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Eugenio Montale: la definizione del Male di Vivere

In occasione del suo anniversario, ripercorriamo la storia di uno dei più grandi poeti italiani, premio Nobel per la letteratura nel 1975: Eugenio Montale

Eugenio Montale: la definizione del Male di Vivere
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In occasione del suo anniversario di nascita, dedico questo articolo ad una delle figure più illustri e fondamentali della poesia del Novecento in Italia: Eugenio Montale.

LA NASCITA E LE PRIME OPERE –  Eugenio Montale nacque il 12 Ottobre 1896 a Genova da una famiglia medio borghese. La sua attività di letterato prende gli esordi nel 1922 quando viene inserito come poeta su “Primo Tempo”, una rivista letteraria fondata da Giacomo Benedetti. Dai suoi versi si evince una chiara antitesi alle esperienze d’avanguardia in atto (si prenda in esempio Ungaretti). La sua posizione si evidenzierà nella sua prima raccolta “Ossi di Seppia” composta dal 1916, ma che vedrà le stampe nel 1925. Emergerà immediatamente una originalità frutto di una rielaborazione della tradizione poetica. Per Montale infatti, la parola deve confrontarsi con la realtà prima di poter compiere il suo viaggio verso l’assoluto, in questo silenzio dovrà superare  l’unico banco di prova che lo spazio gli offre: la realtà delle cose definita e specificata con il vero significato dell’oggetto. quest’ultimo infatti avrà una dimensione concreta per il poeta. Si può evincere dai versi (si prenda “I Limoni”) l’uso degli oggetti semplici del quotidiano, della realtà povera che l’uomo trova intorno a sé. Secondo Montale ogni cosa diventa emblema entro la quale è segnato il destino dell’uomo che, in qualche modo, si riflette con gioie e speranze, riversando la sua condizione di infelicità. L’ineluttabile destino dell’uomo fatto di incertezze e illusioni, è arido ma allo stesso tempo unico, dal quale non può sottrarsi o ribellarsi. Uno strumento di cui farà uso Montale sarà il “Correlativo Oggettivo” una forma poetica che vede una relazione tra oggetto e sentimento (diverso da Ungaretti che sfrutterà “l’analogia”).

“LE OCCASIONI” E IL PREMIO NOBEL – Dopo gli Ossi di Seppia usciranno “le Occasioni” (1939), un forte preludio già risentito nella precedente raccolta. Il titolo in questo caso funge da sottofondo ad una condizione umana altrettanto evidente, il concretizzarsi di eventi che potrebbero mutare il corso dell’esistenza. Eugenio Montale non può far altro che affidare a figure femminili la sua speranza. Lo spazio di ricerca di Montale si amplia, non riducendosi ad un solo dialogo tra uomo e natura, ma indagando anche tra le cose del presente che ancora possono offrire all’uomo gioia. La condizione si inasprisce ancora di più quando l’uomo si rende conto che non vi è nulla che gli rende gioia come il passato, che adesso è frutto di nostalgia di una memoria che allontana dal “varco” obliato dai presagi di inettitudine, paura e morte.

Eugenio Montale

Eugenio Montale

Il pensiero culmina in “La Bufera e Altro” frutto dello sconvolgimento della guerra che conferma il pensiero pessimistico del poeta nei confronti della storia. La guerra è uno degli avvenimenti che ha segnato il destino dell’uomo sia sul piano storico che metafisico.

Eugenio Montale fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1975. Oggi rappresenta uno dei nostri più grandi pensatori del Novecento. Ricordare questa figura è di estrema importanza. La sua capacità di sintetizzare la condizione dell’uomo novecentesco è essenziale e rivelatoria. Uno dei padri della poesia, un uomo che ha espresso una profondità di pensiero immedesimandosi in tutti, essendo in tutti noi, non può che rappresentare un gesto di solidarietà per l’uomo, per noi.

Concludo con una delle sue poesie più emblematiche della sua storia:

Spesso il male di vivere ho incontrato: 
era il rivo strozzato che gorgoglia, 
era l’incartocciarsi della foglia 
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio 
che schiude la divina indifferenza: 
era la statua nella sonnolenza 
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

Francesco Cornacchia

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