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La panchina lunga: una delle più belle innovazioni made in Italy

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Aurelio de Laurentiis, il buono e il cattivo del Made in Italy

Aurelio de Laurentiis, il buono e il cattivo del Made in Italy

 Non si fa altro che parlare dei problemi del calcio made in Italy: dai cori beceri al razzismo negli stadi, dalle difficoltà economiche dovute alla crisi globale per finire con la presunta inferiorità della Serie A rispetto alle varie major europee come Premier League, Liga Spagnola e Bundesliga. E’ corretto discutere di cosa non va, ma ogni tanto bisognerebbe anche porre l’accento su cosa va. Cosi, per ricordarci che non siamo poi davvero l’ultima ruota del carro.

Una novità importante, a marchio made in Italy – a parere di chi scrive abbastanza significante ed altrettanto rivoluzionaria – per esempio, è passata praticamente sotto silenzio. Ingiustificatamente. Dall’anno scorso il made in Italy calcistico ha registrato una grandissima innovazione che, a conti fatti, ha portato soltanto benefici, un’idea che presto potrebbe essere ripresa anche nelle altre Top League: parliamo della panchina lunga. Non più i canonici 7 uomini a fianco di allenatore e staff, ma ben 12. Ed a ben vedere, quest’idea geniale ha eliminato parecchi problemi non di poco conto nella gestione delle rose.

COME EUROPEI E MONDIALI – Si parla di innovazione e non di invenzione a tutti gli effetti semplicemente perchè la panchina lunga è già un must di Europei e Mondiali di calcio, da tempo immemore. Ma per quanto riguarda i club è una novità assoluta. Se i pionieri fossero stati inglesi o tedeschi, siamo sicuri che se ne sarebbe parlato di più, ma anche il teoricamente arretrato made in Italy è in grado di realizzare cambiamenti sui quali riflettere. Aurelio De Laurentiis è stato uno dei principali fautori e sostenitori dell’idea e si è dimostrato ancora una volta una figura dirigenziale da cui prendere esempio, al di là di simpatie ed antipatie varie. Se c’è chi ci crede, il calcio italiano è ancora in tempo per funzionare.

TUTTI I BENEFICI DELLA NEW AGE – Ad un anno di distanza dall’entrata in vigore della nuova regola, possiamo trarre un primo bilancio rispetto ai cambiamenti che ha portato: si vedono soltanto benefici. Molti meno malcontenti tra i giocatori, ridotte al minimo dichiarazioni scomode tipo: “Vado via, non mi sento parte del progetto”. Perchè se piuttosto che andare in tribuna finisci quantomeno in panchina, il progetto lo senti gioco forza più tuo. Vivi il campo ed il rapporto con mister e compagni in maniera diversa. Ed ovviamente, hai più possibilità di giocare. Perchè l’altro beneficio è questo: l’allenatore ha una maggiore possibilità di scelta. Capita che ad un certo punto di una partita ti serva un certo tipo di giocatore. Con il vecchio sistema, eri costretto a scegliere a priori: sette in panchina, tutti gli altri fuori. Oggi il manager ha 12 uomini a disposizione e può valutare con maggiore calma chi lanciare nella mischia durante la gara; ovviamente, la panchina lunga porta anche ad una maggiore coesione di squadra. E non soltanto per i motivi prima citati – più scelta per l’allenatore, meno malcontenti, più speranze di scendere in campo per tutti – ma anche per un’altra semplicissima ragione: gli stessi titolari ne guadagnano. La maggiore concorrenza gli porta ulteriori stimoli. E poi, hanno 5 tifosi in più a bordocampo.

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

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