Enrico Cunego
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Liga: Real Sociedad, dove possono arrivare Griezmann e compagni?

La squadra basca è reduce da un esaltante quarto posto nel campionato passato, ed ora ha stupito l'Europa con il preliminare di Champions League dominato contro il più quotato Lione. Scopriamo la squadra di San Sebastian ed i suoi talenti.

Liga: Real Sociedad, dove possono arrivare Griezmann e compagni?
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Vela, attaccante della Real Sociedad

Vela, attaccante della Real Sociedad

Momenti di gloria. Sono quelli vissuti dalla Real Sociedad, nella serata di mercoledì 28 agosto, quando il 2-0 rifilato al Lione nella gara d’andata è stato replicato davanti al pubblico amico dell’Anoeta, dando così la qualificazione alla fase a gironi di Champions League 10 anni dopo l’ultima apparizione. Quella del 2003, infatti, è l’ultima grande Real Sociedad che i tifosi ricordino, capace di lottare con il Real Madrid per il titolo di campione di Spagna grazie ai gol della prolifica coppia NihatKovacevic (ex di Juve e Lazio) e guidata a centrocampo dal mitico Xabi Alonso (qui si è fatto un nome) e Javier de Pedro, talentuosissimo esterno di centrocampo che ha raccolto molto meno rispetto a quello ci si aspettava. L’uomo sulla panchina di quella Real era un francese, Raynald Denoueix, che l’anno dopo riuscì a portare la squadra bianco-blu agli ottavi, dove venne eliminata proprio dal Lione. 10 anni dopo si è consumata la vendetta, ed anche qui c’è di mezzo un allenatore francese, che attualmente non siede sulla panchina del club di San Sebastian, ma che è l’artefice di una squadra tra le più divertenti del panorama europeo. Il suo nome è Philipp Montanier. L’allenatore transalpino ha saputo risollevare le sorti di un club che dopo i fasti di inizio millennio è lentamente precipitato verso la Segunda Division, in cui non giocava da 40 anni, nel 2007, dove ha trascorso 3 stagioni da incubo prima di ritornare in Primera Division nel 2010. Nel 2011 Montanier, autore del miracolo Boulogne, portato dalla terza serie in Ligue 1, diviene il nuovo allenatore della gloriosa società basca. Dopo un anno in cui è arrivata una salvezza tranquilla, l’anno dopo la truppa di Montanier stupisce tutta la Spagna e coglie un inaspettato quarto posto ai danni del ben più quotato Valencia, tornando a far sognare i propri supporter, che ancora hanno negli occhi il titolo mancato di 10 anni fa. Ma Philippe a fine stagione lascia, sceglie di accettare la proposta del Rennes per affermarsi definitivamente in patria. Subentra così Jagoba Arrasate, vice-allenatore con Montanier ed uomo fidato della società, in cui è entrato nel 2010 per allenare le giovanili. Sembra un azzardo, ma la squadra, in cui manca la figura fondamentale di Illarramendi, mediano andatosene al Real per 40 milioni, non si perde d’animo e conquista una meravigliosa qualificazione in Champions. Analizziamo questo interessante gruppo che mostra dei talenti notevoli.

COME GIOCA-  In porta il club bianco-blu può contare da ormai 7 stagioni sull’inamovibile numero 1 cileno Claudio Bravo, estremo difensore anche della “Roja” sudamericana ed ormai bandiera del club di San Sebastian ed idolo della tifoseria. La difesa è solitamente schierata a 4, con i due centrali Ion Ansotegi ed Inigo Martinez titolari inamovibili. Il primo classe 82′ è ormai un veterano del club, in cui è approdato nel 2003 dopo gli inizi con altre formazioni basche come Eibar e Barakaldo, mentre il secondo è una delle giovani stelle della squadra, un ’91 prodotto del vivaio bianco-blu con già 60 presenze in campionato all’attivo ed una con la maglia della “Roja”, avvenuta il 14 agosto in amichevole contro l’Ecuador. Sulle fasce Arrasate può giostrare vari giocatori, come l’algerino d’origini francesi ed italiane Liassine Cadamuro, classe 88′ cresciuto nel settore giovanile  del Sochaux ed ottimo terzino destro che all’occorrenza può impegnarsi anche come centrale. Sulla sinistra gioca il catalano Alberto de la Bella, allla Sociedad dal 2009 e titolare dai tempi della promozione in Liga del 2010. Da non dimenticare il contributo che può dare anche Dani Estrada, prodotto del vivaio ed alternativa a Cadamuro sulla destra. In mediana la titolarità spetta sempre a Markel Bergara, ennesimo elemento cresciuto nella “cantera” basca. Il suo compito è quello di posizionarsi davanti alla difesa e distruggere il gioco avversario per poi far ripartire il gioco. Ad affiancarlo ci sono altri due baschi doc: Xabi Prieto e David Zurutuza. Il primo è nativo di San Sebastian ed ovviamente è inutile spiegare che anche lui è uscito dal vivaio di casa, dove ormai gioca in prima squadra da 10 anni e può vantare 314 presenze condite da 47 gol. Le sue geometrie hanno fatto la fortuna della Real, che anche grazie a lui ed al suo attaccamento alla maglia è riuscita ad uscire dai tempi più cupi. Zurutuza, nato in Francia da madre francese ma cresciuto nei Paesi Baschi, è un classe 1986 anch’egli cresciuto con i Txuxi-urdin (bianco-blu in basco) e si caratterizza per la grande visione di gioco che gli premette di indirizzare palloni deliziosi verso le bocche di fuoco della squadra: Carlos Vela ed Antoine Griezmann. Il messicano, cresciuto nelle giovanili dell’Arsenal, sembrava essersi perso nei Gunners, dove non ha mai convinto del tutto Arsene Wenger, che lo ha impiegato molto poco durante gli anni trascorsi a Londra, spedendolo in prestito a Salamanca, Osasuna e WBA ed infine nella Real Sociedad, dove arriva nel 2011 esplodendo definitivamente, segnando 12 gol in 35 partite, convincendo i dirigenti bianco-blu a comprarlo definitivamente. L’anno successivo va ancora meglio, con 16 reti il nativo di Cancun trascina i suoi ai preliminari di Champions, sfoderando prestazioni strepitose e reti splendide. Calciatore dal talento smisurato e dalla tecnica sopraffina, pecca però di un carattere non propriamente tranquillo, che gli è costato la Nazionale, in cui rifiuta di giocarci dopo un’aspra polemica causata da una multa rifilatagli dalla Federazione nel 2011, a causa di una partecipazione ad un party tassativamente vietato, durante il periodo di ritiro con la “Tricolor”. Tuttavia la classe del giocatore non si discute, è siamo convinti che lo vedremo ai Mondiali del 2014 in Brasile. Ma se il messicano è un grande giocatore, Antoine Griezmann può essere considerato fondamentale. E’ il francese la stella della squadra, scovato dagli attentissimi dirigenti “donostiarra” (San Sebastian in basco) durante un provino in Francia nel 2005, quando aveva solo 14 anni. Il debutto con la prima squadra è avvenuto nel 2009 in Segunda Division, mentre l’anno dopo la prima gara in Liga  si è svolta contro il club più importante di Spagna: il Real Madrid. Esordio condito da un grande assist per Raul Tamudo, andato in rete. Con la maglia bianco-blu ha già giocato 135 partite segnando 30 reti, numeri straordinari per un ragazzo nato nel 1991. Talento dal bagaglio completo, dal tiro preciso al dribbling secco, dal passaggio geniale allo scatto bruciante, il francesino è il pezzo pregiato di questa squadra e la nuova stagione può consacrarlo definitivamente agli occhi del grande calcio, scatenando così un asta tra i migliori club europei. Davanti, invece, l’unica punta è il nuovo arrivato Haris Seferovic, presentatosi alla grande con uno strepitoso gol al volo contro il Lione nella gara d’andata e già a segno nella prima gara di campionato contro il Getafe. Lo svizzero d’origini bosniache sembra essere il terminale offensivo perfetto per la squadra di Arrasate, grazie all’ottimo fiuto del gol mostrato anche nel proficuo prestito al Novara tra gennaio e giugno di quest’anno, 6 mesi che hanno catturato l’attenzione della società, che come abbiamo visto è sempre molto attenta ai giovani. In panchina da segnalare l’arrivo molto importante di Esteban Granero. Il centrocampista ex Real Madrid è reduce da una deludente esperienza col QPR retrocesso in Premier League, ed ora ha assoluta voglia di rivincita. Ottimo jolly per ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, dall’esterno al fantasista, passando anche per la mediana, il madrileno cercherà di conquistarsi un posto da titolare

IL FUTURO- Dopo la festa per la qualificazione in Champions League, ora il gioco comincia a farsi impegnativo. All’orizzonte c’è un doppio impegno Liga-Champions da gestire al meglio. In campionato i baschi sono ovviamente troppo inferiori a Real e Barça, ma anche rispetto all’Atletico, che domenica ha messo in mostra tutta la sua superiorità espugnando per 2-1 l’Anoeta. La squadra ha comunque le potenzialità per ritentare il riapprodo ai preliminari di Champions League, bisognerà vincere nuovamente la concorrenza del Valencia, tenendo a bada possibili outsider come Athletic Bilbao e Siviglia. In Europa, invece, la squadra è stata inserita nell’impegnativo girone A, dove sarà opposta a Manchester United, ovvio favorito per la vittoria del raggruppamento, Shakhtar Donetsk e Bayer Leverkusen. Sarà battaglia autentica con queste ultime due squadre per la seconda piazza, ma la Sociedad ha i giocatori giusti per tentare una nuova impresa. Bisognerà verificare il rendimento esterno, specialmente, nella durissima trasferta di Donetsk, e stare attenti alla mancanza di esperienza europea che danneggia sempre le squadre, anche ottime tecnicamente, che affrontano per la prima volta un impegno europeo così importante. Se Griezmann e compagni dovessero passare, un ipotetico passaggio ai quarti di finale potrebbe essere alla portata, cercando di imitare il Malaga di Pellegrini, squadra sorpresa dell’anno scorso, sebben molto diversa per composizione della rosa rispetto ai baschi. Chissà che la compagine “donostiarra” non faccia rivivere ai propri supporter non solo il magico 2003, ma bensì anche i veri anni d’oro della società: quei primi anni 80′ in cui la squadra vinse i suoi finora unici campionati, addirittura uno in fila all’altro (1980/81 e 1981/82 gli anni da ricordare), finendo per giocare le semifinali di Coppa Campioni contro i futuri campioni dell’Amburgo, che in finale ebbero la meglio sulla Juventus. Una squadra interamente basca che poteva contare su giocatori indelebili nei ricordi dei sostenitori: il portiere Arconada, ex numero 1 della nazionale spagnola, il bomber Sastrutegui e l’ala Lopez Ufarte.

Come abbiamo visto, questa società punta con decisione sui giovani, facendoli maturare per lunghi periodi nel proprio settore giovanile per poi farli esordire senza timore in prima squadra. Una rete molto fitta di osservatori attivi in tutta Europa ha permesso alla Real di centrar traguardi che fino a pochi anni fa sembravano solo un miraggio, a causa di una maledetta retrocessione causata da una sciagurata gestione tecnica e finanziaria della squadra. Si è voluto cambiare pagina puntando, appunto, sui giovani talenti e partendo principalmente da una base basca, con giovani pescati sul territorio sulla falsa riga dei rivali dell’Athletic, che come è ben risaputo si affidano solo a giocatori nati in luoghi dove si parla questa misteriosa lingua che nulla ha da spartire con quella spagnola. Una linea che, come si è visto, sta pagando, e con cui si spera di continuare ancora per molti anni.

Enrico Cunego

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