Enrico Steidler
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Dallo Yemen con furore: Al Qaeda minaccia il Tottenham per l’affare Gareth Bale

E dopo le minacce al club arrivano anche quelle al giocatore: rinforzate le misure di sicurezza intorno alla squadra

Dallo Yemen con furore: Al Qaeda minaccia il Tottenham per l’affare Gareth Bale
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Gareth Bale, vicinissimo al Real Madrid,  minacciato da Al Qaeda

In tutto il mondo si fa un gran parlare di Gareth Bale e dei 120 milioni di euro richiesti dal Tottenham per cedere il fuoriclasse gallese al Real Madrid di Florentino Pérez, e l’eccezionale risonanza mediatica provocata dalle cifre della trattativa – da molti considerata giustamente come un gigantesco sberleffo al fair-play finanziario caro a Platini – è come manna caduta dal cielo per i professionisti dell’antisemitismo armato. Così, a tre giorni dalle raggelanti dichiarazioni del neo-presidente iraniano Hassan Rohani (“Israele è un corpo estraneo da estirpare”) e dalla chiusura delle sedi diplomatiche di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania nello Yemen (Paese in cui il rischio di attentati è considerato drammaticamente concreto), ecco spuntare Ahmed Al Dossari, leader della cellula yemenita di Al Qaeda, e la sua invettiva contro la squadra londinese e il suo presidente Daniel Levy: “Mercanti senza scrupoli” – tuona Al Dossari – “Ebrei che saranno puniti per la loro avidità dalla collera divina e dal suono delle armi”.

IL CLICHE’ DELL’ORRORE – L’odio, da che mondo è mondo, si alimenta di stereotipi, e la propaganda di Al Qaeda non fa eccezione: il Tottenham è il club più “sionista” del Regno Unito (è nato nel quartiere ebraico di Londra e i suoi sostenitori più accesi, raccolti nella cosiddetta Yid – da Yiddish, la lingua parlata dagli ebrei originari dell’Europa orientale – Army, sventolano da sempre le bandiere con la Stella di Davide) e di conseguenza non è altro che un’accozzaglia di “mercanti senza scrupoli”, di avidi bottegai che hanno venduto l’anima al dio denaro. Ecco quindi che il gioco al rialzo praticato dai londinesi nei confronti del Real viene additato come la “prova” della bieca natura degli ebrei, che sono dei laidi affaristi così come i negri sono scimmie sottosviluppate, gli zingari sporchi ladroni e i gli omosessuali psicopatici pervertiti.

ARBEIT MACHT FREI – Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo, e se il lavoro rende liberi la collera divina purifica e fa giustizia. Ma la foga “moralizzatrice”, naturalmente, ieri come oggi, non è altro che uno specchietto per le allodole: la “colpa” degli Spurs, infatti, non è quella di fare affari ma di essere ebrei, tanto è vero che Pérez – disposto a spendere cifre mai viste per accaparrarsi il giocatore – non viene neppure nominato da Dossari: ovvio, non è mica un “sionista”. Lo stesso discorso, quindi, vale anche per il qatariota Nasser Al-Khelaïfi (proprietario del Paris Saint-Germain) e l’emiratino Khaldoon Al Mubarak (maggior azionista del Manchester City), i cui faraonici investimenti finanziari – un vero dito nell’occhio dei milioni di europei strangolati dalla crisi economica – non hanno alcunché di immorale e censurabile. Guarda caso.

Così, mentre il Tottenham non commenta le minacce provenienti dallo Yemen (e la telefonata minatoria indirizzata al giocatore di cui dà notizia oggi il Daily Star) e gli Joden (i “giudei”) dell’Ajax attendono il loro turno, è davvero penoso prendere atto per l’ennesima volta della virulenza di un sentimento, quello antisemita, che non è radicato solo nei paesi arabi ma è diffuso e operante un po’ ovunque, anche da noi; ed è ricordando la vile aggressione subita alcuni mesi fa da un gruppo di sostenitori del Tottenham a Roma (massacrati di botte perché ebrei) che viene quindi istintivo concludere con un sentito incitamento: come on Spurs!

Enrico Steidler

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