Vincenzo Arnone
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Mercato che verrà: i giovani desiderati dalle big

Giovani di belle speranze, pronti a spiccare il volo verso il gotha del calcio europeo. Il nostro pronostico sugli obiettivi di mercato del prossimo anno

Mercato che verrà: i giovani desiderati dalle big
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Le nuove maglie degli ultimi giovani  talenti che hanno lasciato la Serie A

Le nuove maglie degli ultimi giovani talenti che hanno lasciato la Serie A

C’era una volta il campionato più bello del mondo, quello in cui tutti i giovani talenti volevano arrivare un giorno, quello che assegnava il secondo trofeo più importante dopo la Coppa dei Campioni: lo Scudetto. C’era una volta e ora non c’è più. La crisi di risultati delle nostre squadre e la crisi economica ci hanno costretto a un bagno di umiltà non indifferente e a guardare con il naso all’insù Liga, Premier e Bundesliga, campionati più ricchi del nostro, vuoi per i grandi magnati, vuoi per delle programmazioni fatte effettivamente con criterio. E che Eupalla ci scampi, un giorno, dal dover invidiare anche i cugini francesi e la loro Ligue 1, dove i milioni di PSG e Monaco fanno e faranno la differenza.

VENDERE PER COMPRARE – Quando eravamo sul tetto d’Europa, era quasi impensabile pensare che i giovani di belle speranze approdati in Serie A volessero espatriare, quasi come fosse una bestemmia nei confronti del gioco del calcio. Adesso molte società italiane sistemano i bilanci e fanno il mercato comprando a poco e rivendendo a molto, a volte moltissimo. Come nei casi degli ultimi tre giovani che sono partiti dalla Serie A verso altri lidi, Jovetic, Marquinhos e Cavani. Arrivati in Italia per una cifra complessiva di 18 milioni di euro circa e venduti per più di 120 milioni. Ma quali giovani della nostra Serie A potrebbero infiammare il mercato europeo del prossimo anno?

LUIS MURIEL, CLASSE 1991, UDINESE – Arrivato in Italia nel 2010, dopo un anno di gavetta in Spagna approda in prestito al Lecce dove però le sue sette reti in 29 partite non riescono a cambiare volto al campionato dei salentini, terminato con un’amara retrocessione in Serie B. Tornato alla casa madre Udinese rimane a lungo lontano dal campo a causa di un infortunio che non gli impedisce però di andare in gol per undici volte in 22 match. Su di lui si sono posati gli occhi delle big italiane e di qualche straniera, tra i giovani attaccanti del panorama europeo si distingue per una buona velocità e un’ottima tecnica. Se gli infortuni non lo tormenteranno, la prossima stagione potrebbe essere quella della consacrazione, per la gioia del patron Pozzo, pronto a ripetere un’altra operazione Sanchez.

ERIK LAMELA, CLASSE 1992, ROMA – Il River Plate, dalla cessione del “Coco”, incassa la bellezza di 17 milioni di euro. Talento cristallino del panorama sudamericano, Erik Lamela approda in giallorosso quasi da predestinato. Tifosi e dirigenza si aspettano molto da lui ma la pressione non gli permette di mettere in mostra tutte le sue qualità offensive e il primo anno si conclude con un bottino di appena 5 marcature in 29 partite. La musica cambia con l’arrivo di Zeman, uno che con i centrocampisti offensivi va a nozze, soprattutto se giovani. E il giovane Erik si trasforma in goleador, segnando la bellezza di 15 gol in 33 presenze, media impressionante per un non centravanti. La dirigenza ha respinto un’offerta di 25 milioni di euro da parte del Napoli ma sulle sue tracce ci sono anche diverse squadre inglesi che però non sembrano disposte, per ora, a spendere cifte folli. La prossima stagione potrebbe renderlo uno dei maggiori protagonisti del nostro campionato, esplodendo definitivamente. La Roma e i tifosi romanisti sperano che sia così, anche perché, quando si diventa campioni nella Capitale, lasciare il calore della Curva Sud non è una cosa semplice.

PAUL POGBA, CLASSE 1993, JUVENTUS – A detta di tutto l’ambiente, è stato il più grande colpo di mercato riuscito alla dirigenza della Juventus negli ultimi anni. Prelevato lo scorso anno a parametro zero dal Manchester United, il giovane centrocampista francese è partito dalle retrovie nelle gerarchie di Antonio Conte ma è stato bravo a farsi trovare pronto quando chiamato in causa, regalando ottime prestazioni al suo tecnico e ai suoi tifosi e siglando 5 reti in 27 presenze, molte delle quali partendo dalla panchina. Eletto miglior giocatore degli ultimi Mondiali Under 20 (vinti dalla sua Francia), è sicuramente uno dei giovani più presenti sui taccuini di allenatori e direttori sportivi delle big europee. Per la Juventus è incedibile ma la sua permanenza a Torino dipenderà dalle ambizioni europee dei bianconeri e dai milioni che saranno disposti a spendere per lui dall’estero.

MIRALEM PJANIC, CLASSE 1990, ROMA – Lo chiamano “Il Pianista” e non perché sia bravo a suonare il pianoforte. Ai tempi del “proyecto” di Luis Enrique, la Roma targata USA ha deciso di investire su di lui per dargli le chiavi del centrocampo spendendo ben 11 milioni di euro per strapparlo al Lione. Nella sua prima stagione italiana, condita da tre gol in 30 presenze in campionato, ha fatto vedere che i soldi investiti su di lui erano stati spesi bene, soprattutto grazie alla sua straordinaria visione di gioco. L’anno successivo, anche a causa di qualche divergenza di vedute con Zdenek Zeman, rimane spesso in panchina durante tutta la prima parte di stagione. Con l’arrivo di Andreazzoli sulla panchina giallorossa riconquista il suo spazio nella mediana romanista e ritrova la forma della stagione precedente. Gli assalti delle altre squadre non sono mancati e non mancheranno anche quest’anno ma il nuovo tecnico della Roma Garcia stravede per lui e non è disposto a lasciarlo andare, almeno non subito. Ma il prossimo anno le offerte potrebbero essere molte e irrinunciabili…

LA SPERANZA PER IL FUTURO – Al momento possiamo dire liberamente che l’Italia non è un paese per giovani, e non solo nel calcio. Ma nonostante la tendenza che vede la Serie A sempre più come un punto di partenza e non di arrivo e consacrazione, rimane comunque giusto che le squadre italiane continuino a coltivare e far sbocciare talenti. Soprattutto per alimentare la speranza di riuscire a vincere e tornare importanti in Europa e di non dover essere costrette a cedere i propri giovani gioielli,  magari potendo finalmente esclamare, sulla falsa riga dell’Inferno dantesco, “E quindi riuscimmo a trattener le stelle…

Vincenzo Arnone

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