Enrico Steidler
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Leggi anti-gay approvate in Russia: Olimpiadi di Soči a rischio boicottaggio?

In quale spaventoso abisso sta sprofondando il Paese di Alexsandr Solženicyn e Andrej Sacharov?

Leggi anti-gay approvate in Russia: Olimpiadi di Soči a rischio boicottaggio?
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Civiltà olandese, medioevo russo. Mentre ad Amsterdam il commissario tecnico dei Tulipani Louis van Gaal partecipa al Gay Pride insieme agli ex-nazionali Ronald de Boer  e Patrick Kluivert (“Vogliamo inviare un segnale affinché venga accettata l’omosessualità nel mondo del calcio”), a Mosca lo “Zar” Vladimir Vladimirovič Putin mette gli omosessuali al centro del mirino e fa sprofondare nel fango della steppa un intero Paese. Cosa dire, infatti, della legge anti-gay – approvata in giugno – che cuce un ideale triangolo rosa sulla pelle di milioni di uomini e di donne e promette severe sanzioni per tutti coloro che alle Olimpiadi di Soči (la XXII edizione dei Giochi olimpici invernali in programma nella città russa dal 7 al 23 febbraio 2014) faranno “propaganda di relazioni sessuali non tradizionali”?

Louis van Gaal al Gay Pride in Russia

Louis van Gaal al Gay Pride

SAPORE DI GULAG – La definizione stessa del rapporto fra due omosessuali, al di là dell’atteggiamento odiosamente discriminatorio che la sottende, fa accapponare la pelle. Pensieri – scusate il parolone – e parole di Vitaly Mutko, ministro dello sport, che poi precisa il “vero” obiettivo della legge: la tutela dei minori. Oltre il danno, quindi, la più amara delle beffe, una volgare presa in giro finalizzata a rendere “presentabile” una normativa che vieta qualunque forma di apologia-gay sia sul web che sulla stampa e che prevede fino a 2.250 euro di multa, 15 giorni di carcere e il divieto a fare rientro in Russia per tutti gli stranieri che verranno sorpresi a parlare di amore non tradizionale durante i giochi di Soči (e non solo), atleti, familiari, tecnici e dirigenti inclusi, naturalmente (vedremo se l’affrettata smentita in tal senso di Igor Ananskikh, vice Presidente del Comitato della Duma per lo Sport, sarà seguita dai fatti oppure no). Insomma, non siamo ancora tornati al famigerato articolo 121 di staliniana memoria, in vigore dal 1934 e abolito solo nel ’93, che avviò ai lavori forzati in Siberia – e a una morte spaventosa – decine di migliaia di omosessuali, ma le premesse sono già state gettate.

NON GIOCO PIU’“Venerdì il Cio ha chiarito che userà tutti i mezzi perché la nuova legge non venga applicata agli atleti olimpici ma il candidato portoricano alla presidenza, Richard Carrion, è andato oltre, proponendo che le future candidate olimpiche non abbiano leggi statali discriminatorie in contrasto con la carta olimpica” scrive oggi l’ottimo Fausto Narducci sulla Gazzetta dello Sport riportando le prime (troppo timide) reazioni delle più alte istituzioni sportive alle notizie provenienti dalla Russia. In effetti, la presa di posizione del Comitato Olimpico Internazionale e delle federazioni del mondo occidentale dovrebbe essere molto più risoluta e inflessibile: se la guerra ai diritti umani dichiarata dalla Duma non potrà essere interrotta da una sorta di “tregua olimpica” (questo, perlomeno, dovrebbe essere l’atteggiamento) il boicottaggio dei Giochi sarà inevitabile.

RITORNO AL PASSATO – Così non è, purtroppo, o non è ancora, e l’iniziativa passa quindi nelle mani degli uomini di buona volontà sparsi un po’ ovunque. Fra questi, ad esempio, spicca il noto scrittore e giornalista americano Dan Savage, ideatore di una forma di protesta che ha già riscosso migliaia di adesioni: boicottare la vodka nei bar. Alla grande mobilitazione della società civile corrisponde, però, l’intimorito silenzio o addirittura il plauso del popolo russo: i pochi partecipanti alla “protesta dei baci” (la manifestazione organizzata davanti alla Duma per dire no a una legge disumana) sono stati malmenati e arrestati dalla polizia, e il 65% dei russi approva la decisione del Parlamento. Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra tuonano gli ortodossi e i benpensanti di regime, e solo pochi intellettuali hanno il coraggio di cantare fuori dal coro (di “legge medievale che gioca sull’ignoranza di una popolazione ancora dominata da pregiudizi e da retoriche machiste” ha parlato, ad esempio, la scrittrice Ljudmilla Ulitskaja).

Che fine ha fatto, quindi, in un Paese dove l’omosessualità è stata considerata una malattia mentale fino al 1999, l’eredità culturale di una letteratura straordinaria? In quale spaventoso abisso sta sprofondando la Russia di Alexsandr Solženicyn e Andrej Sacharov? E dov’è andata a nascondersi l’Europa, intesa come “istituzione”? Pensa solo a fare soldi?

Enrico Steidler

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