Modestino Picariello
No Comments

Overvaluation oggi: l’allenatore italiano in Serie A

Osannato all'estero (Lippi, Zaccheroni, Ancelotti, Ranieri) l'allenatore italiano in serie A diventa preda di tatticismi e polemiche. Come sono bastati due mesi di Benitez e Rudy Garcia a farci capire quanto eravamo arrivati in basso.

Overvaluation oggi: l’allenatore italiano in Serie A
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
overvaluation oggi: Allegri, Conte e Mazzarri

overvaluation oggi: Allegri, Conte e Mazzarri

Dopo la quarta giornata, la classifica recita così: Napoli e Roma a punteggio pieno, le altre a seguire, zitte e mute; vista in altro modo Benitez e Rudy Garcia,  i due allenatori stranieri nuovi arrivati in Serie A, si spartiscono la torta del campionato, del pubblico dei tifosi e del feeling e lasciano ai colleghi del bel paese miseri ossicini da spolpare tra rogne e liti. Ci volevano due mesi con loro due per capire quanto fosse caduto il mito dell’allenatore italiano in Serie A.

CONFRONTO IMPIETOSO – Rudy Garcia stravince il suo primo derby di Roma e conquista completamente una delle piazze più difficili di tutta la serie A, con una squadra arrivata a giocare contro i propri tecnici pur di mandarli via (chiedere a Ranieri e Zeman per informazioni); Benitez mostra all’Inter il più clamoroso dei suoi ultimi sbagli, accetta le eredità (gigantesche) di Mazzarri e Cavani come fosse la cosa più naturale del mondo e dà al Napoli quello che gli era mancato negli ultimi anni: uno spirito da grande e una dimensione europea. E gli altri? Conte ancora piange perché gli hanno ceduto Matri pur dopo avergli preso Llorente e Tevez (quest’ultimo capolavoro di Marotta), Allegri può “vantare” la sua miglior partenza con il Milan con addirittura l’undicesimo posto dopo quattro giornate e Mazzarri ricostruisce (splendidamente, gli va dato atto) le macerie di Stramaccioni in attesa di tornare al suo sport preferito, la ricerca del colpevole esterno dopo ogni non-vittoria.

ZERO POLEMICHE….- Ma a prescindere dai risultati, a rendere speciali i nuovi arrivati è il loro atteggiamento. Davanti al quale gli allenatori italiani si rivelano bulletti di periferia incapaci di andare oltre l’orticello tessuto da presidente e carta stampata compiacente. Basta guardarli: da Rudy Garcia e Benitez mai una parola fuoriposto, un tono più alto, una dichiarazione equivoca. E dall’altra parte? Tra minacce di dimissioni poi rientrate dopo sfuriata dell’a.d. ben inquadrato dalle telecamere (il punto più basso della storia della comunicazione rossonera) puerile maniavantismo e una fedina sportiva non proprio immacolata (“mi hanno venduto Matri, non posso andare avanti in Europa”) e una collezione di lamentele da satira ed antologia (si aspetta il primo pareggio interista vagamente contestato per rinverdire i fasti napoletani) gli allenatori nostrani sono prigionieri delle loro stesse idee e scelte tattiche (evitando di sparare sulla Croce Rossa – nella veste di panchinari del Torino titolari in Champions League –  basti pensare alle scelte di Conte contro il Copenhagen o a quelle di Allegri contro il Napoli) e del rapporto tutto italiano con la comunicazione, da incolpare quando non si può blandire, da falsificare quando non si può sputtanare
Perché diventa terribilmente vero quello che dice qualunque allenatore italiano all’estero (“qui c’è molta meno pressione rispetto all’Italia”) e la pressione mal gestita porta a orrori sportivi di non poco conto, ma appunto per questo Benitez e Garcia, già personaggi da leggenda nel loro piccolo, che questa pressione non la conoscono e fondamentalmente hanno intenzione di ignorarla costituiscono la luce che evidenzia il vecchiume del nostro parco tecnici come stile, mentalità filosofia e approccio alla gara.

……TANTO BEL GIOCO – L’ultima giornata di campionato è emblematica: Benitez, dopo aver ridicolizzato i vice-campioni d’Europa del Borussia Dortmund in Champions League, concede il venerdì libero al Napoli alleggerendo la tensione e non mostrandola già come una sfida da dentro o fuori. Risultato? Il peggior Napoli della stagione porta via, anche abbastanza agevolmente, i tre punti da San Siro e dal miglior Milan visto quest’anno (il che è tutto dire!), dosando benissimo la sfuriata iniziale, sfruttando un po’ di fortuna, tutti i punti deboli dell’avversario (i calci da fermo, la debolezza caratteriale delle stelle) e valorizzando al massimo i propri talenti (Insigne e Hamsik fanno il lavoro in copertura di Cavani e Higuain si occupa solo di essere un cecchino). Rudy Garcia si trova di fronte una Lazio caricata a mille ma con minor tasso tecnico: decide di lasciarla sfogare per poi colpire nel secondo tempo e questa scelta gli permette di dominare il derby. Totti è splendido, De Rossi non mugugna più, Ljajic sostituisce alla grande Lamela e De Sanctis è il portiere meno battuto del campionato, pur avendo una squadra che pratica un calcio offensivo e spumeggiante.

Ma dopo tutto questo nessuna esaltazione, solo la consapevolezza di fare un ottimo lavoro e voler continuare su questa strada. Mentre l’italiano ancora si balocca tra scusanti e tatticismi, senza trovare collocazione ai suoi uomini più tecnici (Kovacic, El Shaarawy etc.), lo straniero va avanti con la serenità del saggio ed in vento in poppa del punteggio pieno, rifilando batoste da cui solo un profondo cambio strutturale può farci risorgere.

Modestino Picariello

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *