Nadia Gambino
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Kakà al Milan atto secondo: sarà un flop come tutti gli altri ritorni eccellenti?

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” . Con i versi di questa famosa canzone di Venditti, Galliani, tempo fa aveva romanticamente aperto le porte al ritorno al Milan di Kakà, mai dimenticato dopo la cessione al Real Madrid.

Kakà al Milan atto secondo: sarà un flop come tutti gli altri ritorni eccellenti?
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Shevchenko, cavallo di ritorno come Ricardo KakàCi sono voluti quattro anni, prima di riabbracciare quel ragazzo dalla faccia pulita e dal sorriso sempre uguale, come se il tempo si fosse fermato. Così a 31 anni, riecco la stessa faccia da bambino, solo un po’ più ricco, ma deluso da un’esperienza negativa in Spagna, dove arrivò da top player, pallone d’oro, vincente, lasciando orfani i suoi tifosi a Milano. Torna con un carriera in declino, quattro anni in più vissuti tra panchine e tribune, fuori dal giro della nazionale. Riuscirà a tornare quello di prima o il suo è solo l’ultimo nome di una lunga serie di “minestre riscaldate”?

Da Gullit a Capello, i ritorni peggiori – Al Milan, come in una grande famiglia, i campioni restano nel cuore e nelle pagine di storia rossonera per sempre, anche dopo un addio, quello che colpisce è il ricordo, che rimane intatto nonostante nuovi idoli della curva sostituiscano le vecchie glorie e nonostante il tempo, che passa inesorabilmente ma che lascia sempre una porticina aperta per il ritorno a casa. Eppure è successo più volte e più volte è stato un flop. Come un meccanismo che si inceppa e non riesce a ripartire o come un corto circuito che fa spegnere la luce. Lo sanno bene i tifosi, ma lo sa bene anche la società. Eppure al cuor non si comanda e così dopo l’addio ai senatori Ambrosini, Inzaghi, Gattuso, Zambrotta, Seedorf, come a chiudere uno scrigno dopo aver trovato l’oro, dopo l’inizio dell’era dei ragazzotti di Allegri, i vari De Sciglio, El Shaarawy, Balotelli, Niang, tutti giovani ma ambiziosi, dopo la fine dell’età dell’oro italiana che fa spazio ai petrolieri arabi, russi o indonesiani, ecco arrivare come un temporale improvviso un deja-vu: Kakà. Era successa la stessa cosa a Ruud Gullit, dopo sei anni di successi dal 1987 al 1993, in cui aveva scritto la storia dell’indimenticabile Milan di Sacchi e degli olandesi, era stato ceduto alla Sampdoria, poi dopo un anno il clamoroso ritorno, senza lasciare però traccia, ma solo 8 presenze prima di dire di nuovo addio. gullit 1987

Che dire poi di Shevchenko, otto anni di Milan, da protagonista, goleador, pallone d’oro. Poi l’annuncio, come una doccia fredda, del trasferimento in Inghilterra, al Chelsea. Una pioggia di milioni per il Milan e per il giocatore, che però finirà ai margini della squadra allora allenata da Mourinho. Niente più Milan e niente più gloria, poi il ritorno a Milano, senza  lasciare nulla, neanche un gol in ricordo dei vecchi tempi e carriera finita alla Dinamo Kiev.

Come Sheva, anche Donadoni, attuale tecnico del Parma, primo grande acquisto di Berlusconi: dieci anni di Milan, ha vinto tutto, prima dell ‘addio. Poi il ritorno, da riserva, infine l’addio definitivo.

E in panchina, non dimentichiamo il ritorno di Capello dopo uno dei cicli più vincenti dell’era Berlusconi, non lascia segno la sua seconda volta, così come non lascerà il segno il ritorno di Leonardo, che in panchina non vincerà nulla, prima di trasferirsi addirittura all’Inter, per lasciare poi definitivamente Milano e l’Italia.

I tifosi, che da tanto tempo aspettano di poter ricominciare a vincere (l’ultimo scudetto risale a tre anni fa), sperano che il kakà-bis sia un cavallo di ritorno vincente, spronato dalla voglia di tornare in nazionale, nell’anno dei mondiali che si disputeranno proprio in Brasile e che l’esperienza del fantasista brasiliano sia d’aiuto ai giovani di Allegri.

Per qualcuno, il suo ritorno farà fuori il Faraone, per qualche altro invece la sua fantasia agevolerà i gol a Balotelli e Matri. Solo il campo darà tutte le risposte.

 Nadia Gambino

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