Vincenzo Galdieri
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Il futuro parte da qui! #3 – La storia infinita: la Spagna del futuro è già vincente oggi

Continua il nostro viaggio in tutto il mondo a caccia di giovani promesse: oggi è il turno della Spagna che vince e convince ad ogni età

Il futuro parte da qui! #3 – La storia infinita: la Spagna del futuro è già vincente oggi
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Thiago AlcantaraGermania, 1979. Un romanziere tedesco di belle speranze,  tale Michael Ende, scrive un romanzo dal titolo eloquente: “La storia infinita”. Il libro narra delle avventure di Bastian, bimbo curioso e vivace, che un giorno trova un libro magico che lo catapulta nel regno di Fantàsia, dove affronterà temibili nemici e vivrà fantastiche avventure.

Austria, 29 Giugno 2008. Luìs Aragonès, commissario tecnico della Spagna, guida la Nazionale alla conquista del titolo Europeo. In finale viene abbattuta la tremenda Germania di Ballack, Lahm e Klose. La vittoria dà inizio ad uno dei più grandi cicli vincenti della storia calcistica, una storia, quella spagnola, che si arricchirà con la conquista del Mondiale africano del 2010 e dell’Europeo 2012. Della serie,quando la storia – sempre lei – si ripete, e quando lo fa prepotentemente. Innovativo, poliedrico, fantasioso e spettacolare il calcio iberico, con l’ossatura del Barcellona dei miracoli e la tattica individualista, ma al tempo stesso efficace e spietata del Real dei fenomeni. Un calcio dialettico e delicato, ma incisivo e che giura vendetta nei confronti di un percorso storico calcistico, che ha sempre visto la Nazionale spagnola in secondo piano. Ma la Spagna dei miracoli si estende anche a livello giovanile e fa paura vedere con quale facilità la nostra U21 viene spazzata via dalla furia spagnola nella finale dell’Europeo di categoria. I nuovi gioiellini dominano il mondo e vengono blindati da contratti principeschi. Come al solito la scelta delle “convocazioni” esclude alcuni giovani già ben conosciuti dal mondo del calcio e ne include altri non ancora propriamente famosi, ma comunque non certo di minor talento.

 

Schierarli non è mai semplice, ma osservando nomi e caratteristiche è essenziale pensare ad un fantasioso e innovativo, nonché rischioso e iper-offensivo 3-4-2-1. Il modulo permette di schierare tre centrali(ma i due centrali esterni possono anche essere terzini, anche se è un ulteriore rischio, che però con questi ragazzi possiamo permetterci …), quattro centrocampisti(due centrali e due esterni) , due trequartisti o seconde punte a supporto di un’unica punta.

 

In porta, tolto il già noto De Gea, ci si accorge come la Spagna sia incredibilmente povera di alternative. Il primo nome che balza all’occhio è quello di Rubèn Blanco, saracinesca 17enne appartenente al Celta Vigo. Il ragazzo è per di più ancora un’incognita, ma gli osservatori parlano di lui come il nuovo Casillas e la cosa influenza non poco i talent scout, che hanno già provato a strapparlo alla società bianco verde. Ha giocato solo 2 partite in Primèra Divisiòn(e altre 6 nei circuiti giovanili), ma ha convinto tutti i compagni. Il suo valore, data la giovane età, si attesta sul milione di euro. Abbordabile.

Difesa a tre, ma con licenza di offendere. Impossibile non citare Daniel Carvajal e Martin Montoya. Il primo, si era visto scaricare dal Real Madrid dopo 10 anni di trafila giovanile: destinazione Bayer Leverkusen, il ragazzotto ha tramutato rabbia e frustrazione in grinta, venendo addirittura premiato come miglior terzino destro della Bundes, roba, a sentire Madrid, da mangiarsi letteralmente le mani. Il risultato è stato l’impegno in prima persona di Perez, che ha voluto il ragazzo come primo colpo di mercato del Real post Mourinho. A 21 anni, certamente una bella soddisfazione. Montoya, un anno in più del collega madrileno,  è invece un canteràno made in Catalogna. Gioca prevalentemente terzino sinistro, ma il Barça l’ha impiegato in tutti i ruoli della linea difensiva e, a volte, anche come mediano di recupero, motivo che mi ha spinto a schierarlo centrale della difesa a tre. Difensore ispido e offensivo, ma dalla leva prevalentemente di contenimento, in finale dell’Europeo di categoria si è guadagnato il rigore che ha contribuito ad affermare il successo dell’U21 spagnola su quella italiana.  Su di lui gli occhi di Branca, che lo ha identificato come ideale successore di Javier Zanetti, uno che Montoya dichiara di prendere come esempio. Il ragazzo ha meno corsa e meno fisicità rispetto al suo mentore, ma sicuramente non pecca in fatto di tecnica individuale e senso tattico, elementi in cui spiccano tutte le sue doti. Costa già 15 milioni di euro, ma è un affare. Terzino sinistro efficace per l’undici iberico è invece Jon Aurtenetxe, di proprietà del Bilbao. Mancino naturale, la sua progressione è inconfondibile e la sua dote principale è quella di dominare il gioco. Movenze da veterano consumato, il diciannovenne è stabilmente titolare nell’11 biancorosso e, oltre a mostrare segni identificativi del leader difensivo, è anche un valido assist man per i compagni. Sono ben 3 gli assist forniti e il suo bottino personale è completato da 1 gol. La dote che più lo contraddistingue però, cioè l’esplosività con cui riesce ad arrivare sul fondo, lo accomuna ad un grande del calcio: Roberto Carlos.

 

Centrocampo difficile da costruire, causa affluenza totale di talenti dalle caratteristiche più svariate.Partendo dai centrali di centrocampo la scelta non può che ricadere sulla coppia Koke/Campana. Koke gioca nell’Atletico Madrid, ha 21 anni ed è considerata la risposta della Madrid operaia all’Isco dell’altra Madrid, quella benestante e proprietaria. Pochi, pochissimi, i giorni che sono passati dalla presentazione dell’ex Malaga a Madrid, eppure i tifosi dell’Atletico già scommettono su chi segnerà nel prossimo derby. Koke, comunque, nasce trequartista, ma si adatta benissimo a giocare come centrale di centrocampo, cosa che gli riesce comunque in maniera impeccabile. Fraseggio corto, baricentro basso, è il classico regista spagnolo che siamo stati abituati a vedere in questi anni, ma ha delle caratteristiche fisiche interessanti per uno con il suo fisico(178 centimetri per 75 kg). Assist man di pregevole fattura, il suo rendimento ha messo ai suoi piedi la Liga: 54 presenze stagionali (in tutte le competizioni), 3 reti e 14 assist. Rendimento da top player del centrocampo e calma olimpica anche in relazione ad alcune giocate da circo, di cui dispone e che sventaglia senza problemi. L’Atletico è preoccupato, perché potrebbe vederlo partire molto presto,destinazione Barcellona, dove si insegue l’erede di un certo Xavi Hernandèz. Al fianco di Koke, un altro regista tutto piedi e fantasia, ma più fisico e muscolare: quel Josè Campana che ha fatto ammattire le dirigenze di Liverpool e Leverkusen. Il ragazzo, che attualmente è in forza al Siviglia, dimostra una propensione alla dominazione del gioco inusuale per la sua età(20 anni appena), e all’inizio desta perplessità l’enorme calma con cui gioca ogni pallone. A Siviglia rumoreggiano che sia l’ennesimo talento della cantèra dopo Capel e Navàs. Geometrie oculate e vezzi pregevoli le sue doti più incisive. Meno prepotente sotto porta rispetto a Koke, può vantare in più, rispetto al 21enne dell’Atletico, le enormi pause in mezzo al campo palla al piede, pause che, con le dovute proporzioni, ricordano un po’ Andrea Pirlo. Vale già 10 milioni e non è un caso se Barcellona e Real Madrid hanno il suo nome sul taccuino già dal 2003, quando era ancora un bambino di dieci anni e regalava magie alla Potter nella cantèra andalusa. Esterni ricchi e incisivi con Gerard Deulofeu, blaugrana col mal di pancia che può giocare indifferentemente a destra o a sinistra e  Alvaro Morata, pietra grezza del Real Madrid di Ancelotti. Deulofeu ha richiesto espressamente di andar via dal Camp Nou, visto che necessita di giocare titolare in qualche squadra di minor levatura e al Barça non ha certo vita semplice dato che i concorrenti di ruolo si chiamano Sanchez, Messi, Villa, Pedro e, come se non bastasse, Neymar. Su di lui mezz’Europa, ma è la Premier che affascina il ragazzo, indeciso tra l’Everton e Il Tottenham, da sempre incredibile nella costruzione dei nuovi fenomeni(vedasi Bale). Le caratteristiche del giocatore, comunque, non si discutono. Corsa galoppante, tecnica disarmante e rendimento da paura. Pur avendo giocato solo una partita in Liga BBVA, il 19enne ha avuto modo di dire la sua in campo giovanile. Ammontano a 50 le presenze stagionali, condite da 24 reti e 10 assist, un rendimento, questo, che ha fatto schizzare le quotazioni del suo cartellino a prezzi vertiginosi. Oggi il nativo di Riudarenes vale almeno 20 milioni di euro e tanti saluti alla spesa low cost. Discorso analogo per Morata. Il ragazzo ha 38 presenze, accompagnate da 18 reti(2 delle quali nella prima squadra madrilena al fianco di Ronaldo e compagnia) e 12 assist. Ah, anche lui ha appena 20 anni e anche la sua quotazione è pari a quella del compagno di reparto blaugrana. Tecnica notevole, visione di gioco anomala e piede fatato le sue caratteristiche più incisive. Il modulo richiede due trequartisti che devono possedere corsa, dinamismo, visione di gioco, tecnica e propensione all’essere offensivi. Chi meglio della coppia Tello/Muniain per assicurare gol e assist a grappoli? I due, che sono stati compagni di squadra nell’ultima stagione, vengono considerati i due più grandi talenti offensivi spagnoli e al tiquì taca simbolo della nuova generazione iberica, affiancano movimenti  di corsa e di tiro risalenti a classicismi del calcio: simbolo di un’eloquente maturità calcistica che già sgorga loro da ogni poro. Più veloce, sgusciante e freddo sotto porta Cristian Tello, pupillo della cantèra catalana. Più razionale, geniale e fantasioso Iker Muniain, stellina del Bilbao per il quale si vociferano clausole rescissorie in procinto di essere firmate che ammonterebbero a 100 milioni di euro(!). Per Tello si è fatta incessante la corte dell’Arsenal e anche quella del Liverpool, ma in realtà il ragazzo è stato proposto, qualche mese fa, anche alla Juventus, che però non ha ancora mosso alcun passo per assicurarsi il ragazzo lanciato da Guardiola. Si presenta comunque ai ranghi di partenza del mercato estivo con ottime credenziali: 42 gare, 10 reti e 9 assist. Discorso diverso per Muniain. Il Barcellona, quando era ancora praticamente un bambino, ha provato numerose volte ad affibbiargli come compagni Iniesta e soci, ma l’Atlethic ha sempre posto veto. A 20 anni, l’originario di Pamplona si trova a un bivio: continuare con il Bilbao o emigrare immediatamente in cerca di successo? Le doti per sfondare ce le ha tutte e anche se il rendimento di questa stagione non è stato proprio esaltante dal punto di vista realizzativo, è un dato di fatto che «quando gira Iker, girano tutti». Marotta voleva inserirlo nell’affare Llorente, ma Bielsa ha risposto con una risata e con un tonante «Rimane qui».

Punta centrale quel Rodrigo che agli Europei U21 appena passati ha stregato tutti. Il Benfica, proprietario del suo cartellino, lo paga “appena” 800.000 euro a stagione, ma gli agenti del calciatore vorrebbero già da adesso un cospicuo aumento, pena l’inizio di un’asta che potrebbe concludersi solo con la fine del mercato. Abilità, agilità, opportunismo e grande senso del gol sono le caratteristiche che lo timbrano come assoluto calciatore di valore del panorama europeo e, forse, anche mondiale. Cugino di Thiago Alcantàra, il suo sangue brasiliano(come per l’appunto quello di suo cugino, figlio di Mazinho), si nota nella corsa e nel modo di trattare la palla.

 

Panchina imbarazzante da apostrofare come tale. Il sostituto in porta si chiama Gil, dell’Atletico Madrid, 19enne imberbe, ma dai riflessi già testati. Amat Jordi, Alex Grimaldo e Alberto Moreno le principali alternative difensive. Il primo è un interessante prospetto dell’Espanyol, dotato di senso della posizione e grande senso tattico; Grimaldo è un predestinato, già blaugrana, che ad appena 17 anni si è attirato su di sé le attenzioni di osservatori di tutta Europa, mentre Alberto Moreno è un terzino sinistro concreto e duttile, come impone il calcio moderno.

Centrocampo di quantità e qualità con Gaya , 18 anni appena e pupillo del Mestalla di Valencia; Moì Gomèz maghetto del Villareal e calciatore assolutamente promettente, con futuro da top player; Alvaro Vadillo, freccia del Real Betis e fenomeno(ino) su cui gli osservatori spagnoli ripongono grandi aspettative; Sergi Roberto, centrale di centrocampo del Barça corteggiato dal Bayern Monaco, che lo reputa l’alternativa ideale a Luiz Gustavo; Pedro Obiang, mediano spaccaossa(e azione) della Sampdoria, che lo ha prelevato ad appena 18 anni facendolo, alla stessa età, debuttare in A contro la Juve; Romeu, che ha lasciato un buon ricordo di sé nientedimeno che a Stamford Bridge; Pablo Sarabìa, del Getafe, che fa della propensione all’attacco il suo pezzo forte.

Anche sulla trequarti e in avanti nomi interessanti, a partire da Luìs Alberto, che è passato dal Barcellona al Liverpool, deciso a dargli fiducia in quanto stregato dalle sue potenzialità. Altri nomi che colpiscono sono quelli di Rubèn Garcia, oro di Levante e Alvaro Bustos, semisconosciuto del Real Sporting che farà presto parlare di sé.

 

Piedi buoni e fantasia, ma anche muscoli e cervello, questa è la Spagna che vedranno i nostri figli, una Nazionale con un’egemonia complessa da spezzare e con un potenziale enorme di dominare l’Europa e il Mondo anche nel prossimo decennio. A meno che una generazione più forte non pensi di far terminare una storia, che ora come non mai, sembra infinita.

Matteo Iacobucci 

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