Vincenzo Galdieri
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Bye bye Italy – Weiss e gli altri: snobbati da noi, eroi in terra straniera

Puntata zero della nuova rubrica targata SportCafe24: viaggio per il mondo a caccia dei talenti sottovalutati passati per il campionato di casa nostra. Da Weiss a Seferovic, quante occasioni perse

Bye bye Italy – Weiss e gli altri: snobbati da noi, eroi in terra straniera
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Haris Seferovic: la Fiorentina lo ha scaricato, al Malaga sta facendo faville

Haris Seferovic: la Fiorentina lo ha scaricato, alla Real Sociedad sta facendo faville

Sei sicuro delle tue potenzialità, convinto dei mezzi a tua disposizione e certo che in un modo o nell’altro ce la farai a raggiungere i sogni gelosamente custoditi nel cassetto. Cascasse il mondo, dimostrerai a tutti di che pasta sei fatto. Per un calciatore, la massima aspirazione in carriera è quella di essere protagonista in un grande club, cimentarsi in un campionato di livello internazionale, scrivere il proprio nome nella storia della Champions League. Per un calciatore, arrivare in Serie A rappresenta da sempre un traguardo di cui andare fieri. Oggi forse un po’ meno di ieri, ma la regola è ancora valida: il Belpaese pallonaro rimane meta appetibilissima, checchè se ne dica. Anche perchè pare sia il campionato più difficile al mondo. Difficile, ed a volte miope. Sono tanti, tantissimi i talenti che ci siamo fatti sfuggire negli ultimi anni. E no, non parliamo dei Cavani e degli Jovetic: quelli ce li siamo goduti appieno, li abbiamo valorizzati e sono andati via a peso d’oro. La categoria di riferimento è un’altra. Gente arrivata – od in certi casi nata – a casa nostra con la voglia di spaccare il mondo, ed andata via nella totale indifferenza. Perchè il mondo del calcio italiano non è proprio dei più semplici: basta imbroccare una stagione cosi cosi e la Serie A ti mette alla porta. E quindi rimane un’unica soluzione: partire. Per dove, non si sa. L’importante è che ci sia qualcuno che crede in te.

CON TE PARTIRO’ – Con te, partirò. Cosi canta il mitico Andrea Bocelli. I protagonisti della nostra storia però non sono partiti proprio con nessuno: da soli, a caccia di gloria da qualche altra parte che non sia l’Italia. In cerca di visibilità, considerazione. Per vivere il calcio in maniera diversa: magari meno intensa, sicuramente, nel loro caso, più produttiva. Paesi, che non ho mai veduto e vissuto. Bocelli prosegue cosi. Ed il ritornello della celeberrima canzone firmata da uno dei tenori più importanti del panorama internazionale sembra calzare a pennello per gente come Donati e Caldirola. Giovani stufi di aspettare qualcuno che puntasse su di loro. Sono partiti per la Germania, terra di conquista per la nostra Nazionale nel 2006. Adesso vogliono conquistarla loro. Perchè l’Inter ha preferito fare cassa piuttosto che provare a scommettere su un prodotto fatto in casa. Sballottati qua e la in Serie B, l’anno scorso giochicchiavano a Grosseto e Brescia. Le prospettive non sembravano essere rosee, un altro anno di prestito in provincia era alle porte. Poi arriva l’Europeo Under 21, giocato egregiamente da entrambi. Ed in via Durini il telefono squilla un paio di volte. Gli interlocutori parlano tedesco e non hanno nessuna intenzione di fare trattative infinite. Chiedono il prezzo, arrivano e comprano. E non lo fanno tanto per fare. Vogliono puntare sui due talentini. Il risultato è questo: oggi Caldirola è un pilastro della difesa del Werder Brema. Niente male per uno che a Brescia faceva la spola tra campo e panchina. A Donati è andata addirittura meglio. Il Bayer Leverkusen gli ha dato piena fiducia, non ha aspettato nemmeno un secondo per inserirlo in prima squadra. Vai, ragazzo, vai. Subito titolare, niente meno che all’Old Trafford in casa del leggendario Manchester United. E Giulio è stato uno dei migliori, nonostante la sconfitta dei suoi. Titolarissimo anche in campionato, ci mancherebbe. La Germania non è mica l’Italia: li i giovani, se sono bravi, giocano subito e non dopo 12 anni di apprendistato.

WEISS, SEFEROVIC E GLI ALTRI: CHE SPRECO – In Serie A di solito gli stranieri vanno di moda, ma a volte, stranamente, quelli forti finiscono nel dimenticatoio senza un motivo preciso. Vladimir Weiss ha avuto la fortuna di trovare una squadra che gli ha dato spazio e fiducia, lui ha ripagato con gol, assist e giocate da campioncino. Scaduto il contratto col Pescara, lo slovacco era sul mercato a parametro zero. Ma l’Italia lo ha snobbato, ed ancora in molti si chiedono il perchè. Si è accasato all’Olympiakos, lo abbiamo ammirato in televisione: gol da cineteca la settimana scorsa. Si è bevuto tutta la difesa del Psg – mica la squadra del condominio – ed ha depositato in rete. Uno cosi avrebbe fatto comodo persino alla Juventus. In Champions League ha stupito pure Piovaccari, un altro che l’anno scorso sudava assieme a Donati con la maglia del Grosseto ultimo nella classifica della Serie B. Lo Steaua Bucaresse l’è portato a casa, lui ha risposto con tre gol in Champions e tre in campionato. In Europa ha sfoderato pure una delizia: pallonetto da urlo e gol decisivo per il passaggio ai gironi. E che dire di Seferovic, prestato dalla Fiorentina al Novara l’anno scorso e poi venduto quest’estate alla Real Sociedad. Si è regalato una perla da 35 metri contro il Lione sempre in CL, cosi per far capire al suo nuovo pubblico di che pasta è fatto. La viola ha anche dato El Hamdaoui – nel 2012\2013 poche presenze e qualche golletto in maglia gigliata – al Malaga: per lui tripletta all’esordio in Liga. E che dire di Kozak, sul quale la Lazio non ha mai realmente voluto puntare. Eppure lui qualche avvisaglia l’aveva data: dieci gol in Europa League non sono roba da poco. Ma i capitolini no, hanno preferito venderlo. All’Aston Villa, in Premier League, è già idolo dei tifosi e tre giorni fa ha segnato il gol decisivo per la vittoria contro il Norwich. Not bad. 

BYE BYE ITALY – Donati, Seferovic, Caldirola, Piovaccari, El Hamdaoui, Weiss e Kozak. Di loro, e di tutti gli altri, parleremo nelle prossime settimane all’interno della nostra nuova rubrica Bye Bye Italy, ogni martedi alle 09.30. Un articolo dedicato alla storia di ognuno di questi calciatori, che molto di più avrebbero potuto dare al calcio italiano. Ma se non c’è nessuno che crede in te, è meglio fare le valigie e scappare altrove. Tanto, la parola sogno, è traducibile in tutte le lingue del mondo.

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

 

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