Enrico Steidler
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Unghie-arcobaleno vietate ai mondiali di Mosca: quando la giustizia sa di “normalizzazione”

La Iaaf stabilisce che i colori dello spettro spalmati sulle unghie equivalgono a una dichiarazione politica e impone il “rispetto delle regole” alla Green-Tregaro e alla federazione svedese

Unghie-arcobaleno vietate ai mondiali di Mosca: quando la giustizia sa di “normalizzazione”
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Ultime notizie dal fronte russo, dove si combatte una vera e propria guerra contro i diritti dell’uomo: la Iaaf, il governo mondiale dell’atletica, ha richiamato all’ordine le “dissidenti” svedesi Emma Green-Tregaro (foto in alto) e Moa Hjelmer e ha vietato loro di pitturarsi le unghie col simbolo della pace in segno di protesta contro la legge anti-gay approvata di recente alla corte dello Zar. “Siamo stati avvicinati informalmente dalla Iaaf” – ha dichiarato Anders Albertsson, segretario generale della Federazione svedese di atletica leggera – “che ci ha detto che questa è per definizione una violazione delle regole. Abbiamo informato di questo le nostre atlete. Il codice di condotta prescrive chiaramente la regola che non è consentita alcuna dichiarazione commerciale o politica durante la competizione“. Insomma, il “rispetto della legge” invocato dal megafono di regime Elena Isinbaeva tre giorni fa è stato quindi imposto a tempo di record dalla Federazione internazionale (la Green-Tregaro, infatti, è stata informalmente costretta a prendere parte alla finale del salto in alto – che ha concluso al quinto posto – con le unghie dipinte di rosso, colore certamente non sgradito ai padroni di casa): i colori dell’arcobaleno, spiegano gli Azzecca-garbugli e i don Abbondio della Iaaf, equivalgono a una dichiarazione politica (!), e tutto ciò è in profondo contrasto con la Carta Fondamentale del Quieto Vivere. Chiaro?

Elena Isinbaeva

Elena Isinbaeva

ZITTI E PEDALARE! – “Noi russi siamo normali”, aveva detto il capitano dell’Armata Rossa Elena Isinbaeva dettando la linea, e normalizzazione è stata fatta. Più realisti del re, o per meglio dire più zaristi dello Zar, i burocrati con sede nel Principato di Monaco hanno risposto con zelo encomiabile all’accorato appello dei militari: questa cosa delle unghie non s’ha da fare, cari svedesi – questo il senso del discorso fatto ad Albertsson dagli emissari della Iaaf – qui non siete a casa vostra e dovete comportarvi con “rispetto”. La Commissione Etica che dal prossimo anno valuterà la condotta degli atleti è quindi, in realtà, già operativa a tutti gli effetti, e con la sua prima (inappellabile) sentenza a porte chiuse ha messo fuorilegge le unghie politicamente scorrette e, al tempo stesso, ogni espressione di dissenso. Se questa è la Commissione Etica, boicottare i Giochi di Soči diventa un imperativo morale.

Un’ultima considerazione sulle conseguenze paradossali della mano di solvente passata dalla Iaaf sulle unghie delle ribelli svedesi: cosa significa tutto ciò (si chiede Giulia Zonca sulla Stampa)? Significa forse che “tutte quelle con le unghie stile bandiera nazionale (la metà delle partecipanti) vanno contro le regole? E soprattutto Kemboi, oro delle siepi, che al traguardo ha alzato la maglietta per esibire un messaggio di sostegno al presidente keniano va squalificato? Pare che certe presunte infrazioni si notino più di altre. La Russia non si sente minacciata dal capo del Kenia ma dagli arcobaleni sì“.

Meno male, staranno dicendo adesso i satrapi del Cremlino fra brindisi e sogghigni, che a risolvere tutto ci pensano i nostri amici di Montecarlo.

Enrico Steidler

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