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Trecento gol in carriera: lunga vita a Re Totti

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Il futuro di Totti immaginato da Valp3D

L’inchiostro servito per parlare di Francesco Totti basterebbe probabilmente a riempire un oceano ma per un predestinato come lui un oceano, evidentemente, non basta. Con la sua doppietta contro l’Inter sono arrivati i gol numero 299 e 300 in carriera, considerando Campionato, Coppe e Nazionali. In campionato le marcature sono 230 segnate sempre con quella maglia giallorossa, che per lui è una seconda pelle. Il record granitico di Piola (274) non è un miraggio e se c’è qualcuno che può metterlo in discussione è proprio Totti.

Perché Totti è campione quasi d’altri tempi, vero, di testa, cuore, polmoni e piedi divini. E’ gioia per gli occhi di chi lo vede giocare, oggi come quando era appena un ragazzino ma imperversava già sui campi di Serie A. A Roma è un re e non potrebbe essere altrimenti, anche perché, parafrasando il presidente Borlotti del cult “L’allenatore nel pallone”, Totti è la Roma e la Roma è (soprattutto) Totti.

Venti anni sono lunghi e non possono essere tutti rose e fiori. Con i suoi allenatori Totti ha avuto alti e bassi, da Zeman che lo ha fatto crescere a Bianchi che avrebbe addirittura voluto venderlo, passando per Boskov, Capello, Ranieri, Luis Enrique e via andare. Per la fortuna di tifosi e società il nuovo mago giallorosso, Rudi Garcia, ha capito che il capitano è un vero valore aggiunto piuttosto che un peso e l’ottimo inizio di stagione del Pupone è una firma in calce ad una cambiale di fiducia già più che onorata. Se il treno della Lupa vola, non è merito del solo macchinista ma anche, ovviamente, di tutti i vagoni, tra i quali Totti non è semplicemente la prima classe ma la Classe Assoluta.

Da qualche giorno la sua firma giace anche su un contratto con scadenza 2016, anno del suo quarantesimo compleanno. Due anni e mezzo per fortuna sono lunghi ma al momento è quasi inconcepibile pensare alla Serie A e soprattutto alla Roma senza la sua (ultima?) bandiera. Lunga vita quindi all’ottavo Re di Roma, perché dopo di lui, c’è solo il diluvio: quello delle lacrime dei suoi tifosi.

Vincenzo Arnone
Illustrazione di Valp3D

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