Antonio Casu
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L’incubo portieri continua. La Serie A è diventata Paperissima?

Scivoloni e palloni impietosi sotto le gambe a ripetizione. Quest'anno gli estremi difensori della massima serie non ne prendono una

L’incubo portieri continua. La Serie A è diventata Paperissima?
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Portieri: Mattia Perin, il portiere del Genoa

Portieri: Mattia Perin, il portiere del Genoa

Errori di posizionamento, uscite insicure, scivoloni e palloni che passano impietosi sotto le gambe di portieri colti poi da giustificata disperazione. No, non è il programma dei filmati della serata di Paperissima o la riedizione degli indimenticabili valzer di Mai Dire Gol, ma semplici immagini diventate cronaca quotidiana in Serie A.

PALLONI O SAPONETTE? – Il collage degli orrori di quest’anno inizia alla seconda giornata di campionato: novanta minuti da incubo per i portieri di tutta Italia. Mattia Perin del Genoa contrasta goffamente il tiro a segno degli spietati attaccanti fiorentini, affamati di gol manco fossero undici Homer Simpson davanti ad un vassoio di ciambelle, e alla fine combina la frittata: tiro innocuo di Rossi da fuori area, l’estremo difensore controlla come peggio non può e il pallone finisce dentro. A Bologna e Livorno non va meglio: Rosati e Curci, portieri di Sassuolo e Bologna, prendono due gol incredibili, attirandosi gli insulti dei tifosi inferociti, e, nel caso del neroverde, addirittura un mocassino in faccia tirato da uno spettatore idiota.  Come non citare poi il bistrattato Neto, protagonista di uno sciagurato intervento che regala in Europa League il vantaggio sulla Fiorentina agli increduli giocatori del Grasshoppers, e Michael Agazzi, capace sabato di resuscitare in tre minuti con due papere una Sampdoria già arresa al suo destino e imitato un minuto dopo dal collega blucerchiato Da Costa, posizionato malissimo sulla punizione di Conti.

ACCANIMENTO ECCESSIVO – Una serie di clamorose sventure o si tratta di una tendenza? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. I blackout dei portieri del nostro campionato, e non solo, sono in deciso aumento rispetto agli ultimi anni,  ma il problema non sono certo solo loro. Nel calcio contemporaneo si cura sempre più la fase offensiva del gioco rispetto a quella difensiva, le mediane pensano più ad attaccare che a coprire, lasciando più spazio agli avversari e alle scorribande nelle trequarti avversarie. Le difese fanno quello che possono, ma le occasioni da rete e i tiri in porta aumentano. Non sempre è così, sia chiaro, ma se si prendono in esame gli schemi tattici delle squadre dei portieri sopracitati, si noterà una vocazione prevalentemente offensiva, con retroguardie in affanno per il sovraccarico di lavoro e i guardiani della porta a dover prendere palloni da ogni parte. Normale poi che prima o poi l’errore arrivi, con la differenza che se la difesa sbaglia si chiude un occhio, se una punta sbaglia un gol facile si chiudono tutti e due, se invece è il portiere a sbagliare saltano fuori in un attimo gli indici accusatori di spietati commentatori o tifosi.

UNA SPECIE DA TUTELARE – Lasciando da parte la solita retorica sulla scarsa qualità dei portieri di oggi rispetto a quelli del passato e i discorsi sui materiali utilizzati per i palloni di ultima generazione, costruiti per favorire lo spettacolo in campo, rendere il gioco più veloce e le traiettorie dei tiri più imprevedibili, non si considera quasi mai l’aspetto più semplice e forse banale della questione: un errore ci può stare, lo stress a cui è sottoposto il portiere non ha eguali in nessun altro ruolo in campo, scivolare su una buccia di banana può succedere a tutti, anche ai migliori. Non è certo una papera a misurare la qualità di un giocatore, e forse solo chi ha vissuto in prima persona un campo da calcio può capirlo fino in fondo.

Antonio Casu

twitter:@antoniocasu_

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