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Tunisi bel suol d’amore: vietato giocare a tennis contro l’ebreo

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Malek Jaziri

Quarti di finale del torneo di Tashkent, Uzbekistan: in programma c’è il match fra il tunisino Malek Jaziri, numero 169 della classifica Atp, e l’israeliano Amir Weintraub, 196, ma le istituzioni (Federazione e Ministero della gioventù e dello sport) del Paese nordafricano non ci stanno e fanno pervenire al giocatore un odioso diktat via e-mail: questa partita non s’ha da fare, chiaro? L’avversario è un ebreo e noi contro i sionisti non giochiamo. Costretto a mettersi sull’attenti, Jaziri esegue gli ordini e non scende in campo. La storiella circolata  in un primo momento (problemi fisici) ha vita brevissima e la verità viene presto a galla grazie al quotidiano sportivo francese L’Equipe, che ne rivela e ricostruisce il penoso retroscena e dà voce allo sfogo di Selima Sfar, ex-tennista di ottimo livello (nel 2001 è stata la prima atleta araba a entrare nella top 100 Wta: miglior ranking numero 75, ma nel doppio è arrivata fino al 47° posto) e oggi consulente per Al Jazeera.

Selima Sfar

Selima Sfar

MI VERGOGNO PER LORO – “Sono arrabbiata e delusa, è un’immagine pessima per il Paese. E poi in Tunisia ci sono solo tre tennisti, Ons Jabeur, Malek Jaziri ed io. Ci siamo battuti duramente per diventare professionisti e ora non siamo più sostenuti. Cosa succederebbe se Malek incontrasse ogni settimana un israeliano nei tornei, dovrebbe dare sempre forfait?” – si chiede la Sfar prima di affondare il colpo decisivo – “Il nostro popolo si è battuto anche con il sangue per andare verso la democrazia e l’apertura mentale, e invece stiamo regredendo. Giocare contro un israeliano non significa essere un cattivo tunisino, un cattivo arabo o un cattivo musulmano. Sono fiera di essere tunisina, araba e musulmana ma mi vergogno del mio Paese quando si comporta così”.

RECIDIVA AGGRAVATA – Il sangue cui fa riferimento la Sfar è quello versato durante la cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini, la sommossa popolare che in due mesi (dicembre 2010-gennaio 2011) costrinse alla fuga il premier Ben Alì e fece poi trionfare alle urne il partito islamico moderato (mica tanto, a quanto pare) di Ennahda, il Movimento della Rinascita che oggi governa il Paese insieme al Congresso per la Repubblica e al Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà. Da quando “regna” il tripartito, è la quarta volta che un atleta tunisino è costretto a ritirarsi (o anche peggio, come vedremo) in presenza di un ebreo: “Lo scorso luglio” – scrive oggi Alessandro Grandesso sulla Gazzetta dello Sport – “al torneo ITF di Baku in Azerbaigian, la tunisina Jabeur, 18 anni, aveva abbandonato il quarto di finale che vinceva per due set, ma che l’avrebbe destinata alla sfida contro un’israeliana. Nel 2011, durante i mondiali di scherma, la tunisina Sarra Besbès decise di rimanere “passiva” contro l’israeliana Noam Mills, per rispettare le direttive federali di boicottaggio ed evitare sanzioni. Nel maggio 2012, un bambino di 10 anni fu fatto ritirare dai mondiali di scacchi per non affrontare un israeliano”. Anche altri Paesi arabi, prosegue Grandesso, non sono nuovi a simili episodi di fanatismo: “sempre nel 2011, per esempio, a Shanghai l’iraniano Mohammad Ali Rezaei rifiutò di gareggiare durante le batterie dei 100 metri stile libero perché nella corsia accanto c’era un israeliano”.

I giocatori che hanno partecipato al corso del’Atp University nel 2011: fila dietro (da sinistra a destra): Skugor, Pospisil, Weintraub, Siljestrom, Knittel; fila davanti (da sinistra a destra): Kravchuk, Shamasdin, Jaziri, Bubka, Brugués, Emmrich

I giocatori che hanno partecipato al corso del’Atp University nel 2011: fila dietro (da sinistra a destra): Skugor, Pospisil, Weintraub, Siljestrom, Knittel; fila davanti (da sinistra a destra): Kravchuk, Shamasdin, Jaziri, Bubka, Brugués, Emmrich

OLTRE AL DANNO LA BEFFA – Ora, è noto che la Tunisia non ha rapporti diplomatici con lo Stato d’Israele, e sono in molti a sostenere che il boicottaggio nei confronti degli atleti di Tel Aviv è da intendere come un gesto di solidarietà e di sostegno alla causa del popolo palestinese e niente più. Sarà, ma che senso ha tutto ciò? Sarebbe questa la Rinascita tunisina? E che fine hanno fatto, in tutto questo squallore, le massime istituzioni sportive internazionali? Semplice, fanno l’occhiolino al carnefice e castigano la vittima. Jaziri, infatti, ora rischia grosso, e la “colpa” di aver piegato il capo davanti a un potere ottuso e arrogante potrebbe costargli la radiazione dai prossimi tornei e la perdita di tutti i punti conquistati in classifica. E se in Tunisia la primavera araba è già sfiorita, nelle alte sfere dello Sport si gioca a far finta di non vedere, e a perderci siamo tutti.

Enrico Steidler

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