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Gita Al Faro: un capolavoro infinito

Gita Al Faro: un capolavoro infinito
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Non vorrei sbagliare e credo di non farlo; usiamo parole calibrate per commentare un libro che a mio avviso, può definirsi un “capolavoro”. Sto parlando di “Gita Al Faro” (o To The Lighthouse) di Virginia Woolf, scrittrice londinese vissuta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e metà Novecento. Ritengo che sia un libro di una ampiezza e di una opulenza senza tempo. Ed è proprio il tempo infatti, che si dilata e si restringe, che porta indietro e rientra al presente: un lavoro di indubbia maestria e ricerca. Gita Al Faro è un capolavoro di dettagli, esempi, personaggi, riflessioni, spunti, descrizioni, oggetti, animali: credo che l’elenco sia infinito. Inoltre penso che la tecnica del “flusso di coscienza” sia una forma di ritorno a quel passato concreto, corredato di emozioni e stati d’animo.

Molti rivedono nella scrittura della Woolf una rigidità narrativa: ebbene potrei anche essere d’accordo. La trama ne va a discapito rispetto ai ricordi: ma se la trama non esistesse e non fosse altro che un teatro di continue scene passate e presenti? Se leggessimo dei ricordi trascritti nel nostro diario non ritorneremmo al passato? Anche nella nostra vita non esisterebbe una trama? Probabilmente applico un concetto filosofico alla spiegazione del mio parere di lettore. Ma è quello che succede a me: trasalire nel rileggere quello che abbiamo lasciato scritto sulle pagine di un diario e che riaffiorano dal nulla.

Virginia Woolf (1882-1941)

Virginia Woolf (1882-1941)

L’elemento cardine di tutta la storia: il FARO, la famosa GITA AL FARO, che scatena tutta una serie di cause ed eventi. L’amore della signora Ramsay per i suoi figli, il conflitto tra i coniugi Ramsay… la vita e l’esistenza, Lily Briscoe, pittrice che accompagna la narrazione presente e futura tramite il dipinto che porta avanti… ma il corredo narrativo è lunghissimo: dettagli e immagini che entrano ed escono, all’inizio e alla fine della narrazione. La condizione della donna, il conflitto interiore e lo specchio della figura femminile nella società (di rilievo l’opinione bassa del signor Transley nei confronti delle donne, in particolare delle capacità artistiche di Lily Briscoe). Un libro infinito.

Francesco Cornacchia

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