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Ciclismo, Santambrogio shock: minaccia il suicidio su Twitter

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Quando il doping porta alla disperazione. E’ quello che è accaduto a Mauro Santambrogio, ex corridore della Vini Fantini, trovato positivo all‘EPO durante un controllo anti-doping seguente alla prima tappa del Giro d’Italia. Dal momento del controllo fino a ieri, il ciclista lombardo non si è fatto più sentire, finendo per cadere in un silenzio pubblico piuttosto preoccupante. Ma ecco che alle 21:57 di ieri sera la sua pagina profilo Twitter viene aggiornata con la seguente frase: “Addio mondo”. Un messaggio di sole due parole davvero agghiacciante, che ha istantaneamente provocato scompiglio nel social network. I follower e gli amici di Mauro hanno immediatamente cercato di far cambiare idea al corridore con messaggi di solidarietà e di incoraggiamento.

PERICOLO SCAMPATO – Fortunatamente i messaggi hanno sortito l’effetto sperato, perché alle 1:12 del mattino il ciclista ha aggiornato nuovamente il proprio profilo con la seguente frase: “Ce la devo e c’è la farò a vincere questa corsa. Grazie a voi.” Nessun gesto folle quindi, grazie al supporto di tutti i conoscenti di Santambrogio, che questa mattina ha incontrato la Gazzetta dello Sport, ricevuta in casa propria. “ Ho passato un momento davvero bruttissimo, la rete mi è stata utile, i messaggi che ho ricevuto mi hanno fatto capire che non sono solo. Da solo forse non posso farcela a uscire da questo tunnel, ma con l’aiuto di chi mi vuole bene sì. Grazie ancora per avermelo fatto capire”. Queste le parole del ciclista alla “Rosa”, parole che danno un respiro di sollievo a tutti gli sportivi dopo la tragica frase scritta nella serata di ieri.

Doping, il cancro di questo sport

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TROPPO SOLI – Il dramma di Santambrogio può ricordare, con le dovute proporzioni, quello di Marco Pantani, che come è noto ci ha lasciati 9 anni fa alla fine di un calvario personale in cui la depressione lo ha sconfitto. Ed è il dramma che molti protagonisti delle due ruote vivono, basti pensare anche a Riccardo Riccò, astro nascente del ciclismo tricolore incappato in quella micidiale trappola qual’è il doping, ed oggi scomparso in un preoccupante anonimato. Molto spesso chi è reo di positività a sostanze dopanti viene disprezzato all’unanimità dal mondo sportivo, che considera l’atleta una mela marcia non solo per lo sport ma anche per tutta la società. Tutto ciò è completamente sbagliato, poiché queste persone hanno il diritto di ricostruirsi una vita e di imparare dai propri sbagli. Certo, sono episodi che provocano molta rabbia negli appassionati, i quali si sentono completamente traditi dai fan, ma bisogna capire che come ogni essere umano anche gli atleti possono sbagliare in maniera enorme. Lasciarli soli al loro destino di anonimato e abbandono non serve proprio a nessuno. Dagli errori si può sempre riemergere, ma farlo da soli è praticamente impossibile, serve l’aiuto di tutti.

Enrico Cunego

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