Antonio Fioretto
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Vuelta, il trionfo di Horner e l’ ombra del doping

La corsa a tappe spagnola ha visto una lotta a due tra Horner e Nibali. Lo statunitense alla fine l'ha spuntata. Ma sicuri che abbia corso solo con le proprie gambe?

Vuelta, il trionfo di Horner e l’ ombra del doping
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Dicono che il dubbio sia figlio del Diavolo, prima creatura ad insinuare il seme della discordia in un essere umano. Cavolate! Il dubbio è figlio solo ed esclusivamente delle azioni dell’ uomo stesso. Per credere, chiedere ai milioni di appassionati di ciclismo che, da ogni parte del globo, hanno assistito ad una impresa che genera dubbi quanto una tartaruga fa coi propri cuccioli. Lo sport in bicicletta è tanto affascinante quanto sporco. Sporco a causa di pochi inetti che si fidano più della chimica che delle proprie forze. I sospetti e le perplessità ruotano tutti intorno a Chris Horner, che alla venerabile età di 42 anni si è aggiudicato la Vuelta, per intenderci il Giro d’Italia spagnolo.

LA CORSA Tanti applausi e tante lodi per il corridore statunitense, tra l’altro primo americano della storia ad aggiudicarsi la corsa. Horner ha combattuto fino alla penultima tappa, quella del mostro dell’ Angliru, contro uno splendido Vincenzo Nibali, fresco vincitore del Giro. Proprio sull’ Angliru il siciliano ha provato in tutti i modi a recuperare i 3 miseri secondi di svantaggio che lo dividevano dallo stesso Horner. Attacchi ripetuti (scatti di “cuore e anima” come li ha lui stesso definiti) che purtroppo non sono serviti, in quanto Horner ha sempre ricucito i distacchi arrivando sul traguardo appaiato a Vincenzo. Ironia della sorte, Nibali ha vestito la Maglia Rossa di leader della corsa per 13 tappe su 21; Horner solo per 2 tappe

Horner, vincitore della Vuelta 2013

Horner, vincitore della Vuelta 2013

PENSAVO FOSSE SPORT, INVECE … Onore ad Horner. Se avesse vinto in maniera pulita, dovrebbero intitolargli un monumento. E se così non fosse? Vincere una corsa a tappe a 42 anni è una cosa fuori dal mondo. Essendo il ciclismo oramai troppo abituato ad episodi legati al doping, le menti navigano. Voci di corridoio dicono che Horner non sia presentato ai controlli delle forze antidoping e che sia addirittura irreperibile. Semplice casualità? Coincidenze? Per il momento non è dato saperlo. Certo è che, appunto, i dubbi sorgono. C’è chi dice addirittura che Horner venga dalla scuola di Armstrong, altra vittima del doping. Chissà che non abbia seguito appieno l’esempio del suo maestro, sia nel bene che nel male.

C’è da dire che lo stesso Nibali è rimasto sconcertato: “Pazzesco andare così forte a 42 anni“. Insomma, tutto pulito, almeno in apparenza. L’ inganno è dietro l’angolo. In facciata, ha vinto il più forte. Attento, accorto, prudente ma non timoroso, forte in salita e bravo a difendersi. Horner ha corso in maniera egregia. La speranza comune è che lo abbia fatto con le sue gambe.

Antonio Fioretto

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