Enrico Steidler
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“Balotelli puzza”: cronache da un Paese allo sfascio

Un negozio di Napoli espone una maglietta con una scritta disgustosa (“Milanisti se fate lavare Balotelli con la varecchina puzzerà sempre”) e rilancia in tutto il mondo il marchio del “made in Italy”

“Balotelli puzza”: cronache da un Paese allo sfascio
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Ricordate i souvenir d’Italie di “Amici miei atto secondo”? In un ristorante fiorentino sovraffollato di turisti stranieri, il proprietario del locale e i suoi compagni di zingarate si impadronivano con destrezza delle macchine fotografiche dei clienti e le trattenevano il tempo necessario ad appartarsi nel retro e a immortalare il “campanile di Giotto”, questo “bel Battistero”, il “Cupolone” e la “villa del Palladio”. Al loro ritorno in patria, gli ignari viaggiatori si ritrovavano quindi i rullini pieni zeppi di meravigliosi e inattesi souvenir d’Italie. Altri tempi, altra Italia: qualcosa è cambiato (in peggio), e oggi i turisti si portano a casa ricordini che parlano di noialtri brava gente in modo altrettanto incisivo, ma per nulla divertente.

Mario Balotelli

Mario Balotelli

COSE DI CASA NOSTRA – Siamo a Napoli, e nella centralissima via Toledo (il cuore dello shopping) frotte di persone si accalcano davanti a un negozio che espone una maglietta con la seguente scritta, errori (e orrori) compresi: “Milanisti sé fate. lavare Balotelli con la. varecchina puzzerà. sempre”. Accanto a questa t-shirt ce n’è un’altra ugualmente “spassosissima” ma infinitamente meno idiota: “Veronesi non dimenticate che Giulietta era una zoccola”. Bastano pochi minuti, e l’immagine di questi souvenir, raccolta da decine di turisti increduli, fa il giro del globo parlando in modo assai eloquente dell’Italie e del suo lato oscuro. Quella dedicata a Super-Mario, in particolare, attira subito l’attenzione: il messaggio, infatti, è chiarissimo (se anche riuscite a sbiancarlo – ecco perchè la varecchina – Balotelli resta negro e continuerà a puzzare) ed è troppo becero per sfuggire alla sdegnata censura del Pianeta. Un episodio di intollerabile razzismo dicono un po’ tutti, ma ben pochi, almeno dalle nostre parti, mettono in luce due aspetti non meno inquietanti, che del razzismo, in fondo, possono essere considerati i “genitori”: l’ignoranza e la stupidità.

Dalle pieghe della notizia emergono poi alcuni particolari degni di nota. Il negozio incriminato, si viene presto a sapere, è lo stesso che tempo fa aveva messo in vendita una maglietta su Cavani sicuramente crudele ma anche spiritosa (“Hai amato Napoli come tua moglie“). Perché il livello è ora sceso così in basso? La verità, sussurrano in molti, è che queste t-shirt sono una risposta ai cori razzisti intonati dagli ultrà rossoneri e gialloblu durante le partite contro il Napoli (vedi Milan-Napoli di domenica scorsa, ad esempio) e che il “bagno” di Balotelli fa riferimento al famigerato coro “Vesuvio lavali col fuoco”. Pan per focaccia, insomma, una specie di nobile gara a chi la canta (o la scrive) più oscena.

Morale? Povero Balotelli, ha tutta la mia solidarietà! Al posto suo, io prenderei per il collo il produttore delle magliette e gli urlerei in faccia: “Ti ammazzo, te la faccio pagare”!

Enrico Steidler

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2 Responses to “Balotelli puzza”: cronache da un Paese allo sfascio

  1. Antonio 27 settembre 2013 at 15:26

    Mi spiegate come faccio a leggere questo articolo con le migliaia di pubblicità che spuntano da ogni dove???????????????? Comunque le ultime tre righe si leggono bene. Mi hai lasciato senza parole … (e non è un complimento)

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  2. Enrico Steidler 3 ottobre 2013 at 19:17

    Gentile Antonio,
    “Ti ammazzo, te la faccio pagare” sono le parole che Mario Balotelli ha urlato in faccia all’arbitro Banti e che gli sono costate tre giornate di squalifica. Nel suo squallore, la vicenda delle magliette di via Toledo è esemplare e illustra meglio di tanti discorsi e analisi sociologiche il degrado che ci circonda (lo “sfascio” cui alludo nel titolo) e ormai quasi ci soffoca. In un simile scenario, dove la maleducazione e la mediocrità regnano sovrane, capita spesso che le vittime siano a loro volta carnefici. Troppo spesso. Questo è il senso dell’articolo, in generale, e delle ultime due righe in particolare.

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