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Arte&Cultura

Pierre-Auguste Renoir, la gioia di dipingere il piacere dell’esistenza

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Quadro di Renoir - particolare

 

Renoir: "La colazione dei canottieri", 1880-1882, Washington, The Phillips Collection

Renoir: “La colazione dei canottieri”, 1880-1882, Washington, The Phillips Collection

«Renoir non sentì da giovane alcun bisogno sostanziale di disciplinare, di rendere organicamente consapevoli le proprie qualità. Si era affidato specialmente al suo istinto profondo, alla sua spontaneità, perciò le sue prime esperienze hanno scarse oscillazioni, sono semplici e piuttosto univoche (Courbet, Manet), giacché il pittore cercava soltanto un mezzo rapido e adeguato che gli consentisse lo sgorgare felice della sua fantasia. La sua ricerca non ha nulla di intellettuale, non è morsa da assillo critico, si muove piuttosto secondo la forza incoercibile del temperamento e ad essa si affida». È quanto scrive Carlo Ludovico Ragghianti nel suo saggio del 1944 intitolato L’impressionismo a proposito della pittura e della personalità di Pierre-Auguste Renoir.

LA PITTURA DELL’ESISTENZA – Secondo l’acuto Ragghianti, il pittore del Bal au Moulin de la Galette si sarebbe affidato, in giovane età, quando cominciava a fare le sue prime esperienze artistiche, al suo istinto profondo, alla sua spontaneità non cercando altro che un mezzo rapido, la pittura, per poter esprimere felicemente la sua inesauribile fantasia. La ricerca di Renoir, inoltre, non avrebbe nulla di intellettuale. In effetti, ripercorrendo la intensa e prolifica produzione pittorica del maestro di Limonges, ci si accorge del fatto che la sua pittura non ha nulla a che fare col pensiero, con la riflessione; essa piuttosto racconta, nelle più diverse e variegate forme e sfaccettature, la vita nella sua quotidianità, racconta la bellezza e la gioia di esistere. Si potrebbe dire tranquillamente che quella di Renoir non sia una pittura dell’essenza, ma una pittura dell’esistenza. Ed è per questo che uno scrittore come Octave Mirbeau dirà nel 1913: «Mentre si succedevano le teorie, le dottrine, le estetiche, le metafisiche e le fisiologie dell’arte, l’opera di Renoir si è sviluppata anno per anno, mese per mese, giorno per giorno con la semplicità di un fiore che sboccia, di un frutto che matura. Renoir non ha pensato a compiere un proprio destino: ha vissuto e dipinge. Ha fatto il proprio mestiere: e in ciò sta forse tutto il suo genio. Perciò l’intera sua vita e la sua opera sono una lezione di felicità. Egli ha dipinto con gioia, con quanta gioia bastava per non gridare ai quattro venti quella gioia di dipingere che i pittori tristi proclamano con accenti lirici. Ha dipinto donne, bambini, alberi con la meravigliosa sincerità di un uomo che crede che la natura si offra alla sua tavolozza così semplicemente come se fosse stata creata dall’eternità per essere dipinta».

LA GIOIA DI VIVERE – E questa “lezione di felicità” e questa “gioia di dipingere”, stando alle parole di Mirbeau, emergono fin dalle prime opere di Renoir, che risalgono agli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, stagione durante la quale il giovane Pierre-Auguste andava dipingendo, in compagnia di Monet, Pissarro, Sisley, scorci della foresta di Fontainebleau en plein air, all’aria aperta. La gioia di dipingere è allo stesso tempo la gioia di vivere, gioia che accompagnerà il nostro pittore sino agli ultimi istati della sua vita. E non ci si stupirà, allora, nel leggere quanto il figlio Jean scriverà, ad un certo punto, ricordando il padre: «Quanto all’espressione del suo sguardo, immaginatevi un misto di ironia e tenerezza, di canzonatura e di voluttà. Sembrava che i suoi occhi ridessero sempre, che scorgessero anzitutto il lato divertente delle cose; ma era un sorriso affettuoso, buono. O forse si trattava di una maschera; era infatti estremamente pudico e non voleva che il prossimo si accorgesse dell’emozione, pari a quella che altri uomini provano nel toccare o nell’accarezzare, che lo assaliva al solo guardare i fiori, le donne o le nuvole in cielo».

I CAPOLAVORIL’emozione che Renoir provava nel guardare i fiori, le donne, i bambini, le nuvole, la natura, l’umanità è la stessa che ritroviamo nelle sue tele: è l’emozione che assaliva Pierre-Auguste davanti al semplice accadere della realtà. Nasceranno, così, quadri come La Senna ad Argenteuil (Parigi, Musée d’Orsay) del 1873; Il palco (1874, Londra, Courtauld Institute Gallery), Madame Monet che legge (1874, Lisbona, Museu Calouste Gulbenkian), Nudo al sole (1875, Parigi, Musée d’Orsay), Bal au Moulin de la Galette (1876, Parigi, Musée d’Orsay), Donna nuda seduta (1876, Mosca, Museo Puškin), Colazione in riva al fiume (1879, Chicago, The Art Institute), La colazione dei canottieri (1880-1882, Washington, The Phillips Collection), Sulla terrazza (1881, Chicago, The Art Institute), Ballo in campagna (1883, Parigi, Musée d’Orsay), Le bagnanti (1918-1919, Parigi, Musée d’Orsay).

IL PIACERE DELL’ESISTENZALa colazione dei canottieri è probabilmente il quadro che meglio sintetizza tutta la poesia della pittura di Renoir. Qui il pittore ha dipinto un momento della giornata, quello della colazione, in cui un gruppo di persone (forse amici, forse parenti), si sta godendo la gioia dello stare assieme, si sta godendo semplicemente e serenamente la bellezza della vita. A sinistra del quadro vediamo raffigurata una giovane ragazza che sta giocando col suo cane; a destra, invece, un uomo seduto su una sedia, ma seduto al contrario, avendo cioè lo schienale davanti. Al centro della rappresentazione, una tavola imbandita: si riconoscono bottiglie di vino semipiene, un’alzata con dentro dell’uva e delle pere. In secondo piano, della gente che parla, che sorride, che beve, che ascolta, come la ragazza col cappello giallo, appoggiata alla balaustra. Si ha quasi la sensazione di sentire il brusio delle voci, le risate, le battute di spirito di questa felice compagnia. È un momento di gioia, di serenità, in cui il tempo è sospeso e la vita si consuma nel piacere dell’esistenza.

Questo è il mondo di Renoir. Un mondo fatto di gioia e di vita. E infatti, ancora Jean ricorda: «Il mondo di Renoir è costituito da un tutto. Il rosso dei papaveri determina l’atteggiamento della giovane donna con l’ombrellino. L’azzurro del cielo si appoggia fraternamente sulla pelle di montone che copre il pastorello. I suoi quadri sono dimostrazioni di eguaglianza. Gli sfondi hanno la stessa importanza dei primi piani. Non sono fiori, volti, montagne, posti gli uni accanto agli altri, ma un insieme di elementi che si fondono, amalgamati da un amore più forte delle loro diversità. Quando si pensa a Renoir, si torna sempre a questo. Nel suo mondo lo spirito si libera dalla materia, non ignorandola ma penetrandola».

LA MOSTRA – E’ aperta al GAM (Galleria civica di Arte Moderna e Contemporanea) di Torino, dal 23 ottobre al 23 febbraio 2014, un’interessante mostra dedicata all’esperienza artistica di Pierre-Auguste Renoir: Renoir dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie. Per ulteriori approfondimenti rimandiamo direttamente al sito della mostra: http://www.mostrarenoir.it/

Michele Lasala

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