Massimiliano Riverso
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Alessandro Del Piero, il campione con la testa pensante

Alessandro Del Piero incarna forse più di tutti il prototipo del campione intellettuale, una sorta di guru calcistico, ma anche idealistico che si tramuta in esempio per ogni ragazzino che ama questo sport

Alessandro Del Piero, il campione con la testa pensante
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Alex Del PieroL’ha detto Paolo Maldini, mica il primo che passa, che «il campione con la testa pensante dà fastidio, almeno in questo calcio». Dicasi campioni pensanti quei calciatori, tanto bravi tecnicamente da infiammare le folle, dotati di un cervello autonomo, distaccato da quello della politica della società in cui si trovano. Alessandro Del Piero incarna forse più di tutti il prototipo del campione intellettuale, una sorta di guru calcistico, ma anche idealistico che si tramuta in esempio per ogni ragazzino che ama questo sport.

Che Del Piero fosse intelligente e abile lo si era già capito da anni, ma la svolta decisiva si è avuta solo di recente. Innumerevoli e non quantificabili gli attestati di stima ricevuti dall’eterno campione bianconero dal suo pubblico, quello juventino, lasciato controvoglia per irrazionali e forse doppiogiochiste decisioni prese dai vertici societari. Nessuna parola, nessuna polemica, un gol scudetto – quello contro la Lazio – poi ancora silenzio, fino a quella memorabile giornata del 13 Maggio 2012: tutto lo Juventus Stadium, no, tutto il mondo del calcio si ferma per circa una mezz’ora. Entra Pepe, esce Del Piero. E via con i cori, canti, striscioni e dimostrazioni d’affetto. «19 anni in bianconero non si dimenticano» risponde Alex, che cerca equilibrio, ma che – a detta di Andrea Pirlo – negli spogliatoi si commuove, abbracciato da tutta la squadra. Ma Del Piero si rialza ancora, più forte di prima e decide di continuare a giocare nel Sydney, società della A League australiana.

Il suo libro suona come un inno alla passione e il titolo, quel “Giochiamo Ancora” è talmente evocativo da far sognare. Il campionato oltreoceano dell’eterno 10 bianconero è esaltante: seppur la squadra faccia fatica ad ingranare, le prestazioni individuali di Alex sono al di sopra della media generale e alla fine dell’anno Pinturicchio può togliersi lo sfizio di dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di essere ancora decisivo. Vince tre premi individuali: Sydney FC Player of the year, Golden Boot e Sydney FC Members Award. Più forte di prima, più grande di prima.

A piccoli passi torna in Italia, qualche presenza nei programmi televisivi (record di ascolti per “Che tempo che fa” della premiata ditta Fazio-Littizzetto), poi il ritorno allo Stadium nel bel mezzo della manifestazione dedicata alla famiglia Agnelli. Del Piero entra mentre Andrea Agnelli sta tenendo il suo discorso e la gente, come in una processione di cui solo pochi eletti conoscono le direttive e i dogmi da rispettare, raggiunge il suo Capitano, lasciando isolati i vertici societari, che devono per forza di cose interrompere i convenevoli e unirsi all’applauso.

gianni agnelli insieme a del piero«Sono qui solo per l’Avvocato e per il Dottore» dice Del Piero, che deve però anche sorbirsi un abbraccio di convenzionalismo dall’Innominato. La mostra è sugli Agnelli, ma le luci della ribalta sono tutte su Alessandro, eroe, idolo, esempio, precursore e miglior rappresentante di uno stile ormai defunto. Dichiarazioni veritiere, sorrisi qua e là, saluti con i migliori amici, un commosso abbraccio con il Presidentissimo Giampiero Boniperti e poi ancora silenzio, come nella migliore delle tradizioni taumaturgiche, come se il silenzio fosse anestetico per un dolore che c’è, ma che non lo assale, che non lo influenza più di tanto. Dietro la calma e la serenità di Alessandro vi è una consapevolezza scolpita negli annali e che deve recitare più o meno così: «La mia gente è con me, la Juventus sono io e, tanto per gradire, #onlyoneten).

Il recordman della Juve apre al pubblico, sempre in quel di Torino, una mostra dedicata al suo genio calcistico. Si chiama AdpLog ed è nella città della Mole, come a simboleggiare l’eternità, la straordinaria e gradita personalità di un campione eterno rispettato in tutte le tifoserie. Successivamente è ancora Italia, stavolta Jesolo, la tappa della bandiera italiana. La città veneta risponde alla grande al passaggio di Alex: sono 1100 le anime presenti al primo allenamento del Sydney, cifra abominevole se si considera che il Picchi ne contiene a malapena 2000 e che la città è di appena 25000 abitanti. Il secondo allenamento batte il record: 2000 presenze, più molta gente in piedi. Tutto per veder giocare Alessandro Magno. I tifosi provengono da tutta Italia e sono per lo più bianconeri, ma si possono scrutare, se si fa attenzione, anche rappresentanti di altre squadre. Gente diversa, con magliette differenti, ma con unico ideale che li unisce: l’amore per un uomo che ha saputo rappresentare, rappresentarli e rappresentarsi meglio di chiunque altro, un idolo giusto e corretto, sacrosanto e veritiero, lontano dalle polemiche che il calcio quasi impone e distante anni luce dal calcio odierno, quello commerciale e che poco ha a che fare con quello millantato e amato dai puristi.
E se a Chatillon, sede del ritiro juventino, nel bel mezzo delle sessioni di allenamento della squadra bianconera partono i cori “C’è solo un Capitano” dedicati ad Alessandro, non ci si stupisce più di tanto e se per caso qualcuno dovesse storcere la bocca, come direbbero i Grandi Classici, proprias quaestionas.

Alessandro Del Piero

Alex Del Piero è più forte di prima e più amato di prima, senza condizioni e senza alcuna lacuna a minarne la personalità. Un monumento alla professionalità che con il silenzio, la cultura del duro lavoro e la capacità rara di relazionarsi al meglio con il proprio pubblico, ha saputo mantenere intatta la propria figura. Una bomba inoffensiva, Alex, che esplode in silenzio e che inevitabilmente porta a riflettere e a trarre conclusioni ponderate sui comportamenti altrui, non sempre corretti.

Pinturicchio più forte di tutto, più coriaceo e duro dei duri, resistente al selettivo e per niente riuscito sciacallaggio mediatico che ha provato, senza successo, ad indebolirlo. Più forte delle ingiustizie, più forte della distanza e del tempo. Del Piero più forte degli pseudo complotti e dei segreti oscuri celati in qualche ufficio torinese. Del Piero – ancora – come quei supereroi dei fumetti, invincibili, inarrivabili, incredibili. Un paladino moderno trasposto dalle fiabe e portato nella vita reale, un combattente dei cinque continenti: Idolo in Europa, eroe in Oceania, esempio in Oriente, mito in America, campionissimo in Africa.

A 38 anni Del Piero diverte e fa divertire, emoziona e fa emozionare e dopo Natale deciderà se continuare la sua già meravigliosa carriera, oppure fermarsi qui. La decisione sarà di sicuro rispettata da ogni suo tifoso, che però in cuor suo spera ancora di vedere il suo prode Cavaliere(non a caso…) incantare sul campo. Perché di Del Piero ce n’è soltanto uno e perché, dannazione, mai come adesso si desidererebbe una macchina del tempo per portarlo indietro nel tempo.

Matteo Iacobucci

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2 Responses to Alessandro Del Piero, il campione con la testa pensante

  1. Ilaria 5 agosto 2013 at 22:07

    complimenti! condivido ogni singola parola. questo articolo è da incorniciare!

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  2. gianluca 6 agosto 2013 at 10:48

    Grande capitano. Torna da noi. Non ti curare di loro. Tre hanni fa e nato mio figlio e la prima cosa che ha indossato in sala parto e stata la tua numero 10. Grazie ale.

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