Giovanni Nole
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Calciomercato Inter: la figuraccia era dietro l’angolo. Necessità di investire subito

Dietro alla pessima figura fatta col Valencia, non solo motivazioni a livello fisico: le carenze tecniche della rosa sono evidenti. E Mazzarri non può fare tutto da solo.

Calciomercato Inter: la figuraccia era dietro l’angolo. Necessità di investire subito
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Inter TaiderAllarme rosso, rossissimo. Allarme nerazzurro. Se i miglioramenti nella partita pur persa contro il Chelsea si potevano legger tra le righe, tra un miglioramento della forma atletica e buone azioni dei singoli che han portato alla produzione di alcune palle gol interessanti, le clamorose falle messe in evidenza nella partita disfatta col Valencia sono sotto il naso di tutti, e non vanno neanche decifrati più di tanto. Palesa la disunione tra gli 11, la ancora cattiva intesa tra i singoli, la forma tutt’altro che smagliante. Se il concetto chiave del gioco di Mazzarri è arrivare sulla palla sempre prima dell’avversario, allora ci sarà ancora molto, moltissimo da lavorare per quello che è stato definito il top player della rifioritura nerazzurra: giocatori confusi, affannati, troppo permissivi nei contrasti e per nulla cattivi nei movimenti con o senza palla. E in una situazione così difficile da gestire, inevitabilmente la squadra si sfalda: basti pensare agli innati istinti anarchici di Fredy Guarin, che puntualmente si ripresentano quando la squadra è incapace di produrre gioco e il colombiano prova a risolvere il problema da solo, palla al piede, venendo puntualmente stoppato prima ancora che possa pensare a come finalizzare l’azione personale.

TRA SCUSE E INCERTEZZE – Certo, la preparazione fisico atletica della squadra ha dei costi decisamente salati da pagare in termini immediati, e che risultano produrre un qualche progressivo investimento solo nel lungo termine: d’altronde anche Mazzarri ha ammesso che i carichi lavorativi affidati ai giocatori nerazzurri in allenamento ora sono pesanti più che mai, ed è praticamente impossibile veder riflessi in questi sforzi risultati immediati, sia per le gambe totalmente imballate dei giocatori sia per le defezioni in rosa per niente male, vista l’assenza di pedine di gioco fondamentali quali Samuel, Kovacic, Zanetti e Milito, tra i più. Ed è inevitabile che, dopo mesi e mesi, soprattutto sotto la guida di Stramaccioni, in cui gli allenamenti si son svolti sotto un diktat confusionario e impreciso, ora gli effetti si facciano sentire sui nerazzurri, non abituati a certi carichi di lavoro. Ma questa non può essere una scusa sufficiente: il Valencia percorre più o meno gli stessi tempi pre-campionato dei nerazzurri e il tasso tecnico della squadra non è poi così elevato rispetto al club italiano; eppure quel 4-0 di ieri notte, nonostante ogni giustificazione possibile, è davvero difficile da digerire. E, seppur sia un risultato molto manipolabile dai mass media che poco tengono conto dell’enorme stress fisico a cui i nerazzurri sono ultimamente sottoposti, questo 4-0 è figlio anche di qualcosa di diverso dalla impreparazione atletica attuale. Perché le carenze tecniche sono evidenti: in difesa, senza Campagnaro (che sembra giocare all’Inter da anni), si trema incessantemente, con Ranocchia e Jesus che continuano a non essere affidabili garanzie e con Chivu ormai sulla via del ritiro; gli esterni funzionano ad intermittenza, e stiamo parlando di un ruolo a dir poco fondamentale nel gioco di Mazzarri, e certamente Nagatomo e Pereira non possono essere sufficienti; a centrocampo, poi, senza Mateo Kovacic mancano qualità, quantità e filtro, vista l’inadeguatezza nel ruolo da parte di Alvarez e la solita mancanza di costanza nel gioco fin troppo anarchico del Guaro Guarin. Gli unici segnali positivi provengono dal portiere, Handanovic, che posson passare le stagioni e gli allenatori ma rimane una saracinesca di totale affidabilità, e dall’attacco, dove seppur manchino i gol e seppur si senta la mancanza di maturità nell’investimento Icardi, ci son state buone prove di convivenza tra Belfodil e Palacio.

SENZA PANE E SENZA DENTI – Allora, vista la situazione, la necessità è evidente: a meno di un mese dalla chiusura della finestra estiva di calciomercato e con una rosa ancora ad alto mare, c’è bisogno, c’è necessità anzi di investire e anche in maniera pesante, nonostante la stressante trattativa tra Moratti e Thohir stia distraendo i ‘boss’ nerazzurri dalla fondamentale esigenza di rafforzare la rosa. Ma dopo un mese dall’apertura delle trattative, l’Inter e la sua dirigenza sta dimostrando la sua impreparazione: se sin dal principio si avvertiva la necessità, come anche espressamente fatto notare da Mazzarri sulla stampa e nelle conferenze dirigenziali, dell’acquisto di almeno un terzino fluidificante, un centrocampista di quantità che sappia far filtro e di un altro difensore. Ma su tutti e tre i campi, per il momento, si.. ‘Branc-ola’ nel buio: il team dirigenziale nerazzurro, Branca in primis, è colpevole di aver inseguito per un mese un obbiettivo irrealizzabile – Thohir permettendo – quale Nainggolan, di essersi fatta prendere in giro dalla Juventus per Isla e di non aver chiuso un acquisto già praticamente fatto, quello di Dragovic dal Basilea. In attacco, in attesa della seconda venuta del Principe, sono buoni – ma esosi – gli acquisti di Icardi e Belfodil, per quanto per il momento rappresentino solo delle eccellenti promesse; in difesa, invece, male aver tenuto Chivu, giocatore sempre meno adatto ad una squadra che vuole puntare a tornare ai vertici del calcio italiano, mentre Andreolli ha già dimostrato di essere una buona riserva, ma niente più. Inutile nasconderci dietro la scusa del calcio d’agosto: l’Inter è vittima di un mercato bloccato, paralizzato e sempre più ferito da ogni colpo registrato dalle avversarie, Napoli e Fiorentina in primis. La mancanza di una cessione eccellente – si era parlato della possibilità di vendere almeno uno tra Ranocchia, Handanovic e Guarin, ma per il momento nulla si muove per nessuno dei tre – e dei fondi promessi solo per il futuro dal tycoon indonesiano di fatto impediscono all’Inter di potersi muovere in maniera libera e fantasiosa.

ERRORI DI PROGETTAZIONE – Dunque, i nomi continuano a girare, ma senza che si riesca ad affondare in maniera definitiva. E la conseguenza è che, Inter Wallacepresi un po’ alla disperata e pressato dal sempre minor tempo a disposizione, Branca ed Ausilio si stanno lanciando in operazioni di mercato per lo meno discutibili. Prendiamo Wallace, per esempio: grandissimo giocatore in prospettiva, un’ala che potrebbe diventare una delle migliori al mondo in futuro. In futuro, appunto. Ma ora come ora ci sarebbe la necessità di mettere a disposizione di Mazzarri un giocatore già pronto per giocare ad alti livelli. E anche ammesso che Wallace, come dicono in molti, sia già pronto per l’enorme responsabilità di vestire la maglia da titolare nerazzurra, se è vero che l’Inter vuole investire per costruire un progetto, il prestito secco del giocatore di quale strambo progetto farebbe parte? Come puoi costruire una squadra ponendo come basi giocatori che sai già non rimarranno più di un anno alla Pinetina? Se non accompagnato almeno da un altro colpo sulla fascia – Janmaat, Van Der Viel e Basta i papabili -, quello di Wallace è un acquisto sì intrigante, ma insensato sul lungo termine: è anche abbastanza umiliante, anzi, prendere un giovane da una grande squadra come il Chelsea per farlo crescere, svezzare e poi rimandarlo alla base, come se invece di essere la grande e prestigiosa Inter si parlasse di una qualsiasi squadra satellite. No, così non và. Così come non và il possibile (e anche questo ancora in alto mare a livello di probabilità di riuscita della trattativa) acquisto di Wellington, per lo meno non se anch’esso non accompagnato dall’arrivo di un altro grande centrocampista come Taider o Nainggolan. Wellington, riserva nel San Paolo, poco, pochissimo darebbe in una squadra che ha profonde necessità di rinnovamento proprio a partire dal centrocampo, dove c’è bisogno di gente che faccia sin da subito la differenza. Per vincere il campionato non c’è per forza bisogno di giocatori che ti facciano due-tre gol a partita, ma giocatori che siano costanti nel tempo, che mantengano una media voto piuttosto alta, fornendo sempre buone prestazioni in tutte e 38 le partite del campionato: in tal senso nessun’altro sarebbe stato migliore di Nainggolan, che assieme a Kovacic e Guarin avrebbe potuto allestire un centrocampo stellare. Ma questa Inter non naviga nell’oro, e questa forzata necessità di adeguarsi ai bassi standard economici del budget a disposizione, in attesa del salvatore indonesiano, fa ancor più male ad un Inter che non riesce ad uscire da questo circolo vizioso di acquisti azzardati e mediocri. Che qualcuno se ne prenda la responsabilità. E che a farlo, soprattutto, non sia Mazzarri, fautore di grandiose imprese nella sua carriera, tra Reggina, Sampdoria e Napoli. Che dunque Mazzarri sia l’autore dell’ennesimo miracolo calcistico, proporzionato alle ambizioni calcistiche moderne dell’Inter; ma che non ci si azzardi a chiamarlo top player, perché alla fine in campo scendono le sue idee, ma non le sue gambe, né il suo talento. Mentre, nel frattempo, il tempo stringe.

Giovanni Nolè

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