Antonio Casu
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Tevez e le sue origini

L'attaccante bianconero ripercorre i primi anni della sua vita in un'intervista a Tiki Taka

Tevez e le sue origini
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Quella di Carlos Tevez è una storia come se ne sentono tante altre, quel che fa la differenza è però il finale. Tevez e il calcio, Tevez e le sue origini, Tevez e le sue scelte: sono questi i temi dell’intervista all’attaccante bianconero, andata ieri in onda su Italia 1 nel corso del programma Tiki Taka. 

Carlos Tevez con la maglia della Juventus

Carlos Tevez con la maglia della Juventus

GLI ANNI DI FORTE APACHE – Un dialogo intimo a microfoni accesi e un salto a ritroso nel tempo, a Forte Apache, in terra argentina, dove il giocatore è nato e cresciuto in condizioni umili: “Il mio primo pallone era di stracci, non aveva cuoio. Non avevamo un vero pallone ma era come se lo  fosse. Quando giocavo con gli amici, la povertà rimaneva fuori. Un bambino quando gioca a pallone non pensa ad altro. Sono fortunato ad essere diventato quello che sono. Il mio miglior amico ha scelto un’altra vita a 14 anni mentre io ho seguito il calcio, che era il mio sogno.”

“HO L’ESSENZA DEL BARRIO” – Il viaggio continua e Tevez si dimostra ancora una volta per quello che è, un uomo sincero e diretto, temprato dalla strada, sua maestra di vita:E’ difficile pensare cosa avrei potuto fare se non avessi sfondato nel calcio. Non ho finito gli studi per dedicarmici in toto. Credo che noi che arriviamo dalla strada abbiamo qualcosa di più perchè abbiamo visto tante cose. Ora posso permettermi cose diverse ma mi manca il mio barrio, questo non cambia e non cambierà. Ho l’essenza del barrio. Nelle villas si vive tutti con gli stessi codici, la stella allegria. Se mi invitassero ad una partita al Forte Apache accetterei subito e me la goderei, mi divertirei.”

LE CICATRICI NON CONTANO – L’attaccante risponde infine ad una domanda su Papa Francesco e parla delle cicatrici sul suo viso, per lui dettagli irrilevanti: “Cosa direi se lo incontrassi? Vorrei ricordare la mia infanzia con lui e delle cose che oggi mancano ai bambini, parlare del mio barrio e della mia gente. Le cicatrici? Potrei rifarmi la faccia ma l’essere umano è buono per quello che ha dentro, non per quello che ha fuori, non è importante”.

Antonio Casu (@antoniocasu_)

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