Enrico Steidler
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Elena Isinbaeva, medaglia d’oro nel salto in basso

Penoso “outing” della campionessa olimpica di salto con l’asta (e capitano dell’esercito russo): “Noi russi siamo normali, viviamo soltanto uomini con donne e donne con uomini”

Elena Isinbaeva, medaglia d’oro nel salto in basso
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Segnatevi questa frase (“Noi russi siamo normali”), che riassume incisivamente un sentimento molto diffuso nelle steppe, e segnatevi questa data. Se la comunità internazionale, e l’Europa in particolar modo, non saranno in grado di manifestare con la dovuta fermezza lo sdegno per le leggi anti-gay da poco approvate in Russia e ora elogiate dal capitano Isinbaeva, tra qualche tempo la frase cambierà, e suonerà più o meno così: “noi russi siamo puri”. E non è tutto qui, purtroppo: se ora l’Europa sarà capace solo di abbaiare, e non di mordere, ci obbligheranno pure a rispettarla. Perlomeno, ci proveranno.

CREDO, OBBEDISCO, COMBATTO – Non è una questione di sfera di cristallo, naturalmente, ma di libri di storia. C’è qualcosa, nelle parole della zarina, di déjà entendu – per così dire – qualcosa che fa venire i brividi lungo la schiena e che ci riporta a periodi in cui i primi sintomi di quel male chiamato intolleranza furono colpevolmente sottovalutati, e quindi poi si diffusero a macchia d’olio impestando un intero continente. Sotto questo aspetto, la goffa reazione dell’Europa, che si è finora ridotta a una sterile censura di routine, è molto più inquietante delle parole di un militare che si mette idealmente sull’attenti e obbedisce agli ordini impartiti dai superiori (chissà, forse un giorno questa sarà la sua giustificazione): “Spero che queste discussioni non incidano sui prossimi Giochi invernali di Soçi” – esordisce il leggendario capitano dell’Armata Rossa – “e mi dispiace che sia nata una polemica inutile. Noi non impediamo agli atleti di partecipare ai Giochi, anche se hanno relazioni non tradizionali” .

BONTA’ LORO – La raggelante definizione del rapporto fra omosessuali coniata alcuni giorni fa dal ministro dello Sport Vitaly Mutko viene ora approvata e rilanciata anche dalla Isinbaeva, che aggiunge: “Questa legge non vieta a nessuno di gareggiare né di venire a Soçi, non riconosce alcuna differenza di razza, religione, colore della pelle. C’è stata una grande pubblicità e anche distorta sul problema. Nel mondo ci sono leggi e costumi diversi per ogni nazione che dipendono dalla sua storia, la sua cultura, i suoi costumi e tradizioni. In Russia” – incalza la bella Elena ansiosa di piazzare la stoccata decisiva – “non abbiamo mai avuto questi problemi e non ne vogliamo avere nemmeno in futuro. Se si permette che vengano promosse e fatte certe cose per strada, è giusto avere molta paura per il futuro del nostro Paese. Noi ci consideriamo persone normali. Viviamo soltanto uomini con donne e donne con uomini. Certi atteggiamenti e certe parole sono irrispettosi verso il nostro Paese e per i nostri cittadini. Siamo russi – conclude il pluri-decorato ufficiale con accenti di grossolano nazionalismo – “e forse siamo differenti rispetto agli europei (sic!). Ma abbiamo la nostra casa e tutti devono rispettarla. Nessun russo si permette di criticare le leggi degli altri paesi, quindi penso che anche gli altri debbano rispettare le leggi russe“.

La saltatrice svedese Emma Green-Tregaro

La saltatrice svedese Emma Green-Tregaro

C’E’ CHI DICE NO – Stiamo scherzando, cara Isinbaeva? Ma dove sta scritto che una legge disumana deve essere rispettata? Chi lede e calpesta i diritti dell’uomo pensa forse di poterlo fare impunemente? Crede di poter contare sulla silenziosa complicità di interi popoli e istituzioni, anzi, lo pretende? Sì, a quanto pare: “La protesta della Green-Tregaro” – tuona infatti la corrucciata Isinbaeva – “è una mancanza di rispetto”. E in cosa consiste lo sgarro della saltatrice svedese, subito imitato dalla connazionale Moa Hjelmer? Nel fatto di aver gareggiato con le unghie dipinte coi colori dell’arcobaleno in segno di protesta contro le leggi anti-gay (“È giusto farlo” – ha dichiarato l’irriguardosa dissidente scandinava – “appena sbarcata a Mosca, la prima cosa che ho visto è stato un arcobaleno; ho pensato che fosse un buon segno. Così ho pensato di colorare le mie unghie per dire quel che penso”).

Brava Emma! Brava Moa e bravo anche Nick (Symmonds), il mezzofondista statunitense che ha dedicato “agli amici omosessuali” la medaglia d’argento vinta negli 800 metri e che ha avuto pure l’impudenza (agli occhi della soldatessa) di dire la sua in materia di leggi e di rispetto: “Per quanto ne posso parlare, credo che tutti gli esseri umani siano uguali essendo stati creati tutti da Dio. Che tu sia gay, etero, nero o bianco, tutti meritiamo gli stessi diritti. Rispetto la capacità dei russi di governare il proprio Paese, ma non sono d’accordo con le loro leggi. Rispetto la loro nazione, ma non concordo con questo”.

Parole d’oro. Peccato che non verranno comprese laddove non sono tradizionali “certe relazioni” e purtroppo, a quanto pare, neppure il dissenso.

Enrico Steidler

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