Davide Luciani
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Fiorentina, tre uomini per un successo

Dalla duttilità di Montella, ai gol di Rossi, passando per l’intelligenza tattica di Borja Valero: così la Fiorentina diventa grande

Fiorentina, tre uomini per un successo
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Giuseppe Rossi con la maglia della fiorentina

La Fiorentina veleggia a due punti dalla vetta della classifica ed è ormai una solida realtà del nostro calcio. Più che la classifica, però, ciò che rende forte la candidatura di “Big “ dei viola, è il gioco espresso dagli uomini di MOntella, gioco che permette di sopperire ad assenze anche pesanti. Contro l’Atalanta, ad esempio, mancavano Cuadrado, Gomez e Pizarro.

MONTELLA, L’ALCHIMISTA – Montella ha allora lanciato Wolski (un minuto fin qui in viola) e Mati Fernandez, passando al 4-3-2-1 e il risultato non è mutato. Non esistono schemi fissi per i viola, ciò che conta è il principio: gioco palla a terra, vietato buttare via la sfera, dialogo costante tra tutti i reparti e giocatori intercambiali. Si spiega così la marcia vincente della Fiorentina.  Montella, pur partendo, di base, con il 3-5-2 non ha mai disdegnato altri moduli, né si è mai fissato con dei giocatori. In difesa, ad esempio, si sono alternati tutti, da Savic a Commper, passando per Roncaglia, Tomovic e Rodriguez. Gioca chi dà maggiori garanzie, chi sta meglio e chi ha più “fame”. Si vince anche così.

ROSSI, IL TERMINALE – In questa squadra, Giuseppe Rossi è rinato, siglando cinque reti in sei partite ufficiali e mostrando una ritrovata condizione. Senza Gomez, Pepito ha agito da prima punta e lo ha fatto in maniera egregia, andando a infilarsi negli spazi creati dal movimento dei due trequartisti e   trovando così ancora una volta la via della rete.  Rossi, pur non essendo una prima punta, ne ha i movimenti. La sua tecnica, infatti, gli permette sia di far salire la squadra, sia di giocarsela alla pari con difensori fisicamente più prestanti. A differenza di Jovetic, che amava partire da lontano, Rossi ha il suo spazio vitale a ridosso dell’area di rigore, dove può inventare sia l’assist per il compagno che il gol.

BORJA VALERO, L’INSOSTITUIBILE –  L’impressione che si ha, vedendo giocare la Viola, è che l’unico giocatore insostituibile sia Borja Valero. Lo spagnolo è un giocatore universale che dà del tu al pallone e sta dove lo metti. Montella lo ha utilizzato da interno, da regista, da trequartista e perfino da ala: il suo rendimento non è mai sceso. Tutte le azioni della Fiorentina partono da Borja Valero: che sia l’ultimo passaggio o il primo non ha importanza. Non esiste una Fiorentina che possa fare a meno dell’intelligenza tattica dello spagnolo, uno che, come i giocatori di biliardo, è capace di vedere come l’azione si concluderà, prima che questa abbia inizio. Bloccarlo non è facile come si può pensare, perché, a differenza dei registi puri, tipo Xavi o Pirlo, Borja Valero non ha un’unica zona di campo di competenza e appiccicargli alle calcagna qualcuno (come ha fatto domenica Mandorlini con Pirlo, per intenderci) significa aprire una voragine nella zona che il giocatore dovrebbe controllare con il rischio di trovarsi scoperti in un eventuale contropiede. L’elasticità tattica di Montella, la ritrovata vena realizzativa di Rossi e l’intelligenza tattica di Borja Valero. Ecco le tre armi della Fiorentina che sta stupendo la serie A. Domani, contro l’Inter, i viola sono attesi al primo esame da grande. Allora capiremo dove gli uomini di Montella possono davvero arrivare.

Davide Luciani

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