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Giro, Matteo Rabottini fa l’impresa, 150 km di fuga e la 15^ tappa è sua . Rodriguez torna in maglia rosa

Giro, Matteo Rabottini fa l’impresa, 150 km di fuga e la 15^ tappa è sua . Rodriguez torna in maglia rosa
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Matteo Rabottini

LECCO, 20 MAGGIO – E’ impresa per Matteo Rabottini che conquista la quindicesima tappa del Giro dopo una fuga di 150 km. Joaquim Rodriguez secondo al traguardo di Pian dei Resinelli torna in maglia rosa. Una tappa piena di emozioni e colpi di scena con salite lunghe e discese viscide per la pioggia incessante che non ha mai abbandonato i corridori.

NUOVA CLASSIFICA GENERALE – Rodriguez a tre km dalla fine tenta l’assalto a Rabottini e alla conquista della maglia rosa. Nessuno nel gruppo riesce a stargli dietro. Nanche Hesjedal che deve difendere il primato, neanche Basso che arriverà 16 secondi dopo lo spagnolo. C’erano stati altri attacchi in precedenza ma nessuno era andato a segno. Cunego che aveva provato la fuga all’inizio della prima salita sarà raggiunto dal gruppo a pochi km dal traguardo. A 3 km dalla fine anche Scarponi aveva provato l’attacco ma la sua azione è stata presto vanificata da Ivan Basso che guidava il gruppetto degli inseguitori. Solo Rodriguez ce l’ha fatta ad andare via a un chilometro e mezzo dalla fine. A quattrocento metri dall’arrivo lo spagnolo raggiunge anche Rabottini, ma sarà l’italiano a passare per primo sotto il traguardo dopo 100 km di fuga in solitudine.

L’IMPRESA DI MATTEO – Non è stata una semplice corsa su una bici. Matteo ha realizzato qualcosa che senza timore alcuno di incorrere in inopportune definizioni deve dirsi Epica, rinnovando l’antica lotta tra l’uomo e la Natura. Quando abbandona Bonnafond, il suo compagno di fuga, e prova ad affrontare da solo i 100 km che lo separano dal traguardo, Matteo lo fa con l’incoscienza di chi affronta l’ignoto, spinto da quella forza atavica che ha reso l’uomo quello che è. E’ la sfida contro la natura e contro il fato per testimoniare la propria presenza al mondo. Non può contare sulla Fortuna Matteo. Lui lo sa quando la ruota davanti scivola sull’asfalto viscido a meno 18 km dalla fine e cade a terra sbattendo le spalle sul marciapiede. Non può arrendersi ai capricci della Fortuna. Si rialza e ferito si rimette in bici e inizia di nuovo a pedalare. Pedala, la salita è ancora lunga. La pioggia continua incessante e appesantisce anche i pensieri. Il freddo penetra nelle ossa. Matteo può contare solo su se stesso. La montagna si erge tutt’attorno mastodontica con le sue insidie. Svanisce al suo cospetto. L’unico segno che si ha di sé è la scia lenta che la bici lascia sull’asfalto bagnato, è il segno di una battaglia che si perpetua di metro in metro. La fine, il sollievo, la vittoria sembra sempre più lontana. Non gli resta altro che spingere sempre più forte sui pedali come se dovesse scacciare l’idea di arrendersi e il timore nefasto di essere raggiunto. E quando finalmente il traguardo è vicino, tutti i fantasmi di Matteo si materializzano nella figura di Rodriguez che lo affianca. E avrà pensato che il fato si fosse preso ancora gioco di lui. Chiunque si sarebbe arreso, ma non Matteo che ha trovato ancora la forza per alzarsi sui pedali, scacciare quel fantasma e andare a vincere.

a cura di Francesco Di Santi

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