Massimiliano Riverso
No Comments

Il futuro parte da qui #4: la Nazionale che verrà

Il futuro parte da qui #4: la Nazionale che verrà
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Rassegniamoci, ragazzi. In un’Italia allo sbando sotto il profilo economico e sociale, in cui imperversano crisi di identità affini alla fin du siecle e dove pullulano categorie disagiate, in una nazione dove il tasso di disoccupazione giovanile cresce sempre di più e dove lo studio è impantanato nella corruzione dei corpi docenti e dal nepotismo spregiudicato, anche il calcio vive un periodo di transizione.

Mario Balotelli con la maglia della Nazionale

Mario Balotelli con la maglia della Nazionale

Sembrano andati via ormai i bei tempi passati in cui l’Italia era sempre primatista nelle competizioni europee e internazionali. Vero, agli ultimi Europei gli azzurri guidati da Cesare Prandelli sono arrivati in finale, battuti solo dall’incessante e avvolgente gioco della Spagna e stessa sorte è toccata agli azzurrini nei campionati europei U21. Ma ciò che si discute, nella preparazione dei giovani italiani, non è tanto il fattore umano, né il fattore cuore, che spesso è la reale forza della nostra formazione, un undici composto da persone tenaci e determinate, che gettando il cuore oltre l’ostacolo riescono – senza alcun tipo di problema – a  soppiantare formazioni anche più dotate tecnicamente. Quel che preoccupa è che sono diminuiti i virtuosismi tecnici e di conseguenza, anche la capacità palla al piede di ogni calciatore. E non è affatto una sorpresa, se qualche tifoso sensato, sul web, propone di ricorrere alla sicurezza dell’esperienza. «Convocate Del Piero e Totti» è l’urlo ricorrente. Altro che Balotelli, due campioni così servirebbero ancora, eccome.

Ma il futuro dell’Italia non è poi così nero, né così drammatico. Giovani interessanti si affacciano al professionismo  e le mie convocazioni meritano una spulciata veloce.

Il modulo prescelto è quel 3-4-2-1 che consente velocità e richiede abilità palla al piede e una dote di palleggio non indifferente. I ragazzi della giovane Italia hanno tutte le qualità per mettere in mostra queste caratteristiche, ma devono affinarle per renderle ancora più efficaci.

In porta schiererei titolare Nicola Leali, gioiellino della Juventus, ora in prestito in B a La Spezia. Il ragazzo, vent’anni appena, è considerato da tutti come la fresca alternativa bianconera al monumentale Gigi Buffon, che tra un paio d’anni, stando a quanto trapela, appenderà scarpette e guantoni al chiodo. Il ragazzo possiede una straordinaria capacità di reazione e un’abilità senza paragoni anche nelle uscite più pericolose, doti che lo rendono un talento cristallino su cui puntare per il futuro. Incredibile anche il suo senso di maturità, che gli ha permesso di essere considerato un piccolo leader in qualunque squadra abbia giocato.

Interessante e per gli amanti dello scout, la difesa a tre, composta dal terzetto SantonMasiDe Sciglio. Il primo è stato cresciuto e rodato nell’Inter, preferendo poi la Premier League alle lusinghe della Roma. Ora però il ragazzo, appena ventiduenne, è una colonna di forza del nuovo Newcastle, caduto e poi risorto dalla Championship inglese. Una formazione, quella inglese, in cui è sceso stabilmente in campo per ben 39 volte, collezionando 1 gol e 4 assist per i compagni. Discorso differente per De Sciglio, alternativa della fascia opposta e e vero idolo di Milanello. Ha appena vent’anni, ma Prandelli lo ha voluto a tutti i costi come titolare nella Confederations Cup, in cui non ha affatto sfigurato. Propensione palla al piede, tecnica discreta e senso tattico inusuale le sue caratteristiche migliori, che lo rendono un appetibile uomo mercato per chi – come Carlo Ancelotti – di calcio se ne intende. Con Galliani c’è stato un pour parler, ma l’ad rossonero è stato cristallino: «Non si muove da Milano» con buona pace degli adulatori. Alberto Masi, invece, è il prototipo del nuovo difensore, ma con la base che si rifà al passato. Alterna interventi da centrale difensivo puro(recuperi interessanti e impostazioni semplici per la manovra) ad anticipi ferrati e previsioni tattiche da libero rodato, ruolo raro nella categoria giovanile. Molti tifosi juventini lo vorrebbero in prima squadra, dato che il suo cartellino è detenuto dalla premiata ditta Marotta e Paratici, ma la Juve ha posto veto: ancora un anno in prestito e poi si vedrà. Intanto, l’anno scorso ha stupito tutti in precampionato, battagliando contro Coutinho ed El Sharaawy.

Marco Verratti con la maglia del Psg

Marco Verratti con la maglia del Psg

Centrocampo a quattro con il meglio della scuola italiana.  Garanzia centrale con la coppia d’assi MarroneVerratti.  Il mediano di proprietà della Juventus è uno dei preferiti di Antonio Conte, che lo considera sia una valida alternativa in mancanza di scelta a centrocampo per sostituire Mozart, Andrea Pirlo, sia il primo rincalzo – anche se qualche metro indietro – per Leonardo Bonucci. Il ragazzo di origine torinese è ambito da molte società italiane, Roma e Fiorentina su tutte, ma Marotta vorrebbe trattenerlo per valorizzare la cantèra dei 31 volte campioni d’Italia. Un calciatore, Marrone, che svolge un lavoro oscuro, che viene messo quasi in ombra dall’operato degli altri centrocampisti – più mirati alla fase di regia e di realizzazione – ma che viene apprezzato enormemente dagli addetti ai lavori. Più tecnico e meno muscolare è invece Marco Verratti, abruzzese doc dai piedi fatati. Il ragazzo, dopo un’esaltante stagione al Pescara, ha fatto valigie per trasferirsi nientemeno che a Parigi, destinazione PSG. Il ricco club bluette gli ha consegnato le chiavi del centrocampo e Marco ha ripagato sceicchi e … scettici con prestazioni al di sopra delle aspettative. Controllo di palla, dinamismo e tecnica non indifferenti le prove del successo. Ora costa 25 milioni e sulle sue tracce vi sono Juve, Real, i cugini di Manchester e pure la Roma di Sabatini. Niente male per un classe ’92 che pensava di smettere.

Sugli esterni spazio a Florenzi e Berardi, gioiellini rispettivamente della Roma e del Sassuolo. Alessandro Florenzi è il tipo di centrocampista che tutti gli allenatori vorrebbero avere: maturo, calmo, riflessivo, nasce centrale di centrocampo, ma la sua duttilità gli consente di adattarsi sia come trequartista, che come esterno di centrocampo. Ottimo senso tattico, non disdegna la via della rete. Berardi è un calciatore diverso. Nonostante il Sassuolo abbia ribadito di volerlo blindare, la Juventus ha già convinto il ragazzo a firmare per loro e Domenico, da talento qual è, non ci ha pensato due volte a dire «sì». Veloce, agile, eclettico e pungente, a diciotto anni è riconosciuto uno dei più grandi prospetti italiani e vale già sui 10-12 mln di euro. Eccezionali anche le sue statistiche: 42 i gettoni di presenza, 12 le reti messe a segno e ben 8 gli assist forniti. Rendimento da (little) top player.

Lorenzo Insigne con la maglia del Napoli

Lorenzo Insigne con la maglia del Napoli

Trequarti tutta estro e corsa con Lorenzo Insigne e Stephan El Sharaawy. Il diamante puro del Napoli è un talento molto interessante, capace di offrire sia un notevole apporto tecnico all’undici titolare, sia un grande supporto in termini di rendimento. I tifosi napoletani hanno colpevolizzato Mazzarri, che nel corso della stagione ne ha limitato la costanza di prestazione preferendogli Pandev. A ventidue anni è stato uno dei trascinatori(con Verratti e Immobile s’intende) del Pescara che due stagioni or sono guadagnò la serie A. Ottima tecnica individuale, bravo nello stretto, vale 15 milioni di euro e il Napoli non vuole privarsene a breve. 54 presenze stagionali (ma con un minutaggio a volte risicatp), 9 reti e 12 assist il suo biglietto da visita, che gli consente di essere corteggiato pure all’estero, da qualche squadra di media classifica inglese e dall’Arsenal, che un annetto fa fece un sondaggio per portarlo all’Emirates. Più libero nell’esprimersi Stephan El Sharaawy, che al Milan ha praticamente schierato titolare nonostante abbia appena vent’anni.  56 le presenze stagionali, condite da 20 reti e 9 assist, numeri esaltanti, che lo hanno tenuto anche in testa alla classifica marcatori della A per un lungo periodo. Dal carattere estroso e dall’aspetto riconoscibile a metri di distanza, Stephan è di scuola Padova e di recente ha rinnovato con il Milan, che aveva già ricevuto numerose offerte da alcuni club interessanti come il City e lo United di Moyes. Attacco completo con Manolo Gabbiadini, esploso nel corso dell’ultimo torneo U21. Anche qui la Juve ci ha messo lo zampino, acquistandone il cartellino addirittura l’anno scorso. Manolo ha trascorso la stagione a Bologna e in un intero anno, in 41 presenze ha messo a segno 9 reti e fornito 4 assist, attirando su di sé l’attenzione del Borussia Dortmund, impaurito dall’idea di perdere Robert Lewandowski e intenzionato a sostituire il polacco con il giovane attaccante di Calcinate. Velocità di pensiero e capacità di tenere palla al piede ne fanno un antagonista pericoloso per le difese.

Panchina ricca e florida, quella tricolore: In porta, ad insidiare la posizione di Leali, troviamo Mattia Perìn e Francesco Bardi, due talenti che ci invidia tutto il mondo. Sul primo si è mosso addirittura il Barcellona, mentre Bardi è conteso tra varie società italiane. Di proprietà dell’Inter, la Juve e il Milan gli strizzano l’occhio da almeno due stagioni a questa parte, ma per ora il ragazzo resiste(la domanda giusta sarebbe: fino a quando?)

Le alternative al terzetto difensivo si chiamano Donati, prelevato dal Bayer Leverkusen dall’Inter, complice un errore di mercato del solito Branca; Regini, un giovanissimo prospetto italiano ancora in procinto di esplodere e Murru, diciottenne prodigio del Cagliari. Oppure ancora Caldirola, Prestia, Crescenzi e Biraghi, difensori con prospettive altisonanti e deliziose.

Centrocampo esplosivo, guardando sempre qualche anno in avanti, con Andrea Bertolacci, piedi da incontrista e cuore da guerriero; Fausto Rossi, ventidue anni, tanta voglia di fare bene ed una corsa no limit che utilizza sia giocando da esterno che di interno; Riccardo Saponara del Milan, talento in cui i rossoneri hanno dichiarato di credere molto per il futuro; Gianluca Caprari, esterno brevilineo tutto sale e pepe della Roma, che lo ha recentemente blindato nella capitale; Diego Fabbrini, promessa con obbligo immediato di esplodere e Francesco Di Mariano, diciassettenne di quantità e qualità in forza al Lecce.

Attacco dal successo assicurato, quello composto da Mattia Destro, ventidue anni, in forza alla Roma e dalla buonissima media gol; Fabio Borini, english guy del Liverpool, squadra in cui spera di ritrovare la condizione migliore; Riccardo Improta, diciannove anni, che passerà l’anno prossimo in prestito a Verona, sponda Chievo, e avrà la sua occasione per dimostrare quanto vale; Stefano Beltrame, diamante grezzo della Juventus, vent’anni appena e fama da goleador, e Ciro Immobile, futuro bomber tanto somigliante al primissimo Alberto Gilardino e attualmente in comproprietà tra i due cugini della Mole.

La carne al fuoco in Italia c’è, ma bisogna crederci in questi giovani, e non lanciarli allo sbaraglio e puntare poi ingiustamente il dito contro di loro. In Spagna e negli altri paesi calcisticamente avanzati, i ragazzi sono considerati un patrimonio, mentre qui spesso e volentieri sono riserve o contropartite tecniche per affari di mercato che quasi mai raggiungono le aspettative sperate.

Metaforicamente, è un po’ come non mangiare subito il cioccolatino per volerselo conservare per il futuro. Ma siamo in estate e la cioccolata si scoglie …

Matteo Iacobucci

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *