Mirko Di Natale
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Da Neymar a Bale: le cifre folli di un calcio che da i numeri

Mentre in Italia la crisi economica impone ai club di contenere i costi di acquisto per i giocatori, in Spagna accade l’esatto contrario. Barcellona e Real Madrid show… ma sarà corretto il loro comportamento?

Da Neymar a Bale: le cifre folli di un calcio che da i numeri
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Cristiano Ronaldo con la maglia del Portogallo, rivale di Neymar nella prossima Liga

Nell’estate 2009, con i 438 milioni di euro spesi dal Real Madrid in campagna acquisti, nacque l’idea del Fair Play finanziario

Tutti, chi più chi meno, conoscono la situazione economica in cui versano i vari stati dell’Unione Europea. Dunque è noto che l’Italia, come la Spagna e il Portogallo, in questo momento è in una situazione di autentica crisi, dove i posti di lavorano diminuiscono nell’egual modo in cui le aziende falliscono, non dimenticandoci poi di quante persone sono a casa senza un lavoro. Il calcio di tutto questo ne ha risentito profondamente, ma come la logica imporrebbe, c’è chi invece sta cercando ignorando questa situazione.

I SOLDI CRESCONO SUGLI ALBERI – Ormai il calcio appartiene a sceicchi ed oligarchi, che disponendo di fondi infiniti, hanno condizionato in modo negativo le cifre di questo sport costituito prevalentemente dalla passione. Nel belpaese il mercato è stato all’insegna del risparmio, infatti nel nostro campionato sono approdati (ad esclusione di Gonzalo Higuain pagato ben 37 milioni più 3 di bonus) giocatori a prezzi “low cost”. Sono i casi di Fernando Llorente e Carlos Tevez, arrivati complessivamente per 9 milioni di euro alla Juventus, oppure di Mario Gomez, per il quale la Fiorentina ha speso ben 16 milioni (più 4 di bonus) per assicurarsi le prestazioni del bomber teutonico ex Bayern Monaco. Cifra già di per sé importante l’ultima, ma se la mettiamo a confronto con i 69 milioni spesi dal Real Madrid per Isco, e per Illarramendi, cosa sono? Poca roba verrebbe da dire… ma come può accadere una situazione del genere? Immaginando la crisi economica e pensando a quanto guadagnano i calciatori, spesso usiamo la frase “per loro i soldi crescono sugli alberi”. Rende l’idea per le società spagnole, che ad esclusione di Real e Barcellona, navigano nei bassifondi a livello monetario, aspettano di poter vendere un giocatore (vedi il Valencia con Roberto Soldado) per provare a fare mercato. La logica impone questo se dietro non hai un Thohir della situazione, ma allora come mai in Spagna sono proprio quelle due squadre le uniche a poter far mercato?

INDEBITAMENTO A GO-GO – Gli esempi delle due maggiori squadre spagnole sono sotto gli occhi di tutti. Mentre i blaugrana danno spettacolo sul campo da gioco da oltre un lustro, il bilancio non è proprio sorridente. La stagione 2012-2013 ha portato complessivamente un utile di 32 milioni di euro (491 milioni di ricavi e 443 milioni di costi), tutto sommato ottimo considerati i tempi. Ma, la spada di Damocle che grava sui catalani sono i 331 milioni di euro di rosso (sangue verrebbe da scrivere) derivanti dalle spese folli degli ultimi anni. Vengono citati i 57 milioni spesi per Neymar, i 39 investiti per Cesc Fabregas, i 40 per Alexis Sanchez, e 19 per il camerunense Alex Song, solo diciassette le presenze in campionato. Tentar di vendere calciatori “sopravvalutati” al momento dell’acquisto è dunque impossibile se non ti accontenti di briciole come possibile cessione. Non sta meglio il Real, che per tentare di aggiudicarsi la decima Champions League in carriera, ha investito pesantemente per i migliori giocatori in circolaione. Gli ultimi dati in nostro possesso indicano nei blancos un debito di 241 milioni di euro (notizie dell’aprile 2013), con cui ha un ulteriore debito di 660 milioni (fonte Wikipedia) con la banca Caja Madrid. Nonostante ciò, in questa campagna acquisti sono 8 i milioni di squilibrio (64 milioni le entrate contro i 72 spesi) e, con la probabile firma di domani di Gareth Bale, saranno definitivamente 192 le uscite dalle casse delle merengues.

Il Fair Play finanziario nacque proprio per contrastare questi spropositi, ma come è possibile che invece ci siano ancora? Bayern Monaco, Arsenal e Napoli, che terminano ogni stagione con un ingente attivo di utili, rappresentano l’acqua che fuori esce da un piccolissimo ruscello nel deserto, deserto che viene rappresentato per intero da formazioni che se ne infischiano di controllare i bilanci. Se oggi a pagare sono state piccole realtà come Malaga, Hajduk Spalato e Besiktas, non è detto che un domani prossimo ci stupiremo nel trovare nomi di squadre… molto più blasonate!

Mirko Di Natale
Twitter: @_Morik92_

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