Vincenzo Galdieri
No Comments

Piacere, Fabio Quagliarella: scalo gerarchie e segno gol impossibili

Ogni anno è sempre la solita storia: partente in estate, quinta punta ad inizio settembre, Fabio riesce a convincere tutti diventando pedina fondamentale nello scacchiere bianconero. Frutto di una determinazione folle, e dell'assenza di una precisa parola nel vocabolario

Piacere, Fabio Quagliarella: scalo gerarchie e segno gol impossibili
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

matri e quagliarella, probabile coppia offensiva anti-napoliSegna sempre lui, si chiama Fabio Quagliarella. Quando lo chiami in causa, risponde presente. E’ praticamente il giocatore che tutti gli allenatori sognerebbero di avere a disposizione. Professionale, determinato, talentuoso, forte tecnicamente e caratterialmente. E soprattuttonon si arrende mai. La sua storia con la Juve è di quelle strane, ma strane forte. Arrivato nel 2010 tra lo scetticismo generale dei tifosi, si è conquistato in men che non si dica affetto e fiducia a suon di gol. Ha trascinato Madama in cima alla classifica. Poi un infortunio di quelli che possono cambiarti la carriera, di quelli che segnerebbero chiunque. Chiunque, ma non Quagliarella. La Juve senza di lui crollava, Quaglia intanto si rimboccava le maniche per rimettersi in sesto. C’era chi parlava di recupero complicato, di ritorno ad alti livelli impossibile. Ma per sua fortuna, Fabio da Castellammare, il termine impossibile non l’ha mai cercato sul vocabolario. Anzi, meglio: nel suo vocabolario personale, quella parola proprio non esiste.

SULLE MONTAGNE RUSSE – La sua storia con la Vecchia Signora è strana, dicevamo. Strana e se vogliamo tormentata. Dopo l’infortunio si è ripreso, è tornato quello di prima. Anzi, pure più forte. Nella testa, soprattutto. Ma in un modo o nell’altro, ad ogni giro di boa del calciomercato il suo nome è sempre in cima alla lista dei partenti. Comprenderne il motivo non è facile, ma tant’è. Lui però non s’abbatte mica. Riparte dal basso, ed alla sua maniera riesce a scalzare tutti. Perchè Quagliarella ha le palle, per usare un’espressione forse non proprio signorile ma sicuramente esplicativa ai massimi livelli. Ai nastri di partenza è quinta punta, quando si taglia il traguardo però ti rendi conto che di presenze ne ha fatte e di gol pure. Gol importanti, a volte impossibili. Ah già, dimenticavo: Quaglia quella parola non la conosce.

AVANTI UN ALTRO – Nel 2011\2012 ci sono Del Piero, Matri, Elia, Krasic, Pepe e Vucinic a contendergli il posto da titolare. Parte in ultima fila, nemmeno a dirlo. Poi però mette in fila 27 presenze. I gol sono soltanto 4, ma c’è da dire che l’anno dopo un infortunio che ti tiene fermo per 9 mesi può essere difficile – non impossibile, ovviamente – anche per uno come lui. Poi arriva il 2012\2013. In odore di cessione fino all’ultimo, rimane alla corte bianconera. Nuovi compagni di reparto, nuove stimolanti sfide per il posto da titolare. E’ andato via il capitano – e suo amico – Del Piero, non ci sono più nemmeno Elia e Krasic. Oltre a Matri e Vucinic, adesso, in rosa compaiono i nomi di Bendtner e soprattutto Giovinco. Sulla Formica Atomica Conte ed il suo staff puntano molto, Fabio sa di partire dietro. Ma la corsia di sorpasso è il suo habitat naturale. Lanciato in mischia negli ultimi minuti di Chelsea-Juventus, segna il gol del pareggio e ne sfiora un’altro prendendo la traversa. Stamford Bridge è ai suoi piedi, la Juve pure. Uno cosi è imprescindibile. Segnerà ancora gol capolavoro: di nuovo al Chelsea, quindi Nordsjaelland e Celtic, per quanto riguarda la Champions League. In campionato ne piazza nove, la ciliegina è quello realizzato all’Inter sotto Pasqua: un’autentica opera d’arte. Si rivela decisivo ai fini della conquista dello Scudetto, ed è anche il giocatore simbolo dell’ottimo cammino bianconero in Europa. Ma d’estate si sa, cambiano le cose. Roma, Zenit, Lazio, Inter: chi più ne ha più ne metta. Sembra l’anno buono per andare via. E invece…

NEVER SURRENDER – E invece Fabio Quagliarella rimane di nuovo. Stavolta la concorrenza non sembra lasciare scampo: Vucinic, Giovinco ed i nuovi top players Llorente e Tevez. Conscio del fatto che, essendo stato vicinissimo a vestire altre casacche, tutti lo considerano quinta punta, Quaglia potrebbe pensare “Risalire stavolta è troppo difficile persino per me”. Potrebbe pensarlo, ma non lo fa. Altrimenti non si chiamerebbe Quagliarella. Uno che entra per la prima volta a Stamford Bridge e segna sotto le gambe a Cech come se nulla fosse non può abbattersi ne’ avere paura di niente, a livello professionale. A Londra se lo sognano ancora la notte. Fabio parte da dietro, come sempre. E come sempre, in qualche modo rispunta fuori. Conte lo chiama in causa per la sfida di Champions col Copenaghen. Vucinic è infortunato, Llorente imballato. Tocca a lui giocare al fianco della nuova stella Tevez. Ma la star è sempre Fabio, tra i pochi a salvare la faccia nello sciagurato pareggio coi danesi. Nemmeno a dirlo, segna lui. E segna di nuovo col Chievo in campionato, dando inizio alla rimonta. E già che lui di rimonte se ne intende: la sua carriera è una salita continua. Di giocatori tanto determinati se ne sono visti pochi. Quaglia carica a testa bassa, non si demoralizza praticamente mai. Carattere da medianoattitudine da cecchino d’area, piedi da artista. E soprattutto, testa da vincente. Ditegli pure che una cosa è impossibile, la risposta sarà sempre la stessa. “Dammi del pazzo, ma io ci provo. Poi ne riparliamo…”

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *