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Pantani e la disperazione di una madre: mio figlio è stato ucciso

Pantani e la disperazione di una madre: mio figlio è stato ucciso
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Nei giorni in cui si parla di Pantani ed altri per il doping nel Tour del 98 vinto da Marco, la madre parla della morte del figlio

Ci risiamo, non c’è pace per Pantani, dopo tanti anni dalla sua morte il nome del Pirata torna in auge e purtroppo in modo negativo. Ancora doping, ancora dubbi su una sua vittoria, quella del Tour de France del 1998. La madre intanto torna a farsi sentire e continua la sua battaglia personale contro il mondo che offende la memoria del figlio e sulla sospetta e drammatica morte di Marco in quella stanza d’albergo il 14 febbraio del 2004.

ANCORA DOPING – Ancora uno scandalo investe questo sport, un ciclismo che ormai non fa più parlare di se per un’impresa di un’atleta ma perchè un corridore si è dopato. Cosa ancora più grave è che se prima si parlava di un singolo ciclista, ora parliamo di un fenomeno di massa, cioè un complesso di atleti che modificano le loro prestazioni con abuso di sostanze dopanti, trasfusioni di sangue e tanto altro. Armstrong, Ulrich, Contador, Marco Pantani, Miguel Indurain, il gotha del ciclismo, la storia recente di questo sport tutti finiti in provetta, analizzati e tremendamente dopati. Questi personaggi rappresentano l’emblema di un movimento malato. Non ci si dopa per vincere neanche ormai, lo si fa perché per far parte di questo duro e fantastico sport lo devi fare, un’abitudine, una consuetudine, un qualcosa che nasce da quando un giovane ciclista si siede per la prima volta su una bicicletta. Tour del 1998, ancora una vergogna, ancora uno scandalo, la Commissione d’inchiesta parlamentare francese ha analizzato i campioni di sangue prelevati e molti di quelli atleti erano dopati. Pantani, Zabel, Ulrich, Cipollini, tutti dopati e scoperti con grande ritardo visto che il doping è sempre stato 4-5 passi avanti rispetto all’antidoping. Una cosa che fa piangere ancora chi ama il ciclismo, chi ha sofferto con questi campioni su una scalata pirenaica o su una volata mozzafiato ma che in realtà si scopre uno spettacolo virtuale per gli occhi dei telespettatori ma tremendamente falsificata da tutto questo.

MAMMA TONINA NON CI STA – Mentre si parla del figlio per questo nuovo scandalo, la madre del pirata non ci sta e sposta la lente di ingrandimento sulla morte del figlio:”Mio figlio è stato ucciso, farò riaprire il processo”, ecco l’ossessione e la battaglia di mamma Tonina, una crociata ormai contro tutto e tutti, contro chi getta fango su Pantani, sulle sue vittorie e specie contro chi non lo lascia riposare in pace. Usare il nome di Marco per fare audience, è questo quello che la madre non sopporta e quello che anche i fans di Marco non sopportano. “Quella notte mio figlio non era solo, non c’era traccia di cocaina e ci sono dei segni sul suo collo”, continua la madre disperata, poi tra le lacrime continua “Mi hanno tolto mio figlio senza un motivo, non ho una spiegazione a tutto questo e non so neanche dove sia il cuore di Marco, gli hanno tolto anche quello oltre a vittorie e dignità”. Le parole della signora toccano il cuore di tutti e nessuno può biasimare la rabbia e la non rassegnazione di una madre che non si dà una spiegazione logica a quello che è successo nove anni fa in quella stanza d’albergo, anche perchè si è dato molto più peso al Pantani dopato che al Pantani morto con tanto di elementi strani a seguito. Il pirata dopato ha sbagliato, andava punito ed è stato punito, forse anche un po’ troppo o quanto meno più degli altri. Bisogna avere rispetto però di Marco, del dolore della sua famiglia e anche dei suoi successi. Rispetto per la vita di un’atleta che non c’è più, che è riuscito a regalare emozioni alla gente e ha fatto piangere milioni di italiani quando toglieva la bandana e partiva come una “moto”. Tutti quanti facciamoci l’esame di coscienza su come abbiamo parlato e su cosa abbiamo pensato di Pantani, parliamo di un uomo, un essere umano prima amato alla follia e poi lasciato solo, da tutti, tranne dalla sua famiglia, un po di rispetto per il dolore di una madre e per la memoria di chi non c’è più, glielo dobbiamo, glielo si deve, lasciamo riposare Marco in pace almeno e magari aiutare la madre a cercare una verità nascosta da tempo e che merita di essere svelata per buona pace di tutti.

Gaetano Raele

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