Enrico Steidler
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Furia Mourinho: 10 contro 11? E’ una regola Uefa

Furia Mourinho: 10 contro 11? E’ una regola Uefa
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Lo Special One in versione Rambo spara a raffica e non risparmia nessuno

Diplomatico come Attila e pacato come Paolo Montero: José Mourinho non si smentisce mai e nell’immediato dopo-partita della finale di Supercoppa europea persa ai rigori contro il Bayern di Pep Guardiola si lascia andare a considerazioni al vetriolo sull’operato dell’arbitro svedese Eriksson (“reo” dell’espulsione di Ramires all’86’) e la dirittura morale dei suoi “mandanti” (l’Uefa): “Sul primo cartellino giallo un buon arbitro inglese si sarebbe limitato a parlare col giocatore e a dirgli di stare tranquillo. Probabilmente non aveva mai arbitrato una partita di questo livello e non sa come si sentono i protagonisti in campo: il calcio è la nostra vita. Se tu ami davvero il calcio non puoi uccidere una finale con il secondo giallo. Il calcio si gioca undici contro undici e stavolta si è giocato in 11 contro 10”.

L'arbitro svedese Jonas Eriksson

L’arbitro svedese Jonas Eriksson

TANTI NEMICI, TANTO ONORE – “Niente di nuovo per me” – aggiunge inviperito il tecnico dei Blues – “ho parecchie esperienze di partite giocate in inferiorità numerica ma questa esperienza stavolta non mi è bastata. Quando ha segnato Hazard mancavano 27’, un’eternità. Nella mia prima esperienza al Chelsea mi è capitato due o tre volte di giocare in 10 contro il Barcellona e con l’Inter vinsi la semifinale di Champions in 10 sul campo del Barca. Vado al Real ed ancora contro di loro resto con la mia squadra in 10. Torno ancora al Chelsea e in Supercoppa mi ritrovo in 10 contro Guardiola, traete voi le conseguenze. Vorrà dire che sono sfortunato”. L’arbitro, l’Uefa (“Io e l’Uefa non abbiamo rapporti: meglio così” dichiara sogghignando Mourinho – che non ha partecipato alla premiazione finale – ai microfoni di Sport Mediaset) e non solo: il sarcasmo dietrologico dello Special si abbatte anche su Guardiola, il Barça, i poteri occulti, i simulatori, ecc., ecc. “Ha perso la squadra migliore” – questa l’amara conclusione – “meritavamo di vincere noi ma non sempre vince il migliore”.

MA CHE BRUTTA FAZENDA – 21 giornate di squalifica e 800mila euro di multa: la lunga “storia d’amore” fra l’Uefa e José Mourinho è tutta in queste cifre (destinate a ingrossarsi come un fiume in piena), ed è costellata di episodi che la rendono molto – troppo – simile a una telenovela brasiliana dei primi anni ’80: riuscirà il “povero” treinador a smascherare i loschi intrighi del ricco fazendero di Nyon? Comunque vada a finire (e dando per scontata la simpatia che molti di noi provano per chi lotta contro il bieco affarista), c’è una cosa che forse va detta a proposito del treinador di Setùbal, una cosa che può essere facilmente riassunta da un paio di domande: perché mescola le ragioni con i torti in modo così clamoroso, caro Special? Che senso ha mettere sullo stesso piano l’ignobile sceneggiata di Busquets in Barcellona-Inter e l’espulsione di Ramires contro il Bayern, che, diciamolo, ci stava tutta?

Il fazendero non ama il treinador, questo è risaputo, e le ragioni di quest’ultimo sono altrettanto note. Ma quella di ieri sera, francamente, non sembra essere una delle innumerevoli puntate della telenovelesca vicenda (né tanto meno un torto subìto da chi si vanta di non avere rapporti con il lato oscuro della Forza) ma solo un banale episodio di ira funesta e maldestra. La “sfortuna”, questa volta, non c’entra, anzi! Ivanovic in campo fino alla fine: sarebbe sfortuna questa?

Enrico Steidler

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