Vincenzo Galdieri
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Kakà-Milan, Arshavin-Zenit, Flamini-Arsenal: nostalgia canaglia

E' stato il mercato dei grandi ritorni: non soltanto Ricardino di nuovo in rossonero, ma anche Flamini all'Arsenal ed Arshavin allo Zenit. Il dubbio rimane: operazioni buone per oggi e domani o soltanto un maldestro e nostalgico tentativo di rinverdire fasti di un passato che non c'è più?

Kakà-Milan, Arshavin-Zenit, Flamini-Arsenal: nostalgia canaglia
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Pavlyuchenko festeggia Arshavin a Euro 2008

Arshavin al top della carriera, qui con la maglia della Russia: al tempo era di proprietà dello Zenit

Mettete le lancette dell’orologio indietro di qualcosa come 4, 5 o 6 anni. Kakà imperversava con la maglia del Milan, dilaniando quasi da solo squadre intere in Italia ed in Europa. Nel frattempo, in Russia, nasceva la stella di Andrej Arshavin, forse il giocatore più amato nella storia dello Zenit: trequartista moderno dotato di classe, rapidità, fantasia. L’Arsenal si beava di poter annoverare tra le proprie fila uno dei mediani più promettenti del momento, quel Mathieu Flamini che tanto veniva apprezzato da Wenger. Fatto? Bene. Adesso torniamo nel presente. Stagione 2013\2014. Troverete di nuovo Arshavin con la maglia dello ZenitKakà con quella del MilanFlamini immerso nei colori biancorossi di casa Arsenal. Se vi foste dimenticati dell’esistenza del calcio per un lustro abbondante, e tutt’a un tratto vi fosse tornata la passione, a questo punto vi direste: che bello, allora le bandiere esistono ancora. E invece no. O meglio, esisteranno pure, ma non è il caso dei tre protagonisti della nostra storia. Arshavin, Kakà e Flamini sono tornati a casa a distanza di un po’ di anni, dato che altrove non è andata poi cosi bene. Sono sostanzialmente i tre moschettieri della minestra riscaldata in salsa italoanglorussa, un mix strano e non comune. Profeti in patria – reale o d’adozione – giocatori medio-buoni fuori dal giardino di casa. Questo è quello che ha detto la storia recente, anche se poi ci sono un sacco di fattori da considerare. Loro si sono tuffati nel passato, sperando che questo li proietti nel futuro forti quanto e più di prima. E la loro scelta è assolutamente comprensibile. Quella delle rispettive società di appartenenza, però, sembra spiegarsi principalmente con una sensazione: la nostalgia dei tempi che furono.

NOSTALGIA CANAGLIA – Nostalgia. L’ultimo trionfo europeo dello Zenit risale appunto ai tempi in cui Arshavin trascinava la corazzata russa a suon di gol ed assist. Tutto girava intorno a lui, alla fine è uscita fuori una Coppa Uefa. Era il 2007\2008: da li in poi, sebbene in Russia le cose siano sempre andate abbastanza bene, a San Pietroburgo non hanno più respirato nemmeno da lontano aria di trionfi continentali. Nel 2005\2006 l’Arsenal giocava la sua prima ed unica finale di Champions League. In mezzo al campo c’era Mathieu Flamini, baldo giovanotto che fungeva da frangiflutti davanti alla difesa. Nel 2006\2007 il Milan vinceva la sua ultima Champions League in ordine di tempo, ed a caricarsi la squadra sulle spalle fu proprio Ricardo Kakà. L’anno dopo sono arrivati pure Supercoppa Europea e Mondiale per Club, sempre con Riccardino sugli scudi. Dopodichè Kakà è andato via, e nonostante la presenza di gente come Ibra e Thiago Silva, i rossoneri non sono più riusciti a ripetersi.

UNA STRANA CONCATENAZIONE – Nell’accozzaglia di dati connessi a questo trittico di cavalli di ritorno, ce n’è un altro interessante. Arshavin torna allo Zenit dopo essere stato all’ArsenalFlamini torna all’Arsenal dopo aver vestito la maglia del Milan. Il Milan, liberatosi di Flamini, si è ripreso Kakà. Gli eventi non sono ovviamente collegati in maniera diretta, ma è abbastanza curioso come in qualche modo i tre giocatori e le tre società siano state legate imprescindibilmente in questa bizzarra faccenda. E’ chiaro che, fantasia a parte, nessuno di questi campioni abbia a disposizione l’elisir dell’eterna giovinezza. Ma il calcio è bello anche perchè ti fa sognare, ed allora perchè no: rimessi a posto i pezzi del puzzle, magari Arsenal, Milan e Zenit torneranno a brillare in Europa, trascinati dalle loro vecchie stelle. Se dovesse davvero succedere, la nostalgia canaglia si trasformerebbe in gioia incontenibile. Torna a casa, Lassie. Non si sa mai che ci scappi una finale di Champions League. 

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

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