionismo non possiamo dimenticare che la leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di vincoli giuridici senza senso.

SPOSTARE IL CARICO FISCALE – La vera rivoluzione, per rallentare la crisi economica, sarebbe quella di spostare il carico fiscale dal lavoro dipendente e dalle aziende alle rendite finanziarie. Poiché  sono i mercati finanziari a dettare le linee guida alla politica italiana, non è pensabile che ciò accada. A meno che ci sia un ricambio totale della classe dirigente, in grado di avere il coraggio di affrontare l’ Europa ridiscutendo i parametri e gli assetti se non addirittura , valutare seriamente le conseguenze di un uscita dalla stessa UE.

Giuseppe Folchini

Fonti : Roberto Orsi -London School of Economics, Imola Oggi, Il Nord

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