Vincenzo Galdieri
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C’è del marcio in Danimarca: la Juve e la maledizione di Copenaghen

I bianconeri sbarcano nella capitale danese e s'inceppano: ieri il Nordsjaelland, oggi il Copenaghen. La maledizione scandinava continua

C’è del marcio in Danimarca: la Juve e la maledizione di Copenaghen
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n_juventus_andrea_pirlo-4980033 Vedi Copenaghen e poi pareggi. E’ sempre cosi, c’è poco da fare. La Juventus, da due Champions League a questa parte, sbarca nella capitale danese con l’intento di fare a brandelli la Cenerentola di turno del girone. Ieri il Nordsjaelland, oggi il Copenaghen. Cambiando l’ordine delle squadre il risultato non cambia: 1-1, e non si scappa. Non ci sono tiri in porta e calci d’angolo che tengano, non esistono vittorie ai punti. La Vecchia Signora arriva in terra scandinava e pareggia, tornando a casa con un folto nugolo di rimpianti. L’anno scorso servì a qualcosa: dopo il mezzo passo falso coi danesi, cominciò una semimarcia trionfale che condusse ai quarti di finale, dove a spazzar via Pirlo e soci fu il mastodontico Bayern della vecchia volpe Heynckes. Quella di Copenaghen è una maledizione che Madama non riesce in nessun modo a scrollarsi di dosso. Conte ha soltanto un motivo per sorridere: per sua fortuna quest’anno la finale di Champions League si tiene al caldo di Lisbona, ridente metropoli ben lontana dalla calcisticamente indigesta Scandinavia.

MECCANISMI INCEPPATI – Il canovaccio non cambia mai. L’armata bianconera arriva a Copenaghen, impone il proprio gioco, subisce gol, reagisce ma non riesce a vincere. E poi gli s’inceppano i meccanismi. Perchè è vero che il dominio è stato assoluto – e non poteva essere altrimenti dato il dislivello in quanto a cifra tecnica – ma è altrettanto solare il fatto che la Juve di ieri fosse meno fluida rispetto al solito. Proprio come successe col Nordsjaelland. Copenaghen porta degli strani effetti collaterali. La bella Signora diventa arruffona, sprecona, leziosa e supponente quando arriva nella città dei suoi incubi. E soprattutto, non vince mai. Ma c’è da dire qualcos’altro. Nel pareggino di ieri qualche demerito ce l’ha pure Conte, a differenza dell’anno scorso. Quando crei cosi tanto contro una squadra tutta chiusa in difesa e racimoli un’infinità di calci d’angolo, sarebbe forse meglio inserire l’apriscatole Llorente piuttosto che il leggerino Giovinco. E sarebbe più consono chiamare in causa il salta-uomini Asamoah rispetto al timido De Ceglie di ieri, che poi per caratteristiche è un buon corridore ma non ha nel dribbling la sua qualità preponderante. Prosopopea, inconsistenza negli ultimissimi metri e scelte discutibili del proprio allenatore. Quando sbarca a Copenaghen, la Vecchia Signora dà sempre il peggio di se’. Ed allora è proprio il caso di dirlo: c’è del marcio in Danimarca… 

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

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